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Guerra al politicamente corretto. Perché l’istinto di autoaffermazione può essere molto più forte di quello di sopravvivenza

martedì 21 maggio, 2013.

The Revolution That Wasn't

Sconosciuto – Ai più il nome Eduard Veniaminovich Savenko non dirà assolutamente nulla e probabilmente nemmeno l’appellativo d’arte o di battaglia Limonov. Drizzerà il naso per aria come attratto da un profumino invitante chi sa che con questo titolo Emmanuel Carrere ha pubblicato uno dei migliori romanzi dello scorso anno.

Classico – Esattamente, si parla di romanzo anche se molti ritengono più corretta la definizione di biografia; dato che Eduard Veniaminovich Savenko è una persona in carne ed ossa. Proprio come il caso editoriale del 2011 Open. La mia storia del premio Pulitzer J.R. Moehringer, ghost writer di Agassi, insomma la biofiction può ormai essere considerata un genere, anche classico, a se stante. Limonov è un personaggio dalla storia e della storia che si fa fatica a credere reale. L’incredulità nasce principalmente dal fatto che questo scrittore? dissidente? russo sembra aver attraversato la Storia degli ultimi settant’anni del suo paese (ma non solo) con la ferma volontà di esserne più che un semplice spettatore. Un uomo divorato da un insaziabile istinto di autoaffermazione.

[...] è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio.

In realtà Carrere non sospende affatto il giudizio ed in più di un’occasione biasima il peggior Limonov, l’uomo che ha combattuto cause non sue per il semplice desiderio della guerra, della palingenesi attraverso di essa, che è più forte in Eduard dell’istinto di sopravvivenza. Basti pensare con che sorta di personaggi si faccia fotografare (qui con Radovan Karadžić e Željko Ražnatović “Arkan”) in pose da compagni d’arme.

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Critica – Ma la critica di Limonov, il suo esempio di vita, non è una caccia al politicamente corretto, non un combattere il capitalismo, il fascismo o il comunismo. Sembra quasi infischiarsene bellamente di tutte queste ideologie. Il suo disprezzo è per le persone comuni, ordinarie, gli sfigati come il padre incapace non solo di ottenere di più, ma anche di desiderarlo.

Quello che ha in testa è spaventoso, ma bisogna riconoscere che sa vuotare il sacco con onestà: rancore, invidia, odio di classe, fantasie sadiche, ma nessuna ipocrisia, nessuna vergogna, nessuna scusa. «Verrà la grande e valorosa tribù dei falliti [...], imbracceranno le armi, occuperanno una città dopo l’altra, distruggeranno le banche, le fabbriche, gli uffici, le case editrici, e io, Eduard Limonov, marcerò in testa alla colonna, e tutti mi riconosceranno e mi ameranno»

Limonov è quindi manifestamente la nemesi stessa di Carrere:

penso che quest’idea – ripeto: «L’uomo che si ritiene superiore, inferiore o anche uguale a un altro non capisce la realtà»–rappresenti il vertice della saggezza e non basti una vita a farsene permeare, ad assimilarla, a interiorizzarla in modo che cessi di essere un’idea e plasmi invece il nostro modo di vedere e di agire in ogni situazione. Scrivere questo libro rappresenta per me un modo bizzarro di lavoraci su.

Ed è proprio questa la grandezza del romanzo di Carrere, che ne fa un opera destinata ad essere letta anche dalle prossime generazioni. Parla preciso di un’esigenza e di un sentire comune e presente da sempre in tutti gli uomini: il confronto con gli altri, il misurarsi più o meno consapevole se si è al di sopra o al di sotto di un altro individuo, inducendoci ineluttabilmente al sollievo o alla mortificazione. Chi non ha provato questo spirito di curiosa competizione?

Il romanzo di Carrere è stato criticato per la semplicità della prosa. Come se avere una scrittura nitida fosse un mero specchietto per le allodole. Ma un racconto del genere deve essere scritto così: le implicazioni profonde delle vicende di Limonov rimarrebbero sepolte da un semplice elenco di fatti e nozioni, come quando della Storia si conoscono solo le date. È qui che interviene il discorso e la narrazione. Non nascondo che in più di un’occasione ho aperto Wikipedia per cercare conferma dei personaggi e dei fatti storici incontrati dal protagonista (quale miglior lettura se si vuole capire cos’è la Russia oggi), questo non rende certo la lettura semplice. Al contrario, ne fa ricerca, studio, sapere.

