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	<title>il Corriere della Letteratura &#187; Recensione</title>
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	<description>Bollettino periodico di lettere, arti e aneddotica.</description>
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		<title>il Corriere della Letteratura &#187; Recensione</title>
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		<title>Il desiderio inespresso di diventare normali</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 08:19:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Recensione di Due di briscola di Franco Legni, Curiosando Editore, settembre 2011.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1402&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è affatto semplice trovare una voce nuova, ma allo stesso tempo familiare nella letteratura italiana delle ultime due decadi. Ammaniti e Benni &#8211; con modalità diverse &#8211; hanno raccontato la società italiana multiforme e variegata, ma con il tempo hanno creato stereotipi divertenti come i tanti personaggi di Carlo Verdone. A volte descriviamo una persona utilizzando proprio quelle caricature, figure che ormai sono standardizzate e non riflettono più la realtà o parte di essa. Franco Legni autore di<em> <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8890499036/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=ilcorridellal-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8890499036">Due di briscola</a> </em>cerca con i suoi personaggi di attualizzare alcuni di quei caratteri che, negli ultimi tempi, hanno assunto il porlveroso ruolo di macchiette.</p>
<p><img class="alignright  wp-image-1403" title="Franco Legni" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/12/franco-legni.jpg?w=432&#038;h=324" alt="" width="432" height="324" />Nichi Moretti, trentacinquenne avvocato, viene rinchiuso in galera per spaccio di droga, istigamento alla prostituzione e riciclaggio. Lo stesso personaggio racconta di essere stato accusato da altri criminali e con piglio sarcastico narra della sua vita da galeotto, ma il quadro cambia repentinamente quando approfitta di un permesso per darsi alla fuga. Nichi non si pone molte domande, il suo unico scopo è la libertà che crede di aver trovato a Barcellona presso il tugurio dove vivono alcuni parenti del suo principale accusatore. Nella città catalana però si trova invischiato nuovamente con il mondo del crimine e della prostituzione. Il protagonista non fa davvero nulla per redimersi, nemmeno dopo aver rischiato la vita per una bizzarra overdose. Trascorre così, steso in una vasca da bagno, un tempo indefinito, facendo conoscenza con i clienti della prostituta che lo ospita e con i rumori e i miasmi degli stessi e degli altri inquilini della casa. A poco a poco il fondo della vasca diventa una sorta di lettino da psicologo al contrario: qui Nichi, steso, ad ascoltare il peso interiore &#8211;  e delle interiora &#8211; dei suoi pazienti. Ma il passato è dietro l&#8217;angolo e porta con se il dolore di un rifiuto e di un tradimento. Sulle sue tracce si è messo Biancaneve, lo spacciatore di colore che lo aveva accusato e spedito in galera.</p>
<p>Da questo quadro confuso, divertente, tragicomico e all&#8217;apparenza inconcludente spiccano le voci degli altri personaggi che reclamano a gran voce la libertà di essere ciò che sono e sentono di essere. Ognuno racconta la sua versione con le proprie verità e le tante bugie, dando un ritmo frammentato e incalzante al puzzle che si viene man mano ricomponendo. Apparentemente sembra che nessuno si curi di essere la carta più insignificante nel gioco della briscola, ma alla fine l&#8217;insopprimibile desiderio salta fuori: &#8220;prima o poi succederà anche a noi di diventare normali.&#8221;</p>
<br />Filed under: <a href='http://eremoletterario.com/category/libri/'>Libri</a>, <a href='http://eremoletterario.com/category/letteratura/recensione/'>Recensione</a> Tagged: <a href='http://eremoletterario.com/tag/curiosando-editore/'>Curiosando Editore</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/due-di-briscola/'>Due di briscola</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/franco-legni/'>Franco Legni</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/eremoletterario.wordpress.com/1402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/eremoletterario.wordpress.com/1402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/eremoletterario.wordpress.com/1402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/eremoletterario.wordpress.com/1402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/eremoletterario.wordpress.com/1402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/eremoletterario.wordpress.com/1402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/eremoletterario.wordpress.com/1402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/eremoletterario.wordpress.com/1402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/eremoletterario.wordpress.com/1402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/eremoletterario.wordpress.com/1402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/eremoletterario.wordpress.com/1402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/eremoletterario.wordpress.com/1402/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/eremoletterario.wordpress.com/1402/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/eremoletterario.wordpress.com/1402/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1402&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Dieci, cento, mille semplici punti di svolta</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 09:31:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Malcolm Gladwell]]></category>
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		<category><![CDATA[The New Yorker]]></category>

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		<description><![CDATA[L'espressione non dovrebbe essere considerata in termini negativi. Il cerotto è una soluzione economica, conveniente e assai versatile per una serie notevole di problemi. Nella loro storia, i cerotti hanno probabilmente permesso a milioni di persone di continuare a lavorare, cucinare o camminare quando altrimenti sarebbero state costrette a smettere. La soluzione del cerotto, in effetti, è la migliore, perché offre un rimedio con un impiego minimo di fatica, di tempo e di soldi. Questo genere di soluzioni risveglia, ovviamente, in noi un istintivo disprezzo. Abbiamo la sensazione che le vere risposte a un problema devono essere complete, che la virtù consiste nell'applicazione caparbia e indiscriminata di uno sforzo, che solo la calma e la costanza vinceranno la gara. Il problema, naturalmente, è che l'applicazione indiscriminata di uno sforzo non è sempre possibile; a volte abbiamo bisogno di una scorciatoia comoda, ci serve un modo di ottenere molto con poco, e questa in definitiva è l'essenza di tutti i punti critici.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1298&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8804593784/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=ilcorridellal-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8804593784"><img class="alignleft size-full wp-image-1325" title="malcolm-gladwell" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/10/malcolm-gladwell-slice-01.jpg?w=600&#038;h=200" alt="" width="600" height="200" /></a>Nel suo libro <em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817014303/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=ilcorridellal-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8817014303">Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti</a><img style="border:none!important;margin:0!important;" src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=ilcorridellal-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=8817014303" border="0" alt="" width="1" height="1" /> </em>l&#8217;autore canadese Malcolm Gladwell racconta e chiarisce come tendenze di ogni tipo possano assumere nuove forme e avere svolte improvvise. Questi possono essere cambi generali nei comportamenti sociali, un&#8217;idea o una moda. Perché alcuni trends attecchiscono ed altri no? Cosa rende un particolare marchio di scarpe sportive un prodotto da possedere assolutamente? Come possono le persone scoprire una moda e partecipare ad essa? La questione può essere ridotta semplicemente al bisogno di seguire e riconoscersi nelle persone che frequentiamo?</p>
<p>Nel suo lavoro, Gladwell esplora il momento in cui qualcosa diviene comune e come si diffondono i prodotti, le idee, i messaggi e le abitudini sociali. Il sociologo canadese studia il modo in cui si sviluppano e scoppiano i trends scorgendo un andamento similare a quello delle malattie e delle epidemie.</p>
<p>Le epidemie, come le tendenze, nascono con poco, forse anche da una singola persona con un virus, poi esplodono rapidamente finché non raggiungono l&#8217;intera popolazione comparendo ovunque. Infine diminuiscono gradualmente o si estinguono all&#8217;improvviso. Gladwell ci mostra come questi cambiamenti non avvengono in maniera graduale e pacifica, ma spesso in un solo drammatico momento. Il giornalista del <a href="http://www.amazon.it/gp/product/1439168741/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=ilcorridellal-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=1439168741">New Yorker</a><img style="border:none!important;margin:0!important;" src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=ilcorridellal-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=1439168741" border="0" alt="" width="1" height="1" /> identifica tre tipi di persone capaci di influenzare lo sviluppo di queste epidemie sociali:</p>
