La liricità dell’oggettivo.
mercoledì 2 gennaio, 2008.
L’inverno del ’44 è stato a Milano il più mite che si sia avuto da un quarto di secolo; nebbia quasi mai, neve mai, pioggia non più da novembre, e non una nuvola per mesi, tutto il giorno il sole. Spuntava il giorno e spuntava il sole, cadeva il giorno e se ne andava il sole.
Elio Vittorini, Uomini e no, Milano, 1945, p. 3.
3 commenti
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Ciao.
Anch’io amo la letteratura. Scrivo, leggo, impazzisco. “uomini e no” è uno dei miei libri preferiti: le case come carcasse di animali, l’io tondo che fugge dall’io corsivato. enne2 e la donna che non c’è. una poesia.
Antonella
e… volevo aggiungere: secondo me inserirlo nel neorealismo è un po’ riduttivo. il neorealismo si basa principalmente sull’utopia che “i fatti parlino da sè”, sull’utopia dell’oggettività, e sull’engagement. Invece Vittorini, nonostante sia stato preso da modello del neorealismo da scrittori come Calvino – ora finalmente c’è il romanzo dei gap, diceva -, pure possiede tali momenti lirici, tale fusione tra piani letterari e umani differenti, tale liricità dell’oggettivo che non può essere considerato altro che un gioiello a sè, a mio avviso.
Mi piacerebbe sapere che ne pensi, se vuoi puoi venire anche a trovarmi sul mio blog: http://antonellalattanzi.blogspot.com/
Hai perfettamente ragione, infatti questo titolo mi è sempre parso totalmente sbagliato… Troppo scolastico, categorico e quant’altro. Non rispecchia nemmeno il neorealismo, come sottolinei giustamente tu, perché non ci sono solo i fatti o un lucido oggettivismo, ma su tutto il lirismo di Vittorini… Correggo il titolo, errore mio (Il neoralismo in letteratura) e lo cambio con le parole che mi hai suggerito. Merito tuo…