In lettura
Genitori e figli, Emil Hakl
Qual è il miglior libro del 2011
Per molti l’anno appena trascorso non è ancora stato archiviato. Altri, invece, pensano già alle letture del 2012 -fra ultimi libri cartacei (Profezia Amazon) e ultimi giorni dell’umanità (Profezia Maya)-. Il New York Times ha stilato la lista dei 100 migliori libri del 2011 ed è inutile sottolineare come molti di questi arriveranno in Italia solo quest’anno o forse il prossimo. Anche negli States però i libri italiani arrivano con un certo ritardo!
Questo blog non si è spinto così in là nello spazio/tempo, né ha profetizzato alcunché. I lettori di eremoletterario hanno votato i migliori libri del 2011 fra quelli presenti in una lista di 10 suggerimenti.
Miglior libro italiano 2011:
- I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI
di Erri De Luca (24%),
- IL MERCANTE DI LIBRI MALEDETTI
di Marcello Simoni, ex aequo con MARE AL MATTINO
di Margaret Mazzantini (12%),
- I MENU’ DI BENEDETTA
di Benedetta Parodi, ex aequo con MR GWYN
di Alessandro Baricco (9%).
Miglior libro non italiano 2011:
- 1Q84
di Haruki Murakami (26%),
- LIBERTA’
di Jonathan Franzen (18%),
- IL PROFUMO DELLE FOGLIE DI LIMONE
di Clara Sánchez (12%).
Migliori blog di libri, recensioni e letteratura del 2011:
- La magia di un libro (51%),
- Finzioni (24%),
- Taccuino all’idrogeno (4%).
Per concludere alcuni lettori hanno evidenziato l’assenza del romanzo La bambina di neve di Eowyn Ivey nella lista di libri suggeriti, mi pare dunque doveroso citarlo.
Leggere un anno
Il web non mente. Link, motori di ricerca, social networks, visite e ogni altro click viene registrato nelle statistiche di wordpress per questo blog. Evidenziare il nudo dato statistico appanna il lavoro intellettuale (e non solo) alla base di eremoletterario. Il costante lavorio sull’aspetto, il tema, la testata, il logo e la presenza sui social networks ha superato spesso quello principale della scrittura e della creazione di contenuti. Desidererei che tutto questo fosse la mia occupazione principale, ma allo stato attuale non è così, ho un altro lavoro e mi ritengo fortunato. Ancora più fortunato del fatto che posso nel mio tempo libero dedicarmi a questo sito in cui è presente la traccia della persona che sono/ero nelle differenti stratificazioni geologiche dal novembre del 2007.
Eppure alla passione e al lavoro più o meno intenso devo affiancare i numeri, se non per celebrare (cosa poi?) per lo meno per capire quale direzione ha preso la rete e quale i miei lettori. La cifra principale di questo 2011 è racchiusa nelle sue visite annuali che sono tornate a crescere dopo un biennio difficile.

- Visite mensili e annuali

- Visite medie giornaliere per mese e per anno
Insomma i fasti del 2008 mi sono sfuggiti di un soffio. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza i consigli delle persone che leggono il blog o che mi conoscono personalmente. Nello specifico nell’ultimo anno c’è il logo che capeggia e che con il tempo è diventato una componente primaria per la riconoscibilità di eremoletterario nella rete. L’importanza del brand viene sottolineata anche nelle grandi aziende dove è attribuito un terzo del valore della stessa al marchio. Ecco io dovrei dare un terzo del fatturato di quest’anno a Leonardo, che dopo mille tentativi è venuto a capo di quella “e” ed “l” poeticamente inserite senza soluzione di continuità nelle pagine di un libro aperto, che arte! Per intenderci: i link generati dal programma di affiliazione con Amazon (dal 10 luglio) hanno fruttato 27,65€, il rinnovo del dominio è costato 13,06. Leo, passa pure a incassare quando credi.
Ok, mi fermo qui con la contabilità che forse non interessa a nessuno. Gli ultimi dati delle mie statistiche voglio rendere pubblici sono le visite che mi sono giunte principalmente dai motori di ricerca e questo è un fatto ovvio. Molti lettori venivano da facebook, da twitter qualcosina in meno. Un rapporto di forza che credo si invertirà, o quantomeno si equilibrerà, nel 2012 dato che ho più follower che fan! Chi è arrivato su eremoletterario è passato anche per Libri su libri, ioNoi, Who’s the reader? e MondoBalordo. Spero di aver reso a questi siti altrettanti lettori.
In 772 hanno cercato migliori libri 2011, in 603 miglior libro 2011 e 448 migliori libri. Per quanto riguarda i primi due risultati di ricerca mi preme evidenziare che questo post deve ancora essere scritto! Siete finiti sull’articolo (sbagliato) che riguardava i migliori libri del 2010. Questo fatto mi insegna che c’è il desiderio di sapere qual è il miglior libro nell’anno in corso, più che tirare le somme a cose fatte.