<p>I <strong>connettori</strong> sono le persone che in una comunità hanno un ampio circolo sociale. Questi conoscono un numero di persone superiore alla media ed amano presentare amici ad altri amici o conoscenti. Inoltre le persone che conoscono provengono da differenti livelli sociali, culturali, professionali ed economici.</p>
<p>Gli <strong>esperti di mercato</strong> sono quegli individui con sorprendenti cognizioni o particolarmente esperti in un settore. Questi sono predisposti a trasmettere il loro sapere agli altri. Gli esperti di mercato raccolgono e ordinano le informazioni e sono primi a rendere visibili i nuovi trends.</p>
<p>I <strong>venditori</strong>, infine, sono quegli individui carismatici capaci di grandi doti di negoziazione. Non hanno un vero e proprio potere sulle persone, quanto una sorta di influenza. Essi sono influenti perchè le persone desiderano imitarli.</p>
<p>Gladwell nel suo libro riesce a presentare le idee più complesse con una semplicità contagiosa e uno stile chiaro, tutto sembra alla portata della nostra comprensione grazie ai mille esempi presi dalla storia e dall&#8217;attualità. <em>Il punto critico</em> non è solo rivolto agli addetti ai lavori o a chi studia l&#8217;origine sociale dei trends, ma è una lettura che fa pensare, offre una nuova prospettiva sulle nostre potenzialità e finalmente ci invita a ristrutturare la nostra concezione del mondo.</p>
<blockquote><p>&#8220;Soluzione cerotto&#8221;</p>
<p>L&#8217;espressione non dovrebbe essere considerata in termini negativi. Il cerotto è una soluzione economica, conveniente e assai versatile per una serie notevole di problemi. Nella loro storia, i cerotti hanno probabilmente permesso a milioni di persone di continuare a lavorare, cucinare o camminare quando altrimenti sarebbero state costrette a smettere. La soluzione del cerotto, in effetti, è la migliore, perché offre un rimedio con un impiego minimo di fatica, di tempo e di soldi. Questo genere di soluzioni risveglia, ovviamente, in noi un istintivo disprezzo. Abbiamo la sensazione che le vere risposte a un problema devono essere complete, che la virtù consiste nell&#8217;applicazione caparbia e indiscriminata di uno sforzo, che solo la calma e la costanza vinceranno la gara. Il problema, naturalmente, è che l&#8217;applicazione indiscriminata di uno sforzo non è sempre possibile; a volte abbiamo bisogno di una scorciatoia comoda, ci serve un modo di ottenere molto con poco, e questa in definitiva è l&#8217;essenza di tutti i punti critici.</p>
<p>Malcolm Gladwell, <em><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8817014303/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=ilcorridellal-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8817014303">Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti</a><img src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=ilcorridellal-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=8817014303" border="0" alt="" width="1" height="1" />, </em>BUR, Milano, 2009, pp. 298-299.</p></blockquote>
<br />Filed under: <a href='http://eremoletterario.com/category/libri/'>Libri</a>, <a href='http://eremoletterario.com/category/letteratura/recensione/'>Recensione</a> Tagged: <a href='http://eremoletterario.com/tag/il-punto-critico-i-grandi-effetti-dei-piccoli-cambiamenti/'>Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/malcolm-gladwell/'>Malcolm Gladwell</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/scienza/'>Scienza</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/sociologia/'>Sociologia</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/the-new-yorker/'>The New Yorker</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/eremoletterario.wordpress.com/1298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/eremoletterario.wordpress.com/1298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/eremoletterario.wordpress.com/1298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/eremoletterario.wordpress.com/1298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/eremoletterario.wordpress.com/1298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/eremoletterario.wordpress.com/1298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/eremoletterario.wordpress.com/1298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/eremoletterario.wordpress.com/1298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/eremoletterario.wordpress.com/1298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/eremoletterario.wordpress.com/1298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/eremoletterario.wordpress.com/1298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/eremoletterario.wordpress.com/1298/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/eremoletterario.wordpress.com/1298/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/eremoletterario.wordpress.com/1298/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1298&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La sublime melodia di un silenzio</title>
		<link>http://eremoletterario.com/2011/09/27/cesario-milo-in-cosa-mai-siamo-mortali/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 08:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Cesario Milo]]></category>
		<category><![CDATA[In cosa mai siamo mortali?]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Martins]]></category>

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		<description><![CDATA[“Ascolta come spira l’ininterrotto messaggio che dal silenzio si forma” Rainer Maria Rilke di Monica Martins L’esistenza è tutto quello che cammina verso l’indissolubile, transitando in un percorso senza serie, senza spazio, senza la preoccupazione del “sapere”…  Sarebbe un “Esistere” per qualcosa, in qualcosa, o per sé stesso. In cosa mai siamo mortali? un libro che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1301&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;">“<em>Ascolta come spira l’ininterrotto messaggio</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>che dal silenzio si forma</em>”</p>
<p style="text-align:right;">Rainer Maria Rilke</p>
<p><em> di <a href="http://www.gigarte.com/iscritto/index.php?username=monicamartins" target="_blank">Monica Martins</a></em></p>
<p><em> </em></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img title="In cosa mai siamo mortali? (Zona contemporanea)" src="http://www.deastore.com/covers/978/886/438/batch3/9788864381817.jpg?1295308843" alt="" width="250" height="349" /><p class="wp-caption-text">Cesario Milo, In cosa mai siamo mortali? (Zona contemporanea)</p></div>
<p>L’esistenza è tutto quello che cammina verso l’indissolubile, transitando in un percorso senza serie, senza spazio, senza la preoccupazione del “sapere”…  Sarebbe un “Esistere” per qualcosa, in qualcosa, o per sé stesso.</p>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8864381813/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=ilcorridellal-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8864381813"><em>In cosa mai siamo mortali?</em></a><img style="border:none!important;margin:0!important;" src="http://www.assoc-amazon.it/e/ir?t=ilcorridellal-21&amp;l=as2&amp;o=29&amp;a=8864381813" border="0" alt="" width="1" height="1" /> un libro che appassiona e fa pensare a tutta una esistenza umana e trascendentale. Una via dove il tutto e il niente si intercalano, si questionano insieme in armoniosa sintonia, amalgamando così: il chiaro e il buio, il certo e l’incerto, il vero e il falso. L&#8217;“Essere o non Essere”: però qui non <strong>sarebbe solo questa “la Questione”</strong>.</p>
<p>Perché nell’approssimarsi alle poesie di Cesario Milo, l’interrogarsi interiore diventa una costante, involto in un’atmosfera fruttifera che ci riporta al centro di un’analisi intima, regalando al lettore la pienezza di permettersi di trovare la capacità di vedersi interiormente.</p>
<p>Vivere, essere mortale, immortali, poco importa, nel momento in cui l’anima poetica attraverso le sue indagini. le sue interrogative fiorisce nel poeta che, senza paura, si sommerge acclamando tante voci: ardenti, irriverenti, ironiche. In altri versi la poesia riceve senza clamore una voce di purezza accattivante e sublime. E tutto questo possiamo pensare e sentire come <strong> “l’infanzia” degli iniziali pensieri dell’esistenza</strong>.</p>
<p>Il Poeta declama l’onirico di un modo tanto colossale com’è per un bambino la scoperta dei primi passi, dei primi gesti verso la libertà. Cosa sarebbe per un Essere vivente non avere la possibilità d’essere libero almeno mentalmente? E Cesario trascina il lettore nei mondi più profondi del silenzio, della solitudine, della fragilità e dell’ innocenza.</p>
<p>“ Giocando con le armi degli angeli” si riconosce e si appoggia alla “promessa di un colore”. Promessa questa in cui la poesia si lascia andare ad un  immaginario  melodico dove il lettore  percorre campi di favola, di reale ed irreale bucolico: di tutto ciò di cui abbiamo bisogno per conoscere cosa potrebbe dare e regalare la “costellazione” e così poter sentire la libertà spaziale viva nell’ambito poetico/lirico di un poeta che si denuda davanti al mondo.</p>
