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Addio DFW, compagno di letture infinite

domenica 14 settembre, 2008.

E’ morto lo scrittore americano David Foster Wallace, autore 46enne del ciclopico libro Infinite Jest (romanzo di oltre mille pagine, pubblicato nel 1996). Si sarebbe tolto la vita impiccandosi. A ritrovarlo, rientrando a casa, la moglie Karen Green. Lo ha reso noto, ieri sera, un portavoce della polizia di Claremont, in California.

Dal 2002, Wallace era professore di Creative writing al dipartimento di inglese del Pomona College di Claremont. ”Un grande romanziere ci ha lasciato, ma noi lo conoscevamo come un grande insegnante che aveva profondamente a cuore i suoi studenti che lo adoravano. Ed è questo che a noi mancherà”, ha dichiarato il rettore del College, Gary Kates.

Wallace era nato a Ithaca, nello stato di New York. Il padre, James Donald Wallace, era professore di filosofia all’Università dell’Illinois, la madre insegnava inglese al Comunity college di Champaign, nello stesso Stato. Si era laureato in filosofia al college di Amherst e avrebbe voluto continuare a studiare matematica e filosofia. Ma dopo la laurea nel 1987 aveva cominciato a scrivere. The Broom of the System (La scopa del sistema) il sui primo romanzo. L’anno successivo, una raccolta di racconti, Girl with Curious Hair (La ragazza con i capelli strani). E infine, otto anni dopo, quello che è sicuramente stato il suo romanzo più famoso e celebrato Infinite Jest, salutato fin dall’uscita come un capolavoro per stile, profondità e ambizione. Un’epopea mediatico-trash in cui tra citazioni da Kubrick (il personaggio-chiave di Hall), dal Bernard Wolfe di Limbo (i mutilati che compongono la congrega degli Assassini della Sedia a Rotelle) e ovviamente da Pynchon (Madame Psychosis), Wallace configura una degenerazione e un’alienazione cosmica irreversibili, metaforizzate nel progressivo, inconcludente abortire di tutte le voci narrative. Wallace ha poi pubblicato Brief Interviews with Hideous Man (Brevi interviste con uomini schifosi), A supposedly Fun Thing I’ll Never do Again (Una cosa divertente che non farò mai più), Oblivion (Oblio) e Consider de globster (Considera l’aragosta).

I maggiori quotidiani italiani riportano la notizia senza particolari pretese riassumendo l’articolo del NY Times, l’unico articololo degno di questo nome è quello pubblicato da Roberto Bertinetti per Il Messaggero reperibile qui.

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