Questo è tutto per il 2011. Per quanto riguarda l’anno nuovo l’obiettivo principale rimane quello di scrivere di più, nella speranza di ricevere anche più feedback, che siano anche un semplice like su facebook. Ho molti modelli ai quali mi ispiro e lo scorso anno «Civiltà delle Macchine» rappresentò un vero e proprio punto di svolta. A quell’antica rivista adesso si affianca il nuovissimo inserto del Corriere della Sera, ovvero LaLettura. Non voglio scimmiottare i professionisti, né copiarli. Voglio provare il mio piccolo piede nella grossa impronta che lasciano nell’opinione pubblica e carpirne qualche insegnamento: leggere, leggere, leggere e dire anche io la mia.
Quando non regalare un libro
Natale si avvicina e, anche se il fenomeno è meno evidente rispetto agli scorsi anni, aumenta la necessità di acquistare e consumare. Il regalo, questo atroce nemico, sorge dalle nebbie del nostro riposo per spingerci verso i territori già conosciuti – e temuti – dell’etichetta, della scelta e del disagio. Naturalmente in quanto lettori la prima cosa che ci viene in mente è comprare libri per i nostri cari.
Regalare un libro parte dalla premessa sempre pericolosa del dono, quella classica premessa del “siccome piace a me, a te piacerà anche di più”. Peccato che non sia sempre così, giacché la nostra passione per i libri non deve essere imposta alle persone, che forse non hanno lo stesso interesse per la parola scritta. Anche se lo avessero, chi garantisce che i nostri gusti coincidano? Inoltre, oggi sorge un ulteriore difficoltà: devo regalare un libro in formato elettronico o cartaceo? Dare uno tomo di un migliaio di pagine a qualcuno che si addormenta con il suo e-reader fra le mani può essere una scelta poco sensata. Lo stesso dicasi per alcuni generi (giardinaggio, esoterismo, allevamento di cani) che potrebbero essere inadeguati per i nostri amici, conoscenti e parenti, per quanto a noi piacciano da impazzire.
Forse dovremmo prendere in considerazione alcune regole base.
In primo luogo vanno categoricamente evitati i libri di auto-aiuto. È possibile che The secret – il segreto abbia cambiato la tua vita, però regalare a una persona malata un’opera che assicura che siamo la manifestazione dei nostri desideri (incluse disgrazie personali e malattie) probabilmente non è una decisione saggia. Il momento personale che attraversiamo è unico e non trasferibile, quel libro magico che ha segnato la tua esistenza non è necessariamente vitale per un’altra persona (con questo vanno evitati anche i libri con sfumature politiche e/o religiose). Né è consigliabile regalare libri a studenti universitari: c’è sempre la possibilità che il vostro regalo gli faccia ricordare il tempo limitato che ha a disposizione per leggere ciò che vuole veramente, al di là della bibliografia obbligatoria per la sua carriera. Il libro può anche causare autentici disastri all’interno della vita di coppia, ciò che per uno dei due può essere romantico, trascendente e indimenticabile, per l’altro può essere stucchevole, banale e noioso. portando a scontri affatto desiderabili. D’altra parte nel complicato mondo del libro regalo esistono solo due destinatari da incubo: quello che ha letto tutto (e lo ha in differenti edizioni, arrivando a sentirsi insultato dal fatto che la tua è un’edizione economica con traduzione pessima); e quello che non legge mai. In entrambi i casi il regalo deve implicare che uno ha dedicato un certo tempo alla riflessione sull’interesse che avrebbe potuto generare nella persona che lo riceve, perché il libro riflette,quasi tanto come gli altri regali complessi come la musica o il profumo, una decisione elaborata misurata sul gusto dell’altra persona. In sintesi, regalare un libro è regalare cultura, regalare una avventura, regalare un sogno. È anche, però, esporsi al disastro, all’offesa, all’umiliazione. Regaleremo libri per Natale: si, però non un libro qualsiasi. Regaliamo l’opera perfetta per quella persona. E se no, sempre ci rimarranno i cioccolatini.
I migliori libri ed i migliori blog sui libri del 2011

Negli ultimi anni il mondo dell’editoria ha “scoperto” internet e il suo volto sociale. Il libro digitale ha attirato l’attenzione dei principali mezzi di comunicazione, dei giornalisti e delle case editrici sulla possibilità di condividere l’esperienza del lettore, della lettura ed il libro stesso. “Su Twitter, che è uno dei canali più utilizzati nel mondo editoriale, si trovano migliaia di profili di autori” sostiene Giuseppe Granieri, che con altrettanta lucidità ha individuato una fondamentale svolta: gli editori hanno compreso che “il loro mestiere non è più fare libri, ma produrre content”. Questa mi sembra l’indubitabile verità di questo 2011 ed una ulteriore sfida per l’anno venturo.