<p>Il testimone poetico e continuo ci porta ai ricordi degli “antichi” e rimanenti sentimenti di lucidità e pazzia, proponendo all’IO interiore, nella sua fase costruttiva e fantasiosa, la voglia di sdraiarsi nella nostalgia e nella blandizia del tempo che, scolpito in ognuno di noi, rimarrà nell’intramontabile coscienza,  unica, di ogni Essere.</p>
<p>Al penetrarsi nell’aura dimensionale dal “Gioire dell’aria”, in respiro dopo  respiro, con esaltazione frazionata e amabile, accogliamo il pensiero suggerito : “ Nell’alba col cuore che manifesta la sua povera sostanza di carne, il respiro perde le coordinate (…) Folli di voglie in questa vita che non fiorisce, che le mette al rogo, benedicici cielo!” In questo attraente universo si può respirare un’aria luminosa e immergersi in una straordinaria e accogliente allegrezza.</p>
<br />Filed under: <a href='http://eremoletterario.com/category/letteratura/recensione/'>Recensione</a> Tagged: <a href='http://eremoletterario.com/tag/cesario-milo/'>Cesario Milo</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/in-cosa-mai-siamo-mortali/'>In cosa mai siamo mortali?</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/monica-martins/'>Monica Martins</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/eremoletterario.wordpress.com/1301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/eremoletterario.wordpress.com/1301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/eremoletterario.wordpress.com/1301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/eremoletterario.wordpress.com/1301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/eremoletterario.wordpress.com/1301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/eremoletterario.wordpress.com/1301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/eremoletterario.wordpress.com/1301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/eremoletterario.wordpress.com/1301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/eremoletterario.wordpress.com/1301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/eremoletterario.wordpress.com/1301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/eremoletterario.wordpress.com/1301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/eremoletterario.wordpress.com/1301/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/eremoletterario.wordpress.com/1301/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/eremoletterario.wordpress.com/1301/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1301&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">In cosa mai siamo mortali? (Zona contemporanea)</media:title>
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		<title>unicuique suum</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Mar 2011 11:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[A ciascuno il suo]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Sciascia]]></category>
		<category><![CDATA[postaweek2011]]></category>
		<category><![CDATA[unicuique suum]]></category>

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		<description><![CDATA[Uscito nel 1966, a cinque anni di distanza dal Giorno della civetta, A ciascuno il suo ne è l’ideale continuazione, sia per la forma narrativa (il giallo inconsueto), sia per il messaggio di denuncia civile.  Protagonista è ancora una volta la mafia, che ormai ha inquinato l’intero sistema di potere. Ad esserne intrisa non è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1183&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uscito nel 1966, a cinque anni di distanza dal <em>Giorno della civetta</em>, <em>A ciascuno il suo</em> ne è l’ideale continuazione, sia per la forma narrativa (il giallo inconsueto), sia per il messaggio di denuncia civile.  Protagonista è ancora una volta la mafia, che ormai ha inquinato l’intero sistema di potere. Ad esserne intrisa non è soltanto la politica e l’economia siciliana, ma la stessa amministrazione centrale, i partiti politici e la burocrazia romana. Questa mafia non è quella di oggi: del traffico internazionale di droga, delle stragi, del “pool” anti-mafia, dei pentiti; ma se negli anni Sessanta il fenomeno mafioso era più circoscritto, assai minore era nell’opinione pubblica l’informazione e la consapevolezza della sua pericolosità.</p>
<p>Nell’estate del 1964, in un imprecisato paese dell’entroterra siciliano, il farmacista Manno, che “non aveva mai avuto questioni, non faceva politica, di politica nemmeno discuteva”<a href="#_ftn1">[1]</a>, riceve una lettera anonima in cui lo si minaccia di morte per una non precisata colpa. L’uomo pensa ad uno scherzo, probabilmente l’invidia di qualche cacciatore, dato che l’arte venatoria è uno dei suoi pochi passatempi. Una sera, invece, la minaccia si avvera: al termine di una battuta di caccia, viene ucciso insieme al suo cane e all’amico, il dottor Roscio. Per gli inquirenti, dunque, un delitto senza movente di due persone “perbene” e una lettera anonima che induce a cercare nel privato del farmacista. La pista più probabile è, ancora  una volta, quella del delitto passionale, “nelle statistiche criminali relative alla Sicilia e nelle combinazioni del giuco del lotto, tra corna e morti ammazzati si è istituito un più frequente rapporto. L’omicidio passionale si scopre subito: ed entra dunque nell’indice attivo della polizia; l’omicidio passionale si paga poco: ed entra perciò nell’indice attivo della mafia”<a href="#_ftn2">[2]</a>. Salta fuori, infatti, una ragazza che all’apparenza si recava molto frequentemente in farmacia.</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/EremoLetterario"><img class="aligncenter size-full wp-image-1184" title="La pista di sabbia - Il commissario montalbano" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/03/luca-zingaretti-nell-episodio-la-pista-di-sabbia-de-il-commissario-montalbano-94256.jpg?w=600&#038;h=351" alt="" width="600" height="351" /></a>Non è dello stesso avviso il professore Paolo Laurana, insegnante di italiano e latino nel liceo classico del capoluogo e critico letterario per diletto. Quarantenne, scapolo, succube dell’amore della madre, addirittura “non molto intelligente e anzi con momenti di positiva ottusità”<a href="#_ftn3">[3]</a>, è in sostanza un antieroe “alla siciliana”. Un uomo cosciente dei suoi problemi e dei suoi limiti, non avvezzo alle chiacchiere di paese e sentimentalmente ancora ingenuo e sprovveduto. Laurana il giorno in cui il farmacista aveva ricevuto la lettera, nel vederla, era stato attirato dalla parola <em>unicuique</em> (<em>unicuique suum,</em> a ciascuno il suo), che era affiorato sul rovescio del foglio. Mosso da una astratta passione e curiosità intellettuale, è l’unico a capire che quello si tratta di un ritaglio ricavato dall’<em>Osservatore romano</em>.<span id="more-1183"></span></p>
<p>Si ritrova così ad indagare per conto suo e parallelamente alla forze dell’ordine che seguono la pista di un sigaro rinvenuto sul luogo del delitto. Il professore, aiutato in parte dalle sue capacità deduttive, e in parte dal caso, imbocca la strada giusta partendo proprio dall’<em>unicuique</em>. Comincia a credere che la lettera anonima e l’assassinio del farmacista erano solo un modo per depistare le indagini. Il vero bersaglio dell’agguato era il dottor Roscio, suo ex compagno al ginnasio e al liceo cui era legato più per consuetudine che per amicizia. Tutto questo gli si acclara alcuni mesi dopo, quando trovandosi a Palermo, incontra fortuitamente un ex compagno di scuola ora politico affermato. Parlando proprio di ciò che era accaduto al medico, Laurana viene a sapere che alcune settimane prima di morire, aveva riferito al politico di avere dei documenti scandalosi sopra un certo notabile del paese, un intrallazzatore con le mani in pasta nella politica e in affari economici di ogni tipo. Il dottor Roscio gli aveva fatto capire che era ancora titubante sul rendere pubbliche o meno tali carte, come se con queste stesse minacciando qualcuno. Nonostante il professore inconsciamente non crede di trovare la verità e soprattutto di poter assicurare alla giustizia il colpevole, continua ad indagare. Parla prima con le due vedove e successivamente ha un colloquio con l’anziano padre del medico, che in un “criptico” dialogo lo indirizza a cercare nella famiglia di Luisa, la moglie di suo figlio. Tornato al paese, Laurana parla con l’avvocato Rosello, cugino della moglie del dottore, e gli confida le sue scoperte. I due si recano insieme a casa della vedova per cercare il fantomatico dossier, ma non trovano nulla e il professore desiste dall’insistere per non turbare oltremodo Luisa, di cui si va invaghendo. Per individuare il notabile intrallazzatore, Laurana, dato che non è adentro alle vicende paesane, si rivolge al parroco di Sant’Anna, un’individuo poco raccomandabile, che gli assicura che la decrizione del notabile da lui fatta coincide con la persona dell’avvocato Rosello.</p>