I migliori libri del 2012

domenica 30 dicembre, 2012.

Ho letto da qualche parte che in Italia la maggior parte delle persone legge i romanzi comprati di sfuggita (!) all’autogrill. Pare addirittura che quelle stesse pubblicazioni siano ai vertici delle classifiche di vendita. Sospendo il mio giudizio sulla trilogia di E. L. James che domina tutte le classifiche di vendita – a cominciare dal suo Cinquanta sfumature di grigio - e propongo la classifica dei migliori libri dell’anno scelta dalla nostra redazione.

  1. Julian Barnes,

    Il senso di una fine

    Einaudi, 17,50 €, 150 pagg.

  2. Emmanuel Carrère,

    Limonov

    Adelphi, 19,00 €, 356 pagg.

  3. Walter Siti,

    Resistere non serve a niente

    Rizzoli, 17,00 €, 316 pagg.

  4. J. K. Rowling,

    Il seggio vacante

    22,00 €, 553 pagg.

  5. Aimee Bender,

    La ragazza con la gonna in fiamme

    Minimum Fax, 14,00 €, 172 pagg.

I migliori libri del 2012 da regalare per questo Natale

venerdì 14 dicembre, 2012.

È già Natale. In città, le strade del centro sono addobbate a festa con luci colorate e comete d’argento. Sui marciapiedi gli ultimi ritardatari si affrettano a comprare i regali… per chi ha già in mente cosa prendere. L’equazione è nota: regalo per persona. Solo così si riesce a completare il quadro in cui per ogni nostro caro corrisponde il regalo ad hoc. In tempi di crisi si cerca il regalo utile – forse è sempre stato così. Il freddo ci porta a regalare sciarpe, berretti, guanti e l’ultima moda, a puntare sull’hi-tech per le tasche più generose. Il miglior regalo natalizio resta ad ogni modo il libro, l’unico acquisto versatile e mai banale. Regalando una storia ci si affida al potere delle emozioni, un dono che è l’essenza stessa del Natale.Mickey's Christmas Carol

Lo scorso anno ho acquistato la maggior parte dei regali natalizi online. Il sito di Amazon proponeva sconti interessanti su tutti i titoli, nessuna spesa di spedizione e soprattutto la consegna entro Natale. Così è stato ed ho risparmiato tempo e denaro. Volendo ci si toglie dall’impaccio del regalo sbagliato leggendo un post come questo.

In vista del Natale 2012 abbiamo selezionato – tra le novità in libreria – quelle che riteniamo le migliori letture per questo scorcio di fine anno o se volete un invito per un regalo mai banale: il libro. Ogni suggerimento rimanda direttamente alla relativa pagina di acquisto sul noto sito di commercio elettronico.

L’arte di vivere in difesa, Chad Harbach (Rizzoli) – Il primo romanzo di Chad Harbach, 34 anni, è lungo quasi cinquecento pagine e racconta una storia che si sviluppa intorno a una squadra di baseball in un immaginario college del Wisconsin (lo stato americano dove è cresciuto Harbach). Nel 2004, Harbach è stato tra i fondatori di una rivista letteraria quadrimestrale con sede a New York, n+1. Nel 2011, anno di pubblicazione negli USA, è stato inserito dal New York Times nella sua lista dei “dieci libri migliori dell’anno”.

La collina del vento, Carmine Abate (Mondadori) - Il romanzo di Abate è incentrato sulla storia di una famiglia calabrese dagli anni venti ad oggi. Una saga familiare in rosso, fortemente intrecciata al colore della terra e al sangue che, figurativamente, ad essa lega con un amore atavico e viscerale gli Arcuri. La collina del vento ha vinto il Premio Campiello 2012.