L’interesse del lettore va dunque catturato grazie a contenuti principalmente interessanti e interattivi che ci vengono forniti da autori e case editrici, o addirittura da giornali come ha fatto il Corriere della Sera con LaLettura e il suo club on line. In tutto questo gran parlare di temi e argomenti librari e libreschi sgomita anche questo blog. Come ogni anno è arrivato allora il momento di tracciare un bilancio sull’annata editoriale. Tocca ai nostri lettori (e non) scegliere il miglior libro italiano, il miglior libro non italiano e il miglior blog sui libri di questo 2011. Abbiamo avuto anni in cui alcuni romanzi vincevano con margini ampissimi, vedere Gomorra e La solitudine dei numeri primi
, altre annate come la scorsa sono state caratterizzate da incertezza e scarti minimi.
Proponiamo dieci titoli per ogni categoria, ma è possibile anche esprimere una preferenza aggiungendola nell’apposito spazio. Per ogni categoria si possono esprimere fino ad un massimo di tre preferenze. Non è possibile votare più volte con lo stesso computer, quindi siate lucidi al momento di esprimere la vostra preferenza. Le urne sono aperte fino alle 23.59 del 31/12/2011. Partecipa al sondaggio!
La manovra salvaeuro
Il desiderio inespresso di diventare normali
Non è affatto semplice trovare una voce nuova, ma allo stesso tempo familiare nella letteratura italiana delle ultime due decadi. Ammaniti e Benni – con modalità diverse – hanno raccontato la società italiana multiforme e variegata, ma con il tempo hanno creato stereotipi divertenti come i tanti personaggi di Carlo Verdone. A volte descriviamo una persona utilizzando proprio quelle caricature, figure che ormai sono standardizzate e non riflettono più la realtà o parte di essa. Franco Legni autore di Due di briscola cerca con i suoi personaggi di attualizzare alcuni di quei caratteri che, negli ultimi tempi, hanno assunto il porlveroso ruolo di macchiette.
Nichi Moretti, trentacinquenne avvocato, viene rinchiuso in galera per spaccio di droga, istigamento alla prostituzione e riciclaggio. Lo stesso personaggio racconta di essere stato accusato da altri criminali e con piglio sarcastico narra della sua vita da galeotto, ma il quadro cambia repentinamente quando approfitta di un permesso per darsi alla fuga. Nichi non si pone molte domande, il suo unico scopo è la libertà che crede di aver trovato a Barcellona presso il tugurio dove vivono alcuni parenti del suo principale accusatore. Nella città catalana però si trova invischiato nuovamente con il mondo del crimine e della prostituzione. Il protagonista non fa davvero nulla per redimersi, nemmeno dopo aver rischiato la vita per una bizzarra overdose. Trascorre così, steso in una vasca da bagno, un tempo indefinito, facendo conoscenza con i clienti della prostituta che lo ospita e con i rumori e i miasmi degli stessi e degli altri inquilini della casa. A poco a poco il fondo della vasca diventa una sorta di lettino da psicologo al contrario: qui Nichi, steso, ad ascoltare il peso interiore – e delle interiora – dei suoi pazienti. Ma il passato è dietro l’angolo e porta con se il dolore di un rifiuto e di un tradimento. Sulle sue tracce si è messo Biancaneve, lo spacciatore di colore che lo aveva accusato e spedito in galera.
Da questo quadro confuso, divertente, tragicomico e all’apparenza inconcludente spiccano le voci degli altri personaggi che reclamano a gran voce la libertà di essere ciò che sono e sentono di essere. Ognuno racconta la sua versione con le proprie verità e le tante bugie, dando un ritmo frammentato e incalzante al puzzle che si viene man mano ricomponendo. Apparentemente sembra che nessuno si curi di essere la carta più insignificante nel gioco della briscola, ma alla fine l’insopprimibile desiderio salta fuori: “prima o poi succederà anche a noi di diventare normali.”
Storie vere
Maria Giuseppina, una donna torinese di 53 anni, nubile e senza figli, è stata arrestata il 9 novembre dai carabinieri del comando provinciale in seguito alla segnalazione di un addetto del supermercato Carrefour. Nella borsa aveva diciannove volumi appena trafugati dal bancone libri, tra cui: Le prime luci del mattino di Fabio Volo, La setta degli angeli
di Andrea Camilleri, Silenzio dell’onda
di Gianrico Carofiglio e Tre atti e due tempi
di Giorgio Faletti. L’ammontare della refurtiva calcolato dai carabinieri ha raggiunto un totale di 229,24 euro.
Per Giuseppina è il quattordicesimo furto di libri dal 2002. I romanzi trafugati provenivano sempre dagli scaffali dei best seller.