<p>Quando pare essere ad un passo dalla verità, per una motivazione fortemente e significativamente ambigua, fondata su un senso di profonda sfiducia nei confronti dell’amministrazione della giustizia, decide di abbandonare le ricerche. “La sua era stata una curiosità umana, intellettuale, che non poteva né doveva confondersi con quella di coloro che la società, lo stato, salariavano per raggiungere e consegnare alla vendetta della legge le persone che la trasgrediscono o infrangono”<a href="#_ftn4">[4]</a>. Purtroppo, però, si è ormai spinto troppo oltre. Il caso vuole che trovandosi un giorno al palazzo di giustizia per alcune pratiche, incontri l’avvocato Rosello in compagnia di uno strano individuo. Questo personaggio si pone in secondo piano, ma il professore non può fare a meno di notare che sta fumando sigari della stessa marca di quello ritrovato sul luogo del delitto. “Soltanto l’istinto, in lui come in ogni siciliano affinato da un lungo ordine di esperienze, di paure, lo avvertiva del pericolo”<a href="#_ftn5">[5]</a>. Il professore, forte di avere, ormai, un nome e un volto per l’assassino, si fa più ardito nei confronti dell’avvocato che si tradisce ripetutamente.</p>
<p>Per Laurana il movente non può che essere la bella vedova e cugina di Rosello. Anche al circolo se ne discute e il più malizioso e perspicace, don Luigi Corvaia, è già arrivato, per gusto di pettegolezzo, a proporre come papabile futuro marito lo stesso avvocato. Mancano, però, alcune connessioni riguardo alla minaccia del dottor Roscio all’avvocato Rosello, o meglio, sono quelle connessioni che Laurana rifiuta di vedere, ottenebrato fatalmente da un cupo desiderio per la signora Luisa. Dalla vedova spira, infatti, una sensualità greve e carica di accenti di morte, che dovrebbe metterci in guardia e, che invece, ci spinge a seguire il protagonista in un’atmosfera decadente, velata di profumi e sensazioni tattili.</p>
<p>Una mattina di novembre, Laurana, recandosi al lavoro in autobus, si trova a fare il viaggio con la vedova Roscio e nel momento in cui stanno per accomiatarsi, lei gli rivela di essere giunta alla sua stessa conclusione. Nutre anche lei dei sospetti nei confronti di suo cugino e si è recata nel capoluogo per ulteriori indagini. Questo, agli occhi del professore, la scagiona da una sua possibile colpevolezza e fissano un appuntamento “segreto” per il giorno seguente, al fine di stabilire una linea d’azione comune. In realtà è una trappola in cui Laurana cade ottuso e pieno di speranze. La donna non si presenta all’appuntamento e il professore accetta l’invito di una persona del paese per tornare in auto. Di lui non si avranno più notizie.</p>
<p><em>A ciascuno il suo</em> avrebbe la sua perfetta chiusura già nel penultimo capitolo (in cui la madre ne denuncia la scomparsa), quella chiusura che risulterebbe consueta al lettore di Sciascia, il quale conosce la natura della sua opera e la particolare concezione di romanzo giallo emersa già compiutamente ne <em>Il giorno della civetta. </em>Vero è che, a questo punto della vicenda, non c’è ancora quella certezza sui fatti, che permette al lettore di scorgere la conclusione del romanzo, ma quegli stessi fatti paiono ormai non interessare più, superati dal peso angoscioso del tragico finale. Solo una breve frase ci rivela che Laurana è morto ed il cadavere è stato occultato in una zolfara. Inaspettata e con tutti i connotati di una beffa, Sciascia scrive la sua conclusione, cui si è costretti ad assistere impotenti, irritati e a disagio. La rivelazione del delitto, momento che in ogni romanzo giallo è accompagnato dal pieno appagamento razionale e dal piacere del riannodare il filo degli eventi, emerge dai discorsi vacui dei signori del paese, che ne fanno una piccante confidenza nella loro saggezza inutile di perfetti attori di un ambiente che creano e conservano. La vicenda è ormai chiara: il protagonista è morto, i suoi sforzi sono risultati tragicamente vani e noi siamo obbligati ad apprendere i particolari dell’accaduto da una sorta di pettegolezzo, mentre ha luogo il fidanzamento dei due adulteri protagonisti dell’inganno durante la festa di Maria Bambina, momento in cui il paese maschera con la fede la propria ipocrisia.</p>
<p>Allargando il discorso, si può inoltre notare che, mentre ne <em>Il giorno della civetta</em> il delitto passionale è un’ipotesi da scartare fin da subito, poiché costituisce la tipica spiegazione popolare del delitto, cioè quella che tende a nascondere la verità, nell’opera in esame la motivazione reale, confidata tramite le “chiacchiere” da circolo, è proprio quest’ultima. Gli affari sporchi emergono solo grazie ad un ricatto causato da un tradimento e se a questo aggiungiamo che il protagonista viene spinto all’azione unicamente dall’amore, possiamo concludere che nel romanzo si configura una sconfitta ancora più grande di quella annunciata ne <em>Il giorno della civetta</em>. Una sconfitta che passa dall’impossibilità di avere un altro commissario Bellodi, alla struttura stessa dell’opera che affascina e avvince, riuscendo a farci prendere, poi, le distanze da essa.</p>
<p>In questo giallo dal gusto amaro, il personaggio del professore rappresenta “una ribellione”, per quanto ancora oscura e contraddittoria, del singolo laddove è fallita la giustizia, inerme difronte al potere malavitoso. Per lo scrittore ognuno deve prendere coscienza e fare della mafia un problema personale da combattere e  denunciare.</p>
<hr size="1" />
<p><a href="#_ftnref">[1]</a> Leonardo Sciascia,<em> A ciascuno il suo,</em> Barcellona, Bibliotex 2002, pag. 7.</p>
<p><a href="#_ftnref">[2]</a> Leonardo Sciascia, <em>Il giorno della civetta,</em> Milano, RCS Editori 2002, pp. 46-47.</p>
<p><a href="#_ftnref">[3]</a> Leonardo Sciascia,<em> A ciascuno il suo,</em> Barcellona, Bibliotex 2002, pag. 38.</p>
<p><a href="#_ftnref">[4]</a> Leonardo Sciascia, <em>A ciascuno il suo,</em> Barcellona, Bibliotex 2002, pag. 97.</p>
<p><a href="#_ftnref">[5]</a> Leonardo Sciascia, <em>A ciascuno il suo</em>, Barcellona, Bibliotex 2002, pag. 79.</p>
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		<title>Luce protagonista</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 08:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Elizabeth Strout]]></category>
		<category><![CDATA[Olive Kitteridge]]></category>
		<category><![CDATA[postaweek2011]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione del "romanzo in racconti" Olive Kitteridge (2008) di Elizabeth Strout, vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa nel 2009.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1170&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em></p>
<div id="attachment_1171" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1171" title="Alex Katz, &quot;Ada&quot; (Oil on canvas, 2008) " src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/02/alex-katz-ada-2008-oil-on-canvas.jpg?w=600" alt="Alex Katz, &quot;Ada&quot; (Oil on canvas, 2008) "   /><p class="wp-caption-text">Alex Katz, Ada, oil on canvas, 2008.</p></div>
<p></em></p>
<p><em>Olive Kitteridge</em> di Elizabeth Strout è senz&#8217;altro uno dei migliori libri dell&#8217;ultimo decennio. Pubblicato negli States nel 2008 e vincitore l&#8217;anno seguente del Premio Pulitzer per la narrativa, il romanzo scritto in forma di racconti narra a più voci la vita di una maestra di matematica in pensione. Olive vive a Crosby nel Maine (lo stesso Stato di Castle Rock per intenderci) con il marito Henry farmacista: credente, paziente e gentile con le persone della comunità. La protagonista viene sbozzata capitolo dopo capitolo nei racconti, a volte solo tangenti, della vita di alcuni personaggi della cittadina. Ricorrono alcuni temi quali: il suicidio, il matrimonio e le relazioni familiari tanto da poter essere accostato a <em>Le correzioni</em> di Johnatan Franzen. La protagonista appare come una donna comune, che sa tutto di tutti, ha paura di essere abbandonata dal suo unico figlio Cristopher e ha mille pregiudizi che in realtà tutti hanno ma in realtà nascondono. Olive al contrario non fa nulla per mascherare gli eccessi della sua personalità e scontrandosi quindi sempre con le persone a lei più care. Le persone che l&#8217;hanno conosciuta per poco come i suoi ex-alunni, invece, sembrano aver colto in lei una forza e una passione per la vita che gli altri non sono stati in grado di percepire. Le difficoltà, gli amori e le incertezze rendono vera e pienamente vissuta anche l&#8217;esistenza di una settantenne. Elizabeth Strout narra le vicende dei suoi personaggi con una scrittura lieve e poetica, la luce riempie ogni pagina e ogni scena. L&#8217;illuminazione solare viene descritta in tutti i momenti della giornata, rendendo l&#8217;ambientazione del New England sospesa e malinconica. In ogni casa e in ogni emozione filtrano questi raggi, un po&#8217; come le influenze e le scelte di Olive. In uno dei racconti più belli <em>Nave in bottiglia</em>, la giovane Winnie abbandonata sull&#8217;altare non si da pace mentre la madre cerca di tenere a distanza il fidanzato colpevole di indecisione. La giovane ricorda le parole finalmente illuminanti della sua ex-insegnante (Olive): «Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi.» Si decide quindi a scappare di casa con la complicità dalla sorella minore Julie, che resta paziente spettatrice della monotonia familiare. Il patrigno costruisce da tempo in garage una barca che però si rivelerà più grande dell&#8217;imboccatura del locale, rimanendo chiusa come una grande nave in bottiglia, metafora dell&#8217;esistenza di Julie e di molti rapporti familiari viziati dall&#8217;accidia.</p>