Se ti abbraccio non aver paura, Fulvio Ervas (Marcos y Marcos) – Ervas racconta la storia di Franco e Andrea, del difficile ma anche speciale rapporto fra un padre e un figlio autistico. L’amore indissolubile fra due esseri che non necessariamente devono comprendersi. L’amore per la vita e per ciò che ti offre, nel bene e nel male. Un grande libro che affronta con delicatezza ed incredibile ottimismo una situazione in grado di sconvolgere ogni genitore. Pubblicato da Marcos y Marcos è il Libro dell’Anno 2012 proclamato da Fahrenheit nel giorno di chiusura della Fiera Più Libri Più Liberi.

Scritti sul pensiero medievale, Umberto Eco (Bompiani) - Imponente raccolta dei numerosissimi saggi che l’autore ha dedicato al Medioevo nell’arco di oltre mezzo secolo. Si parla dell’estetica tomistica, della metafora in Aristotele, di apocalisse, Dante, Marco Polo, e di molto altro ancora. Imperdibile per gli appassionati di storia, ma anche per tutti gli altri.

Il senso di una fine, Julian Barnes (Einaudi) - Vincitore del Booker Prize nel 2011 Il senso di una fine è approdato in Italia quest’anno raccogliendo da subito i favori del pubblico. L’opera di Barnes è un romanzo breve da leggere e rileggere, ricco di riflessioni e proposte, capace di mostrare al lettore la complessità e il dolore che ogni normalità nasconde.

Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare, Susan Cain (Bompiani) -  L’ introversione (tratto della personalità individuato da Carl Jung in opposizione all’ estroversione ed esposto nel 1921 in Tipi psicologici) non è un handicap, non è un difetto, non è un problema. Il mondo non è (solo) nelle mani di chi ha la battuta sempre pronta, di chi ama circondarsi di persone e, magari, essere al centro della scena. Anche se diversi studi hanno dimostrato che l’ estroverso è in genere considerato più sveglio, più interessante e vincente in quasi tutti i campi lavorativi, in letteratura il ripiegamento su sé stessi ha dato vita a capolavori indiscussi, basti pensare ad autori come Leopardi, Svevo, Pavese, Cechov, Orwell, Proust, Salinger.

Il corpo umano, Paolo Giordano (Mondadori) - Chiamato alla difficile impresa di dare un seguito al fortunatissimo “La solitudine dei numeri primi”, il giovane scrittore decide coraggiosamente di rinunciare alla dimensione intimista e famigliare per catapultarsi (e catapultarci) in Afghanistan, per seguire da vicino un gruppo di soldati che vive nella dimensione del conflitto -e non soltanto di quello, letterale, nel quale si trovano invischiati.

Miele, Ian McEwan (Einaudi) - Ambientato a Cambridge durante la Guerra Fredda il nuovo romanzo di McEwan narra di una storia d’amore ma non solo. Dall’ambizione letteraria di una giovane studentessa nasceranno presto le contraddizioni che si portano dietro le ideologie che hanno funestato il secondo dopoguerra. Oltre allo spionaggio e al fermento rivoluzionario di quegli anni si comprendono il potere dell’informazione e dell’editoria.

Sofia si veste sempre di nero, Paolo Cognetti (Minimum Fax) – Un romanzo composto da dieci racconti autonomi che accompagnano la protagonista dell’ultimo libro di Cognetti lungo trent’anni di storia: dall’infanzia in una famiglia borghese apparentemente normale, ma percorsa da sotterranee tensioni, all’adolescenza tormentata da disturbi psicologici, alla liberatoria scoperta del sesso e della passione per il teatro, al momento della maturità e dei bilanci. Con la sua scrittura precisa e intensa, Cognetti ci regala il ritratto di una donna torbida e inquieta, capace di sopravvivere alle proprie nevrosi e di sfruttare improvvisi attimi di illuminazione fino a trovare, faticosamente, la propria strada.

