Archive for the ‘Citazione’ Category
L’arte di correre
Proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. Raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, ma è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro.
Haruki Murakami, L’arte di correre, p. 149.
Intorno a cosa ronzano…
Tutti dovranno capire il primato sociale, culturale, scientifico
dell’industria: e lo stesso capitale
dovrà sottomettersi e seguirne le ragioni.
Il capitale verrà rinnovato e regolato dall’industria.
Paolo Volponi, Le mosche del capitale

Ignazio Sironi, Pesaggio urbano (1922)
Una casa en la arena
L’Oceano Pacifico
straripava dalla mappa.
Non vi era posto ove metterlo.
Era così grande, disordinato
e blu che non ci stava in nessun posto.
Così lo lasciarono davanti alla mia finestra.
El Océano Pacífico
se salía del mapa.
No había donde ponerlo.
Era tan grande, desordenado
y azul que no cabía en ninguna parte.
Por eso lo dejaron frente a mi ventana.
Pablo Neruda
, e fuori c’è un casino di verde.
È TUTTO VERDE
di David Foster Wallace
Lei dice non m’importa se mi credi o no, è la verità, poi tu credi pure a quello che ti pare. Quindi è sicuro che mente. Quando è la verità si fa in quattro per cercare di farti credere a quello che dice. Perciò sento di non avere dubbi.
Si rasserena e guarda dall’altra parte, lontano, ha l’aria furba con la sigaretta sotto la luce che entra dalla finestra bagnata, e io non so cosa mi sento di dire.
Dico Mayfly, con te non so più cosa fare o cosa dire o cosa credere. Ma ci sono delle cose che so per certe. So che io sto diventando vecchio e tu no. E che ti do tutto quello che ho da darti, con le mani e con il cuore. Tutto quello che ho dentro di me l’ho dato a te. Tengo duro e lavoro sodo ogni giorno. Ho fatto di te l’unica ragione che ho per fare quello che faccio sempre. Ho cercato di costruire una casa per te, una casa di cui facessi parte, e che fosse una bella casa.
Mi rassereno anch’io e getto il fiammifero nel lavandino insieme ad altri fiammiferi, piatti, una spugna e cose del genere.
Dico Mayfly il mio cuore ha fatto il giro del mondo e ritorno per te ma ho quarantotto anni. È ora che la smetto di lasciarmi semplicemente trascinare dalle cose. Devo usare quel po’ di tempo che ancora mi resta per cercare di sistemare tutto e stare bene. Devo provare a stare come ho bisogno di stare. In me ci sono delle esigenze che tu non riesci neanche più a vedere, perché ci sono troppe esigenze tue di mezzo.
Lei non dice nulla e io guardo la sua finestra e sento che lei sa che io so, e seduta sul mio divano fa un movimento. Ripiega le gambe sotto di sé, ha un paio di pantaloncini.
Dico in fondo non mi importa di quello che ho visto o credo di aver visto. Non è più quello il punto. So che io sto diventando vecchio e tu no. Ma ora mi sento come se ci fosse tutto me stesso che va verso di te e in cambio non mi viene più niente.
Ha i capelli tirati su con un fermaglio e delle forcine e si tiene il mento con la mano, è mattina presto, sembra che stia sognando rivolta verso la luce pulita che entra dalla finestra bagnata sopra il mio divano.
È tutto verde, dice. Guarda come è tutto verde Mitch. Come fai a dire di provare certe cose quando fuori è tutto così verde.
La finestra sopra il lavello del mio cucinino è stata ripulita dal violento acquazzone di stanotte e ora è una mattina di sole, è ancora presto, e fuori c’è un casino di verde. Gli alberi sono verdi e quel po’ d’erba che c’è oltre i dossi artificiali è verde e liscia. Ma non è tutto quanto verde. Le altre roulotte non sono verdi e il mio tavolino lì fuori con le pozzanghere allineate e le lattine di birra e le cicche che galleggiano nel portacenere non è verde, né il mio furgone, o la ghiaia della piazzola, o il triciclo che sta rovesciato su un fianco sotto un filo per il bucato senza bucato accanto alla roulotte vicina, dove c’è uno che ha fatto dei bambini.
È tutto verde sta dicendo lei. Lo sta sussurrando e il sussurro non è più rivolto a me, lo so.
Getto la sigaretta e volto le spalle al mattino con il sapore di qualcosa di vero in bocca. Mi volto verso di lei che sta sul divano in piena luce.
Da dov’è seduta sta guardando fuori, e io guardo lei, e c’è qualcosa in me che non si riesce a chiudere, nel guardarla. Mayfly ha un corpo. È lei la mia mattina. Dite il suo nome.
David Foster Wallace, La ragazza dai capelli strani
traduzione di Martina Testa, minimum fax
Il Bibliografo è solitamente il disseminatore di una opinione piuttosto che il suo originatore
Come non vi sono leggi civili che impediscano a chiunque di farsi Autore, e di scrivere per il pubblico: così non pare ve ne siano che limitino o inficino la libertà di ciascuno di rendersi censore o giudice di quegli.
Adrien Baillet, De la liberté de juger, 1685-1686
MAD MEN
Pensaci molto intensamente. Poi dimentica tutto.
Vedrai che l’idea ti esploderà davanti.
Donald “Don” Draper, Creative director Sterling Cooper Advertising Agency
L’Aquila
«Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in 30 secondi circa ucciso circa 30 mila persone. Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettarono la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. [...] Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie. [...] La maggior parte dei morti giaceva ancora sotto le macerie. I soccorsi stentavano a mettersi in opera. Gli atterriti superstiti vivevano nelle vicinanze delle case distrutte, in rifugi provvisori. Si era in pieno inverno, quell’anno particolarmente rigido. Nuove scosse di terremoto e bufere di neve ci minacciavano.»
Ignazio Silone, Uscita di sicurezza (1949)
sarcastic space alien

American Dad! - Il rompiglione (I stagione, episodio 5)
Area 51.
Roger: Non uccidermi, so che sembra una frase fatta, ma io non voglio ucciderti.
Stan: Ma dai! Tu sei l’alieno? Dicevano che eri grosso e avevi gli artigli…
Roger: Gli artigli ce li ho: guarda quanto sei ciccione. Hai sentito? Battuta graffiante.
master narrative
“la storia è il mito dell’Occidente”
Claude Lévi-Strauss, La pensée sauvage, 1962
Sigari

Groucho Marx
All’infuori del cane il libro è il migliore
amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo
scuro per leggere

Groucho Marx