<blockquote><p>Quello che i giovani non sanno, pensò Olive mentre si sdraiava accanto a quell&#8217;uomo, con la mano di lui sulla spalla, sul braccio; oh, quello che i giovani non sanno. Non sanno che i corpi anziani, rugosi e bitorzoluti sono altrettanto bisognosi dei loro corpi giovani e sodi, che l&#8217;amore non va respinto con noncuranza, come un pasticcino posato assieme ad altri su un piatto passato in giro per l&#8217;ennesima volta. No, se l&#8217;amore era disponibile, lo si sceglieva, o non lo si sceglieva. E se il piatto di Olive era stato pieno della bontà di Henry e lei lo aveva trovato gravoso, limitandosi a mangiucchiare qualche briciola alla volta, era perchè non sapeva quello che tutti dovrebbero sapere: che sprechiamo inconsciamente un giorno dopo l&#8217;altro.</p></blockquote>
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			<media:title type="html">Alex Katz, &#34;Ada&#34; (Oil on canvas, 2008) </media:title>
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		<title>Tante verità per il dramma di un “uomo solo”</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:58:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[La scomparsa di Majorana]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Sciascia]]></category>
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		<description><![CDATA[Leonardo Sciascia nel 1975 pubblica La scomparsa di Majorana, un’inchiesta storica dedicata alla fine misteriosa del celebre fisico catanese del gruppo Fermi Ettore Majorana. Si tratta di un racconto-inchiesta, un genere che l’autore mostra di prediligere e che adotta anche per altri libri come: Morte dell&#8217;inquisitore 1964, fondata su documenti d’archivio relativi al monaco racalmutese [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1153&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1156" title="majorana" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/02/majorana.jpg?w=600" alt=""   />Leonardo Sciascia nel 1975 pubblica <em>La scomparsa di Majorana</em>, un’inchiesta storica dedicata alla fine misteriosa del celebre fisico catanese del gruppo Fermi Ettore Majorana.</p>
<p>Si tratta di un <em>racconto-inchiesta, </em>un genere che l’autore mostra di prediligere e che adotta anche per altri libri come: <em>Morte dell&#8217;inquisitore</em> 1964, fondata su documenti d’archivio relativi al monaco racalmutese Diego La Matina, condannato come eretico dall’Inquisizione spagnola, <em>Atti relativi alla morte di Raymond Roussel</em> 1971, un piccolo libro dove si cerca di risolvere il mistero della morte a Palermo dello scrittore francese, <em>I pugnalatori</em> 1976, ambientato a Palermo nel 1862 ma, che è un chiaro riferimento alla “strategia della tensione” degli anni Sessanta e Settanta e <em>L’affaire Moro</em> 1978. I contorni di questo genere letterario risalgono a <em>La storia della colonna infame</em> di Alessandro Manzoni, dal quale Sciascia riprende l’uso del documento letterario, giornalistico o d’archivio inserito e analizzato nel tessuto narrativo. Questo confronto con il documento e la testimonianza da interrogare senza preconcetti è ciò che affascina lo scrittore. Lo stile, anche in questa opera, è lapidario e raziocinante, chiaro e puntuale, pronto a farsi sottilmente ironico e a inalzarsi nella misura in cui il ragionamento si fa più sofisticato. Lo scrittore non disdegna un amaro sarcasmo nel momento in cui la verità si vede ostacolata e la ragione non viene ascoltata.</p>
<p>Partendo proprio dai carteggi dell’epoca, Sciascia ci mostra la nuda realtà dei fatti e dall’analisi di questi documenti ci propone la sua verità, per sua stessa ammissione multiforme e non univoca. Il libro si apre con una lettera di Giovanni Gentile indirizzata ad Arturo Bocchini, all’epoca capo della polizia, in cui il senatore esprime una calorosa raccomandazione affinché non si lasci nulla di intentato per la ricerca del fisico da poco scomparso. Sono i parenti, ovviamente, e le persone che hanno riconosciuto in Majorana il genio; come Fermi, a premere perché non si archivi il caso. La tesi che sostengono è quella che il professore si sia ritirato a vivere in un convento per un suo desiderio di solitudine. L’interessamento di personaggi pubblici di peso come il senatore Gentile non produce sostanziali cambiamenti nell’atteggiamento della polizia che, indotta dalle lettere che il professore ha lasciato prima di sparire, continua a vedere nel caso un semplice suicidio. Nel documento indirizzato alle questure di Palermo e di Napoli che richiede un supplemento di indagine, vi è insita una chiusura del caso, perché, tramite un linguaggio che “allude” e “prescrive”, è indicato anticipatamente il risultato scontato dell’indagine. A nulla servirà neanche l’interessamento dello stesso Mussolini, spinto più dalle suppliche della madre di Majorana che dalla lettera di Enrico Fermi.<span id="more-1153"></span></p>
<p>Seguendo ancora le tracce che ha lasciato il grande fisico, Sciascia cerca di ricostruirne il carattere e la sua storia personale. Timido, schivo e inadatto, il giovane Majorana, dopo aver terminato senza difficoltà e con pieni voti i suoi studi alla Facoltà di Fisica di Roma, continua le sue ricerche all’interno dell’Istituto di Fisica di Via Panisperna. Qui entra in contatto con Enrico Fermi con cui si stabilisce un rapporto distaccato e critico a causa di un inconscio antagonismo.</p>
<blockquote><p>Come tutti i siciliani <em>buoni,</em> come tutti i siciliani migliori, Majorana non era portato a far gruppo, a stabilire solidarietà e a stabilirvisi (sono i siciliani peggiori quelli che hanno il genio del gruppo, della <em>cosca</em>)<a href="#_ftn1">[1]</a>.</p></blockquote>
<p>All’interno del gruppo dei “ragazzi di Via Panisperna”, si distingue per la sua precocità e per il suo possedere, a differenza di altri, la scienza come un fatto di natura. Sciascia lo accosta ad altri precoci geni della letteratura come Stendhal che prima di riversare il frutto della loro mente  cercano di “trattenersi”. Così Majorana, nonostante avesse pensato e calcolato prima che Heisenberg la pubblicasse, la teoria, che da questi prese il nome, del nucleo fatto di neutroni e protoni, cerca di minimizzare la sua scoperta e, anzi, ne fa carta straccia. Ed è proprio dall’incontro con il fisico tedesco, promosso da Enrico Fermi, che si può notare un sensibile cambiamento nel carattere e nel comportamento di Majorana. Nel gennaio del 1933 si reca a Lipsia dove entra in contatto con molti fisici del nord, ma stando alle lettere che invia alla madre, è proprio Werner Heisenberg a colpirlo maggiormente con la sua simpatia e disponibilità. Dei numerosi colloqui che i due hanno avuto ovviamente non ci restano testimonianze, certo è che avranno parlato di fisica nucleare e, con ogni probabilità, delle implicazioni etiche e morali che apportano alcune scoperte,</p>
<blockquote><p>Heisenberg viveva il problema della fisica, la sua ricerca di fisico, dentro un vasto e drammatico contesto di pensiero. Era per dirla banalmente, un filosofo.<a href="#_ftn2">[2]</a></p></blockquote>
<p>L’autore, proprio qui, comincia a gettare luce su quello che potrebbe aver percepito l’animo sensibile e la mente geniale di Majorana. Sicuramente il fisico, come i grandi dell’antichità, non era alieno a speculazioni filosofiche, tutto sta nel comprendere quanto può aver intuito, o quanto può essere stato intimorito dai confini della fisica cui si sentiva prossimo. Confini in cui lui potrebbe aver visto un baratro per umanità.</p>
<p>Majorana, tornato a Roma in agosto, ricerca volontariamente una solitudine quasi eremitica. Laura Fermi attribuisce il suo cambiamento nella maniera di frequentare l’Istituto di Fisica, al tragico processo intentato contro uno zio del fisico, ma i fratelli lo escludono nel modo più deciso. Per quattro anni raramente esce di casa, ad un certo punto smette di andare all’Istituto e con le poche persone con cui parla evita accuratamente ogni discorso sulla fisica. Questo rifiuto nei confronti della fisica per Sciascia, non dimostra che l’aveva abbandonata, ma che ne era ancor più ossessionato. Da molte testimonianze risulta, infatti, che scrivesse per ore, ma di tutte quelle carte resteranno solo due brevi scritti. Probabilmente distrusse tutto ciò che aveva scritto poco prima di scomparire. Molti pensarono allora ad un esaurimento nervoso, però, il fatto che di lì a poco partecipasse al concorso per la cattedra di Fisica Teorica, smonta questa ipotesi. Non furono Fermi e gli altri amici ad indurlo a partecipare, come da parte accademica hanno voluto far credere. Fu, invece, una sorta di scherzo che il fisico volle giocare nei confronti di chi lo aveva escluso. Da allora rientrò nella vita pubblica perché fu nominato professore, per <em>chiara fama,</em> alla cattedra di Fisica Teorica dell’Università di Napoli<em>.</em> Nei primi mesi del 1938 la sua vita a Napoli si divideva fra<em> </em>l’albergo e l’Istituto di Fisica dando al direttore dell’Istituto, nei brevi colloqui che avevano, l’impressione che stesse lavorando a qualcosa di impegnativo. Probabilmente sentiva il disagio di dover insegnare, ma dalle lettere ai suoi familiari non trapelano traumi particolari dovuti a esso. A Napoli raggiunge la compiuta solitudine, gli manca ancora un ultimo passo che compirà la sera del 25 marzo quando, dopo aver inviato due lettere, una ai familiari e una al direttore dell’Istituto, scompare definitivamente. Tutto lascia credere che si sia tolto la vita buttandosi nel mare nel tragitto fra Palermo e Napoli. L’autore, però, fonda giustamente i suoi dubbi su alcuni eventi quanto mai anomali: in primo luogo, il professore, il giorno dopo, invia al direttore dell’Istituto un telegramma in cui dice di non dar peso alla lettera in cui faceva riferimento alla sua intenzione di scomparire e in secondo luogo, il fatto che alla direzione della Tirrenia risulta il tagliando di ritorno a Napoli. Chi era sul piroscafo quella notte, non riesce assicurare se la persona con cui viaggiò era Ettore Majorana, da qui si fonda la possibilità, tutt’altro che “romanzesca”, che il fisico non abbia fatto ritorno a Napoli con il postale del 27 marzo. Ci sono altri elementi da tener presente contro la tesi del suicidio: il fisico fu visto dalla sua infermiera alcuni giorni dopo a Napoli e, soprattutto, come fa notare la madre nella lettera a Mussolini, aveva ritirato tutto il denaro che aveva in banca e portò con sé il passaporto.</p>