Chi ti credi di essere?, Alice Munro (Einaudi) - Dieci racconti inanellati che accompagnano la vita di una donna sensuale e intelligente di nome Rose, in fuga dallo squallore di un’infanzia in un paesino dell’Ontario, dove l’incesto e la violenza domestica sono il pane quotidiano. Rose cresce con il padre e la matrigna Flo in un ambiente di brutale miseria, sapendo di dover cercare emancipazione a ogni costo. La trova attraverso una borsa di studio. All’università incontra un giovane intellettuale di famiglia ricca; lo sposa, poi divorzia e dopo, ancora, incontra piccole e grandi umiliazioni e delusioni legate a storie d’amore non riuscite: tutto materiale vibrante che nelle mani di Alice Munro diventa originalissimo storytelling.

Fai bei sogni,  Massimo Gramellini (Longanesi) – Il libro ”dedicato a quelli che nella vita hanno perso qualcosa: un amore, un lavoro, un tesoro. E rifiutandosi di accettare la realtà, finiscono per smarrire se stessi.” Fai bei sogni è un romanzo autobiografico nel quale Gramellini ripercorre il difficile percorso interiore per accettare la morte della madre avvenuta quando aveva nove anni. Con questo romanzo il giornalista torinese afferma il coraggio di guardare la vita senza giudizio e smette ogni vittimismo.

La dittatura delle abitudini. Come si formano, quanto ci condizionano, come cambiarle, Charles Duhigg (Corbaccio) - La maggior parte delle scelte che compiamo ogni giorno non sono frutto di riflessioni consapevoli bensì di abitudini. E benché, singolarmente prese, non abbiano grande significato, nel loro complesso le abitudini influenzano enormemente la nostra salute, il nostro lavoro, la nostra situazione economica e la nostra felicità. Da secoli gli uomini studiano le abitudini, ma è solo negli ultimi anni che neurologi, psicologi, sociologi ed esperti di marketing hanno realmente incominciato a capire in che modo funzionano e, soprattutto, come possono cambiare. Le abitudini, infatti, non sono un destino ineluttabile: leggendo questo libro impareremo a trasformarle per migliorare la nostra professione, la collettività in cui viviamo, la nostra vita.

Guardami, Jennifer Egan (Minimum Fax) - Meno pirotecnico e dalla struttura senz’altro più classica rispetto al precedente capolavoro Il tempo è un bastardo, Guardami è una riflessione su come siamo realmente e quello che cerchiamo di mostrare agli altri. La protagonista Charlotte, una modella in caduta libera dopo un incidente che le ha sfigurato il volto, cerca di intuire la personalità ombra (concetto junghiano che individua l’insieme delle funzioni e degli atteggiamenti non sviluppati della personalità – va da sé che la vera individualità, la singolarità irripetibile risiede nell’Ombra) delle persone che incontra. Il romanzo anticipa in qualche modo l’invenzione di Facebook in quanto narra di un sito che chiamato Persone Comuni, inoltre tratta profeticamente dei sentimenti che porteranno agli attentati del 9/11.

Cogan, George V. Higgins (Einaudi) - Finalmente tradotto in italiano a quasi quarant’anni dalla sua pubblicazione, grazie a un film da poco uscito nelle sale (“Cogan – Killing Them Softly”) con un ottimo cast (Brad Pitt, James Gandolfini, Ray Liotta), questo libro permette al pubblico italiano di scoprire l’opera di un autore dallo stile ferocemente asciutto, quasi esclusivamente dialogico, tra i più celebrati innovatori della tradizione letteraria del noir. Merita di essere recuperato anche “Gli amici di Eddie Coyle”, dal quale nel 1973 Peter Yates trasse uno dei primi esempi cinematografici di “neo-noir”.

Un’istantanea elegantemente spietata degli happy few

lunedì 3 dicembre, 2012.

