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Amore, ecc. – Stuart

sabato 22 agosto, 2015.

   Una delle prime cose che la gente vi dice del denaro è che sia un’illusione. È un’entità fittizia, puramente nozionale. Se date a qualcuno una banconota da un dollaro essa non «vale» un dollaro – «vale» un pezzetto di carta, più un risibile quantitativo d’inchiostro di stampa. Tutti però concordano, tutti son pronti a sottoscrivere l’illusione che valga un dollaro e pertanto quello ne è il valore. Tutto il denaro del mondo vale ciò che vale solo perché la gente indulge alla medesima illusione. L’argento, l’oro, il platino? Perché mai? Solo perché tutti concordano nell’attribuirgli un certo valore. E così via.

Probabilmente capite dove voglio arrivare. L’altra illusione del mondo, l’altra cosa che esiste soltanto perché tutti concordano nell’assegnargli un dato valore, è ciò che noi chiamiamo amore. Direte forse che sono un osservatore alquanto invelenito, ma questa è la mia conclusione. Del resto, è passato ben poco tempo da quando mi ci sono trovato in mezzo. Grazie tante, ci sono andato a sbattere col naso, nell’amore. A sbattere col naso come quando lo accosto al video per mettermi a parlare col denaro. E a me sembra che debbano riscontrarsi delle analogie. Amore è solo ciò di cui la gente riconosce l’esistenza, decidendo di comune accordo di attribuirle un valore nozionale. Oggi tutti, o quasi, stimano l’amore alla stregua di un prodotto ambíto. Non io, però. Secondo me l’amore gode di alte quotazioni artificiose. Prima o poi crolleranno di certo.

Julian Barnes, Amore, ecc.

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H.H.

lunedì 5 gennaio, 2015.

Sono una bella cosa la contentezza, l’assenza di dolore, le giornate tollerabili e accucciate nelle quali né il dolore né il piacere osano alzar la voce, ma tutto bisbiglia e cammina in punta di piedi. Se non che io sono purtroppo fatto così, non sopporto questa contentezza, che dopo un po’ mi diventa odiosa e insopportabile e ributtante, e devo rifugiarmi disperato in altre atmosfere, possibilmente passando per le vie del piacere ma, in caso di bisogno, anche per le vie del dolore. Quando sono stato per un po’ senza piaceri e senza dolori e ho respirato l’insipida sopportabilità delle così dette buone giornate, la mia anima infantile è talmente agitata dal vento della miseria che prendo la lira arrugginita della gratitudine e la scaglio in faccia al sonnacchioso e soddisfatto Dio della contentezza e preferisco sentirmi ardere da un dolore diabolico piuttosto che vivere in questa temperatura sana. Allora avvampa dentro di me un desiderio selvaggio di sentimenti forti, spettacolari, una rabbia contro questa vita piatta, sfumata, normale e sterilizzata, e una voglia folle di fracassare qualche cosa, non so, un magazzino o una cattedrale o me stesso, di commettere pazzie temerarie, di strappare la parrucca a un paio di idoli venerati, di fornire a qualche scolaro ribelle il desiderato biglietto ferroviario per Amburgo, di sedurre una ragazzina o di torcere il collo a qualche rappresentante dell’ordine borghese del mondo. Questo infatti ho più che mai odiato, aborrito e maledetto: questa soddisfazione, la salute pacifica, il grasso ottimismo del borghese; la prospera disciplina dell’uomo mediocre, normale, dozzinale.

Hermann Hesse, Il lupo della steppa

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Gita sull’altopiano

giovedì 21 agosto, 2014.
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Piccolo Tibet – Altopiano di Campo Imperatore, AQ

Cosa ti aspettavi?

martedì 11 marzo, 2014.

Era arrivato a un’età in cui, con intensità crescente, gli si presentava sempre la stessa domanda, di una semplicità così disarmante che non aveva gli strumenti per affrontarla. Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata. Sospettava che alla stessa domanda, prima o poi, dovessero rispondere tutti gli uomini. Ma si chiedeva se, anche agli altri, essa si presentasse con la stessa forza impersonale. La domanda portava con se una sé una certa tristezza, ma era una tristezza diffusa che (pensava) aveva poco a che fare con lui o con il suo destino particolare. Non era neanche sicuro che essa sorgesse dalle cause più ovvie e immediate, ovvero da ciò che la sua vita era diventata. Sorgeva, secondo lui, dall’accumularsi degli anni, dalla densità dei casi e delle circostanze e dalla comprensione che era riuscito ad averne. Provava un piacere triste e ironico al pensiero che quel poco di conoscenza che si era conquistato l’avesse condotto a tale consapevolezza e che alla lunga tutte le cose – perfino ciò che aveva imparato e che gli consentiva quelle riflessioni – erano futili e vuote, e svanivano in un nulla che non riuscivano ad alterare.

Stoner, John Williams

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I ragazzi Burgess

giovedì 23 gennaio, 2014.

Alex Katz at Timothy TaylorLa memoria. Passava a palmi aperti davanti alle sue scenate e poi si chiudeva, portando via l’inizio, la fine, la cornice entro cui esistevano quelle scenate. Ma in quelle brevissime immagini di se stessa che gridava contro Steve, contro Zach, Susan riconobbe la propria madre, e il suo viso avvampò di vergogna. Non aveva mai capito quello che comprendeva ora: che gli attacchi di furia della madre le avevano reso la furia accettabile, che le parole che la madre le aveva rivolto erano diventate quelle che lei stessa rivolgeva agli altri. Sua madre non le aveva mai detto: «Scusami, Susan, non avrei dovuto parlarti così». E perciò anni dopo, quando anche Susan aveva parlato così, non aveva chiesto scusa.
Ed era troppo tardi. Nessuno vuole mai credere che sia troppo tardi, ma lo sta sempre diventando. E poi lo è.

Elizabeth Strout, I ragazzi Burgess

Tempi stretti

sabato 18 gennaio, 2014.

Processed with VSCOcam with f2 presetEmma pativa, si annoiava nella fabbrica; si domandava ogni quarto d’ora: rimarrò a questo posto tutta la vita? Rimpiangeva l’aria del suo paese; una notte non le bastava più per riposarsi dalla fabbrica, schiacciata sulla noia. Quando un operaio, un impiegato, per una qualunque ragione, immaginava perfettamente come la sua settimana si sarebbe svolta, come sarebbe uscito a mangiare, come sarebbe rientrato, avrebbe passato il pomeriggio e la sera, allora era in pericolo.

Ottiero Ottieri, Tempi stretti

Lieto di annunciare il Club del Libro di Eremoletterario!

giovedì 9 gennaio, 2014.

eremoletterario book clubSono lieto di annunciarvi la nascita di Eremoletterario Book Club. Non sarà proprio un classico club del libro da salotto e nemmeno un forum di discussione capitolo per capitolo, anche se forse avrei voluto entrambe le cose. Ogni mese si potrà votare il libro da leggere, quello successivo chi vorrà ci accompagnerà nella lettura, ed il seguente ancora pubblicherò la relativa recensione. È un impegno che a partire dal primo febbraio (data di inizio della lettura) intendo prendere per ogni mese dell’anno e spero di riuscire a portare a termine. Così a rigor di logica sono 11 libri… uno dei buoni propositi da non tradire nel 2014.

Ecco a voi i libri di febbraio:

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