<p>Ettore Majorana scomparve, perché era questo ciò che voleva, una mente abile come la sua aveva messo in conto le tracce che potevano essere lasciate per depistare le indagini e quelle che non era possibile non lasciare ma, che ad ogni modo non sarebbero state determinanti. Forse si rifugiò in un monastero di certosini nell’Italia meridionale, ipotesi che molti all’epoca paventavano e che lo stesso autore nell’ultimo capitolo ci lascia intendere di condividere. Soprattutto, però, quello che Sciascia porta alla luce è il dramma di un “uomo solo”, un uomo che, con i regimi dominanti nell’epoca in cui si trovò a lavorare in paesi come Italia e Germania, potrebbe aver visto in pericolo non la sua libertà di scienziato, ma l’umanità intera. Le sue ricerche sopra la scissione (in realtà fissione) del nucleo di uranio, di li a poco, si sarebbero rivelate tristemente “utili” grazie ad altri scienziati (ed erano liberi) che non si posero problemi di ordine etico e morale. Un punto di arrivo per alcuni, un punto di non ritorno per una persona sensitiva e sensibile come Ettore Majorana. Questa perdita della propria identità, questo mondo dal futuro inquietante che rende estraneo l’individuo è legato indissolubilmente nella letteratura moderna al nome di Luigi Pirandello e, fra i tanti scrittori citati in questo libro, Sciascia non ne fa mistero. Ponendo la voglia, l’accortezza e la vocazione di scomparire di Majorana a metà strada fra Mattia Pascal e Vitangelo Moscarda. “</p>
<blockquote><p>Con l’immagine di questa fuga ambigua, simulata di fronte alla propria esistenza, con la paura di Mattia Pascal di avere le vertigini e di perdere l’equilibrio si può tradurre letterariamente, una volta riconosciuto lo strappo – e il confronto appare facile e legittimo -, l’enigmatica scomparsa di Ettore Majorana<a href="#_ftn3">[3]</a>.</p></blockquote>
<p>Sono, in definitiva, le categorie letterarie, Categorie con la maiuscola, perché di un grande della letteratura come Pirandello, ad essere messe da Sciascia al servizio della comprensione della realtà. Realtà indagata con la forza (fede illuministica) della ragione e dell’intelletto e con la mediazione letteraria, la quale gli permette di provare anche ciò che <em>oggettivamente</em> non si può sostenere.</p>
<hr size="1" />
<p><a href="#_ftnref">[1]</a> Leonardo Sciascia, <em>La scomparsa di Majorana</em>, Milano, Adelphi1997, pag. 31.</p>
<p><a href="#_ftnref">[2]</a> Leonardo Sciascia,<em> La scomparso di Majorana, </em>Milano, Adelphi 1997, pag.50.</p>
<p><a href="#_ftnref">[3]</a> Lea Ritter Santini, <em>Uno strappo nel cielo di carta,</em> in Leonardo Sciascia, <em>La scomparsa di Majorana</em>, Milano, Adelphi 1997, pag. 104.</p>
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		<title>Dal mare l&#8217;elementare trionfo sulle avversità</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 07:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vecchio e il mare, Ernest Hemingway<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1131&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.life.com/image/ugc1008262/in-gallery/33122#index/18"><img class="alignright size-medium wp-image-1140" title="Ernest Hemingway" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/02/ernest-hemingway2.png?w=223&#038;h=300" alt="" width="223" height="300" /></a>The old man and the sea</strong></em>, il vecchio e il mare , è un racconto lungo di <strong>Hemingway </strong>che ha riscosso un enorme successo. Pubblicato per la prima volta sul numero di agosto di <em>Life</em>. é probabilmente la migliore opera dello scrittore americano, una summa, in poco più di cento pagine, della sua poetica  e del significato attuale della vita.<br />
Il protagonista del racconto è un vecchio pescatore cubano,<strong> Santiago</strong>. Da più di ottanta giorni non gli riesce di prendere un pesce. Santiago si trova sull&#8217;orlo del fallimento, deve decidersi. Si avventura in alto mare, <strong>al largo di Cuba</strong>, nel Gulf Stream, dove la corrente è tanto potente, e incontra finalmente un pesce <strong>enorme</strong>, un <strong>pescecane</strong> assai più grande della sua barca. Parte all&#8217;attacco, per due giorni e due notti lotta col mostro, alla fine riesce a vincerlo e lo lega alla barca per il viaggio di ritorno.<br />
Sembra tutto finito, scoppia invece il dramma. Attorno alla barca cominciano ad apparire altri pescecani. Prima il pescecane <a href="http://www.life.com/image/ugc1008262/in-gallery/33122#index/6"><img class="alignleft size-medium wp-image-1143" title="pescecane" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/02/pescecane.png?w=190&#038;h=300" alt="" width="190" height="300" /></a>ferito, poi il pescatore diventano preda dei nuovi mostri. Santiago si difende come può, col rampone, col coltello, col remo. Anche il pescecane ferito si difende. Si stabilisce quasi un intesa tra l&#8217;uomo e l&#8217;animale. Qualcuno dei nuovi mostri viene ucciso, altri feriti; ne accorrono dei nuovi, il pescecane è divorato, il pescatore si salva dopo essere stato ferito, solo grazie alla sua forza di volontà. La desolazione del vecchio pescatore cubano Santiago rientrato in porto soltanto con la lisca spettacolosa del pescespada è acuita dal fatto che in pochi, un ragazzo, altri pescatori, si accorgono della sua avventura. I segni del dramma di quest&#8217;uomo coraggioso sono appena percettibili.<br />
Come in <em>Moby Dick</em> di un altro grande scrittore statunitense, <strong>Melville</strong>, il mare e una balena erano il sottofondo e il simbolo di un elementare coraggio e del trionfo sulle avversità, il senso di questo altro mare e pescecane di Hemingway è nell&#8217;impeto che anima il vecchio pescatore. «Santiago» scriveva Giovanni Visentin su la <em>Fiera Letteraria</em> «si presenta come uno splendido monito: nella lotta l&#8217;esistenza trova uno scopo e la ragione stessa della bellezza». Se non tutta la letteratura oggi è ottimista sulla vita, almeno Hemingway ci incoraggia dunque a vivere con rinnovata energia.</p>
<p><strong><em><br />
</em></strong></p>
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		<title>Nelle sere di luna piena, la Madonnina del Duomo c&#8217;era così vicina che bastava aprire le finestre&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 08:10:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con questo interrogativo, strategicamente posto in quarta di copertina, Leonardo Sinisgalli ci invita a leggere i suoi articoli pubblicati sulla rivista «Italia Letteraria» e riproposti in Pagine milanesi. Scritti fra il 1933  e il 1936, questi contributi rappresentano la società milanese del periodo, aperta all&#8217;arte e alla cultura. Una Milano che è ritrovo di intellettuali [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1076&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.facebook.com/pages/EremoLetterario/152610118109046"><img class="alignleft size-full wp-image-1102" title="pagine milanesi" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/01/pagine-milanesi.png?w=600&#038;h=62" alt="" width="600" height="62" /></a></p>
<p>Con questo interrogativo, strategicamente posto in quarta di copertina, <strong>Leonardo Sinisgalli</strong> ci invita a leggere i suoi articoli pubblicati sulla rivista «<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L'Italia_Letteraria" target="_blank">Italia Letteraria</a>» e riproposti in <em>Pagine milanesi</em>. Scritti fra il 1933  e il 1936, questi contributi rappresentano la società milanese del periodo, aperta all&#8217;arte e alla cultura. Una Milano che è ritrovo di intellettuali e artisti provenienti da tutto il Paese, dove sulla stessa linea di tram si potevano incontrare Quasimodo, Persico, Carrieri. Nelle pagine di Sinisgalli c&#8217;è una Milano in continua costruzione, un cantiere costante volto a costruire il capoluogo lombardo come oggi lo conosciamo. La periferia e il freddo non fanno demordere il giovane poeta-ingegnere lucano:</p>
<p style="padding-left:30px;">Sono giunto in questa città una sera d&#8217;inverno: faticosamente il sangue ha fatto abitudine agli agguati della nebbia. Nasceva dalla terra, penetrava i muri, veniva fuori in certe ore dalle concimaie della periferia e la bocca faceva acre, le reni acide.</p>