L’ultimo Premio Pulitzer per la narrativa non è stato assegnato poiché a detta della giuria nessuna delle opere di fiction rispondeva pienamente al criterio previsto di ”autore preferibilmente impegnato nella descrizione della vita americana”. Nel 2011 invece il prestigioso riconoscimento per la narrativa americana è andato romanzo a più voci di Jennifer Egan Il tempo è un bastardo. Un’opera complessa che non disdegna l’utilizzo di forme di narrazione non convenzionali quali le slide di PowerPoint, software generalmente utilizzato per le presentazioni aziendali e inviso a Steve Jobs il quale sosteneva «People who know what they’re talking about don’t need PowerPoint». Nello stesso anno la giuria della Columbia University di New York ha decretato il secondo posto in classifica per l’opera di Jonathan Dee I privilegiati. Un romanzo senz’altro più lineare rispetto a quello della Egan, ma non per questo meno interessante e, soprattutto, non meno significativa istantanea della realtà a stelle e strisce. Jonathan Dee, cinquantenne newyorkese, è autore di 5 romanzi e solo la sua ultima opera del 2010 – I privilegiati appunto – ha raggiunto il pubblico italiano.

La banconota da 1 dollaro, considerato simbolo del capitalismo per antonomasia.

La banconota da 1 dollaro, considerato simbolo del capitalismo per antonomasia.

La cerimonia di matrimonio che apre il romanzo si svolge a Philadelphia in un’era imprecisata fra gli anni ’80 e ’90. Adam e Cynthia sono giovani, belli e si amano al punto da decidersi al grande passo molto prima dei loro coetanei. Sentono che la loro sarà un’esistenza piena, specie se lontana dalla mediocrità dei loro genitori. La narrazione procede con scarti temporali improvvisi e non della medesima durata, tant’è che nel secondo capitolo ci troviamo già con la coppia che ha avuto due bambini. Adam e Cynthia provvedono ai loro figli in maniera quasi maniacale, cercando per loro le migliori scuole di Manhattan a cui affidarli. Continua a leggere…

L’asimmetria della memoria: Francesco De Napoli

lunedì 22 ottobre, 2012.

Alcuni gentili lettori ci hanno scritto facendoci notare che su queste pagine si parla spesso di romanzi, racconti, giornalismo e saggistica, mentre decisamente inferiore è lo spazio dedicato alla poesia. Potremmo addurre più di una ragione per giustificare tale scelta; in primis la paradossale situazione per cui, a fronte di una produzione torrenziale, il mercato dei lettori di poesia continua ad avere dimensioni non paragonabili a quelle di altri paesi; tant’è che i saltuari exploits di vendite, come quello che ha coinvolto Wisława Szymborska (generato –è bene ricordarlo- dall’endorsement televisivo di un personaggio come Roberto Saviano), spiccano proprio in virtù della loro assoluta eccezionalità.

D’altra parte, non possiamo ignorare che, come dimostrano le lettere di cui parlavamo in apertura, esiste chiaramente un pubblico appassionato e competente che desidera confrontarsi con il linguaggio della poesia, non limitandosi ai classici, ma ricercando anche nuove voci in grado di interpretare e rappresentare gli aspetti più problematici e significativi della contemporaneità. Per questo, animati dal medesimo spirito di scoperta e condivisione, noi di EremoLetterario ci impegniamo per il futuro a sottoporvi –pur senza potervi promettere una periodicità fissa- alcuni autori, italiani e stranieri, che per una ragione o per l’altra hanno catturato la nostra attenzione.

Jean-Siméon Chardin, Il castello di carte, National Gallery of Art Washington (D.C.)

Oggi ci occupiamo di Francesco De Napoli, autore lucano che nel 2011 ha pubblicato per Osanna Edizioni una raccolta dal titolo Carte da gioco. Trilogia dell’infanziasuggellata da due brevi ma densi interventi del compianto Massimo Grillandi e del decano della critica letteraria italiana Giorgio Bàrberi Squarotti. Come da titolo, il volume ospita tre collezioni di versi: L’attesa (la cui prima pubblicazione risale al 1987), La casa del porto (raccolta di poesie composte tra il 1994 e il 2002) e Carte da gioco (2001). Si tratta, come si può vedere, di un arco temporale piuttosto ampio; e in effetti vi sono, tra un volume e l’altro, differenze stilistiche non esattamente marginali. La casa del porto si caratterizza per la maggiore articolazione delle composizioni e per il ricorso a versi mediamente più lunghi, laddove al contrario Carte da gioco manifesta una maggiore concisione, e la comparsa di tratti più ludici, se non proprio sperimentali -una certa cantabilità, ad esempio, oppure alcuni timidi giochi linguistici (Improbo spettacolo sarà / inseguire riti / mai iniziati / ci / sopravvivrà di bislacche speranze / lo zelo orgastico / e mirabile / l’inappagata insulsa / tradita solitudine).