I sogni non mentono mai
Ci siamo dati mille appuntamenti telefonici, tenevo sempre a mente la ora in cui mi avresti chiamato o ti avrei visto.
Avevamo appuntamento in camera, ma quando giunsi ai piedi del letto tutto era in ordine, le lenzuola tirate e la coperta sistemata con cura. Alla ora convenuta io ero lì, ma nessuno era stato in quella stanza prima di me. La luce del mattino o del tardo pomeriggio si irradiava sul letto vuoto.
Poi ho mentito e ti ho detto che quell’appuntamento lo avevamo mancato entrambi.
Dieci, cento, mille semplici punti di svolta
Nel suo libro Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti l’autore canadese Malcolm Gladwell racconta e chiarisce come tendenze di ogni tipo possano assumere nuove forme e avere svolte improvvise. Questi possono essere cambi generali nei comportamenti sociali, un’idea o una moda. Perché alcuni trends attecchiscono ed altri no? Cosa rende un particolare marchio di scarpe sportive un prodotto da possedere assolutamente? Come possono le persone scoprire una moda e partecipare ad essa? La questione può essere ridotta semplicemente al bisogno di seguire e riconoscersi nelle persone che frequentiamo?
Nel suo lavoro, Gladwell esplora il momento in cui qualcosa diviene comune e come si diffondono i prodotti, le idee, i messaggi e le abitudini sociali. Il sociologo canadese studia il modo in cui si sviluppano e scoppiano i trends scorgendo un andamento similare a quello delle malattie e delle epidemie.
Le epidemie, come le tendenze, nascono con poco, forse anche da una singola persona con un virus, poi esplodono rapidamente finché non raggiungono l’intera popolazione comparendo ovunque. Infine diminuiscono gradualmente o si estinguono all’improvviso. Gladwell ci mostra come questi cambiamenti non avvengono in maniera graduale e pacifica, ma spesso in un solo drammatico momento. Il giornalista del New Yorker identifica tre tipi di persone capaci di influenzare lo sviluppo di queste epidemie sociali:
I connettori sono le persone che in una comunità hanno un ampio circolo sociale. Questi conoscono un numero di persone superiore alla media ed amano presentare amici ad altri amici o conoscenti. Inoltre le persone che conoscono provengono da differenti livelli sociali, culturali, professionali ed economici.
Gli esperti di mercato sono quegli individui con sorprendenti cognizioni o particolarmente esperti in un settore. Questi sono predisposti a trasmettere il loro sapere agli altri. Gli esperti di mercato raccolgono e ordinano le informazioni e sono primi a rendere visibili i nuovi trends.
I venditori, infine, sono quegli individui carismatici capaci di grandi doti di negoziazione. Non hanno un vero e proprio potere sulle persone, quanto una sorta di influenza. Essi sono influenti perchè le persone desiderano imitarli.
Gladwell nel suo libro riesce a presentare le idee più complesse con una semplicità contagiosa e uno stile chiaro, tutto sembra alla portata della nostra comprensione grazie ai mille esempi presi dalla storia e dall’attualità. Il punto critico non è solo rivolto agli addetti ai lavori o a chi studia l’origine sociale dei trends, ma è una lettura che fa pensare, offre una nuova prospettiva sulle nostre potenzialità e finalmente ci invita a ristrutturare la nostra concezione del mondo.
“Soluzione cerotto”
L’espressione non dovrebbe essere considerata in termini negativi. Il cerotto è una soluzione economica, conveniente e assai versatile per una serie notevole di problemi. Nella loro storia, i cerotti hanno probabilmente permesso a milioni di persone di continuare a lavorare, cucinare o camminare quando altrimenti sarebbero state costrette a smettere. La soluzione del cerotto, in effetti, è la migliore, perché offre un rimedio con un impiego minimo di fatica, di tempo e di soldi. Questo genere di soluzioni risveglia, ovviamente, in noi un istintivo disprezzo. Abbiamo la sensazione che le vere risposte a un problema devono essere complete, che la virtù consiste nell’applicazione caparbia e indiscriminata di uno sforzo, che solo la calma e la costanza vinceranno la gara. Il problema, naturalmente, è che l’applicazione indiscriminata di uno sforzo non è sempre possibile; a volte abbiamo bisogno di una scorciatoia comoda, ci serve un modo di ottenere molto con poco, e questa in definitiva è l’essenza di tutti i punti critici.
Malcolm Gladwell, Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti
, BUR, Milano, 2009, pp. 298-299.

Durante l’annuale festival del New Yorker, il primo ottobre di quest’anno, Jonathan Franzen ha detto che David Foster Wallace avrebbe inventato almeno in parte – e, potenzialmente, una gran parte – le sue opere di non-fiction. La discussione si focalizza su 