<p>Ma di giorno in giorno cresce la confidenza nei confronti della città e della sua gente e anche il freddo sembra meno intenso. Fra una prima teatrale, una mostra e un evento mondano Sinisgalli ci racconta con il suo tocco personale, lucido ed essenziale il cenacolo di artisti che diveniva una sorta di seconda famiglia per lui. Sullo sfondo di una città che si acconcia e ispira momenti nostalgici:</p>
<p style="padding-left:30px;">È una notte buona, bisogna pure segnarselo nella memoria l&#8217;itinerario della luna nel riquadro del cielo. È su che è poco, in quel varco d&#8217;aria aperto dalle ultime demolizioni. Fino all&#8217;altr&#8217;anno c&#8217;era l&#8217;insegna luminosa della Voce del Padrone: dicono la prima figura apparsa sul cielo della città. Più tardi passerà sulla testa del cavallo di bronzo e terminerà il suo arco nelle prime ore dell&#8217;alba: finirà, ne sono sicuro, dentro la rete metallica che fa da sostegno ai tubi luminosi del Vermut Bianco Isolabella. È già tardi; sulla parete che sta di faccia al Duomo sono rimaste poche insegne.</p>
<div id="attachment_1108" class="wp-caption aligncenter" style="width: 408px"><a href="http://picasaweb.google.com/lh/photo/rEk4eDUS38AHfqykrx8y-Q"><img class="size-full wp-image-1108" title="Madonnina con la luna, Milano" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/01/madonnina-con-la-luna-milano.jpg?w=600" alt="Madonnina con la luna, Milano"   /></a><p class="wp-caption-text">Madonnina con la luna, 2 gennaio 2010, Milano</p></div>
<p>Piccole schegge della Milano di Sinisgalli e, non ce ne voglia il lucano, dal sapore quasi diaristico, proprio come dei post di un blog personale, in bilico fra la cronaca mondana e il racconto privato e intimista. Da notare la fantastica veste grafica della <a href="http://www.hacca.it/hacca/prodotti/viewImgGallery.php?nameFoto=../../opere/129190556579.48.109.48.jpg" target="_blank">copertina</a>, un atto dovuto al pubblicitario Sinisgalli, che spesso ha offuscato il poeta, il prosatore, il designer, il direttore di riviste, l&#8217;ingegnere&#8230;</p>
<p style="padding-left:30px;">Il salto che io ho fatto dal borgo alla città è stato temerario, non c&#8217;è stata la mezza misura. La città mi ha affascinato e mi ha distratto per molti anni. Ce l&#8217;ho davanti agli occhi, non la guardo. C&#8217;è oggi un dissenso tra me e la città. Ma non mi passa mai per la mente di fuggire o di nascondermi.<br />
Intervista a Leonardo Sinisgalli in Ferdinando Camon, <em>Il mestiere di poeta</em>, Lerici, Milano, 1965, p. 103.</p>
<br />Filed under: <a href='http://eremoletterario.com/category/libri/'>Libri</a>, <a href='http://eremoletterario.com/category/letteratura/recensione/'>Recensione</a> Tagged: <a href='http://eremoletterario.com/tag/hacca-edizioni/'>Hacca Edizioni</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/italia-letteraria/'>Italia Letteraria</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/leonardo-sinisgalli/'>Leonardo Sinisgalli</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/milano/'>Milano</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/pagine-milanesi/'>pagine milanesi</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/postaweek2011/'>postaweek2011</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/eremoletterario.wordpress.com/1076/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/eremoletterario.wordpress.com/1076/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/eremoletterario.wordpress.com/1076/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/eremoletterario.wordpress.com/1076/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/eremoletterario.wordpress.com/1076/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/eremoletterario.wordpress.com/1076/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/eremoletterario.wordpress.com/1076/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/eremoletterario.wordpress.com/1076/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/eremoletterario.wordpress.com/1076/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/eremoletterario.wordpress.com/1076/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/eremoletterario.wordpress.com/1076/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/eremoletterario.wordpress.com/1076/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/eremoletterario.wordpress.com/1076/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/eremoletterario.wordpress.com/1076/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1076&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Madonnina con la luna, Milano</media:title>
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		<title>Con l&#8217;azzurro a portata di mano</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 07:30:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EDN</dc:creator>
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		<category><![CDATA[I figli degli eroi]]></category>
		<category><![CDATA[Lyonel Trouillot]]></category>

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		<description><![CDATA[Recensione del romanzo "I figli degli eroi" di Lyonel Trouillot edito da Atmosphere Libri nel gennaio 2011.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1087&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://claudiocaprara.ilcannocchiale.it/2010/01/26/occhi_di_terremotato.html"><img class="alignleft size-full wp-image-1092" title="Un ragazzo guarda la telecamera durante un servizio di chiesa fuori dal campo per sfollati a Port-au-Prince, 24 gennaio 2010" src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/01/un-ragazzo-guarda-la-telecamera-durante-un-servizio-di-chiesa-domenica-di-fuori-di-un-campo-per-sfollati-a-port-au-prince-24-gennaio-2010.jpg?w=600&#038;h=432" alt="" width="600" height="432" /></a>È da poco arrivato nelle librerie <em>I figli degli eroi</em> di <strong>Lyonel Trouillot, <span style="font-weight:normal;">i</span></strong>l volume fa parte della collana <em>Biblioteca dell&#8217;acqua</em> ed è edito per i tipi di <strong>Atmosphere Libri</strong> di Roma. A un anno di distanza dal drammatico terremoto che ha scosso Haiti, torna all&#8217;attenzione del pubblico la nazione più povera dell&#8217;emisfero boreale. Lyonel Trouillot, uno dei più noti romanzieri haitiani, ha pubblicato questo romanzo nel 2002.<br />
<strong> Colin</strong> e <strong>Mariéla</strong>, i protagonisti della storia, vivono in una <strong>bidonville di Port-au-Prince</strong>. Un &#8216;esistenza fatta di miseria materiale, ma non solo. Agli stenti di una vita senza raggi di sole si aggiunge una situazione familiare fatiscente. <strong>Corazón padre tirannico</strong>, ubriacone, bugiardo, ladro e violento ha cercato fortuna come boxeur nella Repubblica Dominicana. A dispetto delle imprese che racconta è semplicemente un fallito. Le frustrazioni derivanti da questa consapevolezza vengono scaricate sulla moglie Joséphine, un&#8217;orfana dedita alla preghiera e al marito violento. La vicende prende le mosse proprio dall&#8217;<strong>assassinio del padre</strong> da parte di Colin, un bambino debole , malarico e <strong>voce narrante</strong>, e da Mariéla, la sorella sedicenne. Un giorno i due scoprono che il padre li ha mentiti sul suo lavoro: vantava un lavoro da meccanico e invece è solo un uomo di fatica, tiranneggiato dal proprietario dell&#8217;officina. Oltre a quel po&#8217; che riesce a guadagnare, riceve anche dei soldi da parte della madre. Denaro che al posto di essere utilizzato per mandare a scuola i figli, spende in alcolici e altre gozzoviglie. In seguito alla scoperta del vero lavoro del padre, durante una delle tante liti familiari i due fratelli si avventano su Corazón (da parte loro non viene mai usato il termine padre) e lo uccidono con una chiave inglese. Senza tanti pensieri, rimorsi o tentennamenti i due fuggono per i vicoli della bidonville per perdersi nelle strade della città.</p>
<p style="padding-left:30px;">E non è che tutti i poveri se le diano di santa ragione. Da noi, grida, pugni, bisticci, e preghiere colmavano la mancanza di denaro. Corazón si innervosiva per un nonnulla e si rabboniva solo dopo parecchie settimane.</p>
<p>Nei pochi giorni in cui <strong>i due vagabondano per la città</strong>, si avverte l&#8217;incombere della loro cattura, nonostante tutto rimangono uniti cercando di vivere al meglio le ultime ore di libertà. Mariéla è enigmaticamente asserragliata nella sua diffidenza verso il mondo e verso le persone. Per questo motivo cerca di farsi promettere dal fratello minore che non spiegherà le ragioni del loro gesto. Il bambino al contrario è un sognatore, cerca con la fantasia la vita che non avrà, ama la madre e per la sorella sente pulsioni contrastanti, benché sia consapevole che a lei deve tutto ed è la parte più umana della sua vita. Nell&#8217;ultimo giorno di libertà, di domenica, salgono sulla montagna che domina la capitale, dall&#8217;alto vedono le meraviglie della città, ma non scorgono la bidonville, si sentono più vicini al cielo e anche il registro della voce narrante si fa più poetico, quasi ad evocare una redenzione dovuta alla bellezza dei luoghi. Un ultimo momento assoluto, poi tornati in città, nella piazza degli Eroi saranno riconosciuti e <strong>acciuffati dalla folla</strong>.</p>
<p style="padding-left:30px;">L&#8217;inizio è la nostra vita. La nostra vita ha ucciso Corazón. Questa nostra vita maledetta, così lontana dalla speranza e così vicina alla morte. Non sono mie queste parole. Io non parlo la lingua dei filosofi. Sono parole di Rosemond. È il primo della classe e legge i libri dei poeti.</p>