Queste differenze non pregiudicano, in ogni caso, l’unitarietà concettuale della raccolta, nella quale De Napoli rievoca luoghi, persone, eventi e sensazioni legate agli anni dell’infanzia e della giovinezza. Tuttavia, il carattere autobiografico di questi componimenti non lascia mai trasparire intenti narcisistici, esprimendosi anzi prevalentemente in forma dialogica: anche laddove non vengono citati o interpellati altri personaggi, vi è quasi sempre un “noi” o un “anch’io”, a evidenziare la ricerca di un terreno comune con il lettore (Grillandi parla appropriatamente della “necessità di instaurare, con se stesso e con gli altri, un colloquio che abbia un significato inteso a trascendere il privato e a farsi discorso universale e universalmente accettabile”).

È, questo, un modo di riconoscere che il senso dell’Io si costruisce sempre a partire da e attraverso l’incontro con l’Altro, che può essere un congiunto (il padre, protagonista assoluto di L’attesa, ma anche la madre, la sorella Ketty, il nonno) oppure qualcuno che non si conosce di persona, ma che attraverso la mediazione dell’arte giunge a risvegliare nell’autore un senso di prossimità e di familiarità quasi impossibile da rinvenire nell’esistenza quotidiana. Così nelle pagine della raccolta troviamo, tra gli altri, i nomi di Visconti, Gorki, Dostoevskij, Garcia Lorca, Sinisgalli, Pasolini: figure nelle quali il giovane De Napoli scopre o riconosce una sensibilità comune, che non tiene conto delle distanze geografiche o temporali, tappe di un itinerario esistenziale il cui progressivo disvelamento coincide con la maturazione e la formazione di un’identità. Il processo è reso più esplicito nelle pagine di La casa del porto, le cui sette poesie si dispongono a formare un percorso che conduce dall’infanzia, all’adolescenza (l’incontro con la prima fidanzata), all’età adulta, culminando in una sorta di approdo esistenziale alla condizione di poeta. Di particolare interesse, da questo punto di vista, è la sesta poesia, in cui De Napoli racconta il suo incontro con Evgenij Evtušenko (Comparve un giorno nella vetrina / del libraio un volto pulito e sorridente, / sconosciuto cantore dei mali del mondo: / “Di dove siete voi? Uomo solo”. / Era Ženja, mio fratello dal cuore poeta), e nella quale il lemma “solo” compare, in varie forme, per ben quattro volte.

La poesia, al pari dell’atto di ricordare, permette di recuperare o creare collegamenti tra luoghi e istanti non contigui, corrispondenze inattese e segrete che tagliano trasversalmente lo spazio e il tempo: ed è così, ad esempio, che De Napoli mette in relazione la madre e un ignoto soldato americano, ferito e caduto prigioniero dei nazisti, a cui apparteneva il paracadute utilizzato come stoffa per il vestito della donna. In “Padre Mio” (significativamente, la prima poesia della raccolta, e una delle due a cui viene assegnato un titolo -le altre sono indicate da numeri romani), le terzine in cui la composizione è suddivisa si alternano a versi singoli, ulteriormente separati e segnalati graficamente tramite l’uso del corsivo, nei quali risuona di volta in volta la voce dell’autore o quella del padre stesso, a costituire una sorta di controcanto alla rievocazione della scomparsa del genitore. Se di dialogo si può parlare, si tratta però di un dialogo sfalsato, che ha sede nella memoria (e dunque in una contemporanea molteplicità di luoghi e tempi), e per questa ragione non può essere simmetrico o lineare.

La possibilità concessa dalla poesia di trascendere il qui e ora permette di accedere a zone (reali o meno) altrimenti inattingibili, ma presenta anche degli aspetti problematici, che creano quella particolare frizione dalla quale la poesia di De Napoli è, almeno nei suoi momenti più intensi, riscaldata e ravvivata: le coordinate della memoria e dell’immaginazione non sono abbastanza precise da permettere un’identificazione univoca e non ambigua degli eventi, la realtà dei luoghi non coincide mai perfettamente con la loro rappresentazione (tema sviscerato con maggior attenzione in “Carte da gioco”, che si apre con i seguenti versi: “È un posto che non riconosco / non cerco non so / né dentro né fuori di me / eppure c’è; / sogno vivo d’assopite visioni / che Sud non è”; altrove si afferma che “Appena un po’ più a sud / c’è sempre un altro sud”).

Ricordare significa intraprendere un viaggio con la certezza di non poter raggiungere mai il posto esatto che stiamo cercando; la condizione del poeta –così come quella di chi ricorda- è dunque un’eterna sospensione (“io esitavo sempre / sulla scaletta del vagone”, scrive De Napoli rievocando il viaggio in treno che conduceva la sua famiglia nella casa di villeggiatura), una tensione perpetua tra l’incertezza del presente e un passato i cui tratti idilliaci si rivelano, nella maggior parte dei casi, un’ulteriore illusione. Esemplari sono, in questo senso, le due poesie che aprono “La casa del porto”, nelle quali la figura del nonno, reduce di guerra, incarna una forma di pessimismo che rasenta il cinismo, operando una dolorosa ma indispensabile opera di demistificazione del passato –un passato fatto di povertà, battaglie, terremoti disastrosi: un carico di sofferenze ancora estraneo all’universo del bambino, ai cui occhi però già si manifesta nella giustapposizione simbolica del crocifisso e delle medaglie che adornano le pareti di casa.

Questa tensione raggiunge il suo culmine nella tredicesima poesia di “L’attesa”, della quale è ancora una volta protagonista il padre, che appare agli occhi del figlio (il sé rievocato) come una figura quasi mitologica, al di fuori del tempo (“Ma non riuscivo ad immaginarti col bastone”), depositario di una conoscenza segreta la cui vera natura si rivela solamente a uno sguardo adulto (il sé rievocante), modellato sulle sue stesse forme, e anch’esso plasmato dalla dolorosa consapevolezza che i nostri sforzi sono, per lo più, destinati al fallimento, oppure all’oblio:

Ti strappavo così pagine di storia

-Moro, la Grecia, Lero, la Siberia-

ma ritraendoti ripetevi sdegnato:

“Ciò che doveva essere, non è stato”

L’Accademia Svedese annuncerà domani il Premio Nobel 2012 per la letteratura

mercoledì 10 ottobre, 2012.

Stoccolma - Il vincitore del Premio Nobel 2012 per la letteratura sarà annunciato giovedì 11 ottobre a Stoccolma alle ore 13. Lo ha comunicato l’Accademia Svedese che tradizionalmente conferisce l’ambito riconoscimento rendendo noto la data solo pochi giorni prima dell’annuncio, che comunque avviene sempre di giovedì. Lo scorso anno il Nobel letterario fu assegnato poeta svedese Tomas Tranströmer, decisamente poco conosciuto in Italia.

Lo scrittore Haruki Murakami principale candidato al Premio Nobel per la Letteratura 2012 secondo le quote dell’agenzia inglese Ladbrokes.

Sull’identità del prescelto da parte dei 18 accademici circolano numerosi pronostici, è lecito aspettarsi un nome noto e non europeo per bilanciare la scelta casalinga dello scorso anno. Il nome del poeta siriano Adonis, pseudonimo di Ali Ahmad Said Asbar, 81 anni, il maggior scrittore vivente di lingua araba, resta caldissimo anche quest’anno, insieme ai nordamericani: Alice MunroPhilip RothMargeret Atwood. Nella redazione di eremoletterario si punta forte sull’est Europa con il drammaturgo ungherese Péter Nádas e lo scrittore e poeta albanese Ismail Kadare.

Le quote della società si scommesse inglese Ladbrokes

Strada Maggiore, Bologna (28-07-2012 20:17)

mercoledì 1 agosto, 2012.

Strada Maggiore, Bologna (28-07-2012 20:17)

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