<p><em><a href="http://www.bol.it/libri/I-figli-degli-eroi/Lyonel-Trouillot/ea978886564002/" target="_blank">I figli degli Eroi </a></em>di Lyonel Trouillot parla di un mondo di povertà, di bambini soli e di un riscatto impossibile, come uno dei tanti detti popolari che animano il racconto di Colin, la <strong>violenza genera altra violenza</strong>, premeditata o non, giustificata o non.</p>
<br />Filed under: <a href='http://eremoletterario.com/category/libri/'>Libri</a>, <a href='http://eremoletterario.com/category/letteratura/recensione/'>Recensione</a> Tagged: <a href='http://eremoletterario.com/tag/atmosphere-libri/'>Atmosphere libri</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/biblioteca-dellacqua/'>Biblioteca dell'acqua</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/i-figli-degli-eroi/'>I figli degli eroi</a>, <a href='http://eremoletterario.com/tag/lyonel-trouillot/'>Lyonel Trouillot</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/eremoletterario.wordpress.com/1087/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/eremoletterario.wordpress.com/1087/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/eremoletterario.wordpress.com/1087/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/eremoletterario.wordpress.com/1087/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/eremoletterario.wordpress.com/1087/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/eremoletterario.wordpress.com/1087/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/eremoletterario.wordpress.com/1087/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/eremoletterario.wordpress.com/1087/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/eremoletterario.wordpress.com/1087/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/eremoletterario.wordpress.com/1087/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/eremoletterario.wordpress.com/1087/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/eremoletterario.wordpress.com/1087/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/eremoletterario.wordpress.com/1087/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/eremoletterario.wordpress.com/1087/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1087&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sciascia e il dramma della giustizia</title>
		<link>http://eremoletterario.com/2011/01/19/il-dramma-della-giustizia/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 08:28:39 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo Sciascia]]></category>
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		<category><![CDATA[Una storia semplice]]></category>

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		<description><![CDATA[Una storia semplice arrivò nelle librerie agli inizi di novembre del 1989, che Leonardo Sciascia si stava ormai spegnendo. Morirà il 20 di quel mese e questo lungo racconto, scritto nella lunga stagione della malattia e della solitudine, può essere considerato il suo testamento. Nei brevi capitoli che si susseguono ritroviamo tutti i temi cari [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eremoletterario.com&amp;blog=2206812&amp;post=1067&amp;subd=eremoletterario&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.radio.rai.it/radio3/terzo_anello/alta_voce/archivio_2009/eventi/2009_02_23_unastoriasemplice/index.cfm"><img class="alignleft size-full wp-image-1068" title="Toni Servillo legge: Una storia semplice " src="http://eremoletterario.files.wordpress.com/2011/01/toni-servillo.jpg?w=600" alt=""   /></a>Una storia semplice</em> arrivò nelle librerie agli inizi di novembre del 1989, che Leonardo Sciascia si stava ormai spegnendo. Morirà il 20 di quel mese e questo lungo racconto, scritto nella lunga stagione della malattia e della solitudine, può essere considerato il suo testamento.</p>
<p>Nei brevi capitoli che si susseguono ritroviamo tutti i temi cari allo scrittore. Siamo nell’entroterra siciliano e, ancora una volta, i protagonisti sono gli uomini delle forze dell’ordine. Un sabato sera, durante una festa paesana, Giorgio Roccella telefona alla polizia richiedendo il loro intervento. L’uomo è un diplomatico in pensione che vive ad Edimburgo da circa quindici anni e la polizia, credendo in uno scherzo, decide di andare alla villa dell’uomo solo all’indomani. Il giorno dopo, infatti, una piccola pattuglia di polizia con a capo il brigadiere Antonio Lagandara si reca sul luogo. Qui scoprono che l’uomo che aveva chiamato è morto. All’apparenza si tratta di suicidio, come cerca di minimizzare il questore, ma il brigadiere non è dello stesso avviso. Sul caso lavorano in maniera parallela sia il corpo di polizia, sia l’arma dei carabinieri. Si cerca nel passato dell’uomo e fra le persone che aveva incontrato da quando era in paese. Giorgio Roccella era tornato nel suo villino per ritrovare alcune lettere di Garibaldi e Pirandello ed era stato visto da un suo vecchio amico, il professore Carmelo Franzò. Questi racconta che, la sera stessa della telefonata alla polizia, l’amico lo aveva chiamato sorpreso dal fatto che in casa sua ci fosse un telefono e un quadro che gli era parso di riconoscere in un famoso dipinto rubato. Prima che gli inquirenti possano compiere nuove ispezioni, però, un altro fatto di sangue sconvolge il paese: sono uccisi il capostazione e il manovale della stazione di Monterosso. L’unico testimone è un passante che si era recato alla piccola stazione su suggerimento del capotreno di un convoglio che era rimasto bloccato. L’uomo in seguito, ricercato dalla polizia e dai carabinieri, si consegnerà spontaneamente. Racconta agli inquirenti di aver visto tre uomini nella piccola stazione, di cui uno si era spacciato per capostazione, che stavano arrotolando un tappeto. L’uomo, nonostante la sua innocenza, viene trattenuto.<span id="more-1067"></span></p>
<p>Nel frattempo, il colonnello e il questore fanno col magistrato inquirente il punto delle loro indagini, rimanendo entrambi sorpresi dalla scarsa intelligenza del magistrato. Le indagini proseguono con un colloquio con i due familiari  della vittima. Testimonianze assolutamente inutili queste, se non fosse per il figlio che riesce a indicare, in un prete, il custode della proprietà paterna. In una nuova ispezione al villino, il brigadiere, si accorge di alcuni dettagli: i catenacci, prima presenti all’ingresso dei magazzini, adesso sono spariti e in questi ambienti c’è un odore strano, nel piazzale ci sono i segni evidenti di manovre di automezzi. Una dichiarazione di colpevolezza in piena regola è, invece, l’abilità con la quale il commissario, che aveva asserito di non essere mai stato prima di allora nell’edificio, si muove e trova l’interruttore nel solaio. Per il brigadiere è ormai tutto chiaro e, nella strada per il paese, riaccompagnando il professore si confida con lui. Anche il commissario sa di aver commesso una leggerezza e ha intuito i pensieri del brigadiere. Il giorno dopo, in ufficio, facendo finta di pulire la sua pistola d’ordinanza, cerca di uccidere il brigadiere. Questi, prevedendo la mossa del suo superiore, riesce a schivare il colpo e a sparare a sua volta uccidendolo.</p>
<p>Negli ultimi capitoli si consuma, ancora una volta, il <em>dramma</em> della giustizia. Riuniti il questore e il colonnello, nell’ufficio del procuratore, discutono con il magistrato del caso. La verità è scottante e coinvolgerebbe un capo della polizia giudiziaria, l’unica soluzione è liquidare tutto come un tragico incidente.</p>
<p>Questo racconto lungo ha la struttura di una sceneggiatura già bella e pronta per un film e, infatti, nel 1991 lo diventò davvero. La velocità con cui si susseguono gli eventi, gli indizi, quasi non lascia il tempo al lettore di farsi un’idea diversa sui fatti. Costruita intorno a una struttura spoglia ma solida e su una catena di conflitti che diventano il motore della storia stessa, ci concede di riflettere solo, quando ormai tutto è stato deciso. In questa storia, dove l’autore ci torna a parlare di mafia e connivenza con le forze dell’ordine, non compaiono mai le parole droga e mafia. Tornano, però, ad essere questi i mali che affliggono la sua terra, mali che lo Stato non ha saputo o voluto combattere. Sono passati quasi trent’anni da <em>Il giorno della civetta</em> e nel mondo di Sciascia gli eroi sono praticamente svaniti e le possibilità che restano alla giustizia sono sempre più <em>flebili</em>. L’ultimo scritto finisce con l’assumere un sapore di bilancio e, con disillusione dopo le tante esperienze fatte, ci regala questo mondo approssimativo dove ancora esiste un’ultima possibilità di riscatto. Riscatto che è nell’intelletto, nella cultura e nella ragione dei protagonisti come il brigadiere Antonio Lagandara e il professore Carmelo Franzò. Gli altri personaggi sono tutte maschere, direttamente o indirettamente coinvolte nel complotto, perché mafiosi o semplicemente perché troppo sfiduciati nelle istituzioni e nella giustizia.</p>
<p>Il male, però, non abita solo la Sicilia: è globale. La Sicilia di Sciascia ci aiuta solo a capire meglio e più in fretta le cose. L’isola ci offre la rappresentazione di tanti problemi e contraddizioni, utili non solo a suggerire uno spaccato della società italiana, ma di una forza corrosiva tale da poter costituirsi come metafora del mondo moderno.</p>
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