Una casa en la arena
L’Oceano Pacifico
straripava dalla mappa.
Non vi era posto ove metterlo.
Era così grande, disordinato
e blu che non ci stava in nessun posto.
Così lo lasciarono davanti alla mia finestra.
El Océano Pacífico
se salía del mapa.
No había donde ponerlo.
Era tan grande, desordenado
y azul que no cabía en ninguna parte.
Por eso lo dejaron frente a mi ventana.
Pablo Neruda
Patagonica
Le nubi sono basse e nere, e corrono veloci verso est in Patagonia. La steppa è costantemente battuta da un vento gelido e secco, venendo dal Pacifico supera agevolmente le Ande – che in in questa parte australe del continente digradano senza raggiungere i duemila metri – scaricando, prima di queste, il loro umido carico di pioggia e neve.
Puerto Natales si affaccia sul Seno Ultima Esperanza e ci accoglie dopo esserci lasciti più a sud l’industriosa Punta Arenas.
Anselmo mi consigliò di andare a trovare il poeta.
- Il maestro- disse.
Il poeta viveva insieme a un tratto solitario del fiume, in un lussureggiante orto di albicocchi, solo, in una capanna di due stanze. Era stato professore di letteratura a Buenos Aires. Era sceso in Patagonia quaranta anni prima ed era rimasto lì.
Bussai alla porta e si svegliò. Scendeva una leggera pioggerella, e mentre lui si vestiva mi riparai dal freddo sotto il portico e contemplai la sua colonia di ranocchi domestici.
Le sue dita afferrarono il mio braccio. Mi inchiodò uno sguardo veemente e luminoso.
- La Patagonia! – esclamò -. E’ un’amante esigente. Ti ammalia. E’ una maliarda! Ti ghermisce con le sue braccia e non ti lascia più.
La pioggia tamburellava sopra il tetto di lamiera. Durante le seguenti due ore il poeta fu la mia Patagonia.
, e fuori c’è un casino di verde.
È TUTTO VERDE
di David Foster Wallace
Lei dice non m’importa se mi credi o no, è la verità, poi tu credi pure a quello che ti pare. Quindi è sicuro che mente. Quando è la verità si fa in quattro per cercare di farti credere a quello che dice. Perciò sento di non avere dubbi.
Si rasserena e guarda dall’altra parte, lontano, ha l’aria furba con la sigaretta sotto la luce che entra dalla finestra bagnata, e io non so cosa mi sento di dire.
Dico Mayfly, con te non so più cosa fare o cosa dire o cosa credere. Ma ci sono delle cose che so per certe. So che io sto diventando vecchio e tu no. E che ti do tutto quello che ho da darti, con le mani e con il cuore. Tutto quello che ho dentro di me l’ho dato a te. Tengo duro e lavoro sodo ogni giorno. Ho fatto di te l’unica ragione che ho per fare quello che faccio sempre. Ho cercato di costruire una casa per te, una casa di cui facessi parte, e che fosse una bella casa.
Mi rassereno anch’io e getto il fiammifero nel lavandino insieme ad altri fiammiferi, piatti, una spugna e cose del genere.
Dico Mayfly il mio cuore ha fatto il giro del mondo e ritorno per te ma ho quarantotto anni. È ora che la smetto di lasciarmi semplicemente trascinare dalle cose. Devo usare quel po’ di tempo che ancora mi resta per cercare di sistemare tutto e stare bene. Devo provare a stare come ho bisogno di stare. In me ci sono delle esigenze che tu non riesci neanche più a vedere, perché ci sono troppe esigenze tue di mezzo.
Lei non dice nulla e io guardo la sua finestra e sento che lei sa che io so, e seduta sul mio divano fa un movimento. Ripiega le gambe sotto di sé, ha un paio di pantaloncini.
Dico in fondo non mi importa di quello che ho visto o credo di aver visto. Non è più quello il punto. So che io sto diventando vecchio e tu no. Ma ora mi sento come se ci fosse tutto me stesso che va verso di te e in cambio non mi viene più niente.
Ha i capelli tirati su con un fermaglio e delle forcine e si tiene il mento con la mano, è mattina presto, sembra che stia sognando rivolta verso la luce pulita che entra dalla finestra bagnata sopra il mio divano.
È tutto verde, dice. Guarda come è tutto verde Mitch. Come fai a dire di provare certe cose quando fuori è tutto così verde.
La finestra sopra il lavello del mio cucinino è stata ripulita dal violento acquazzone di stanotte e ora è una mattina di sole, è ancora presto, e fuori c’è un casino di verde. Gli alberi sono verdi e quel po’ d’erba che c’è oltre i dossi artificiali è verde e liscia. Ma non è tutto quanto verde. Le altre roulotte non sono verdi e il mio tavolino lì fuori con le pozzanghere allineate e le lattine di birra e le cicche che galleggiano nel portacenere non è verde, né il mio furgone, o la ghiaia della piazzola, o il triciclo che sta rovesciato su un fianco sotto un filo per il bucato senza bucato accanto alla roulotte vicina, dove c’è uno che ha fatto dei bambini.
È tutto verde sta dicendo lei. Lo sta sussurrando e il sussurro non è più rivolto a me, lo so.
Getto la sigaretta e volto le spalle al mattino con il sapore di qualcosa di vero in bocca. Mi volto verso di lei che sta sul divano in piena luce.
Da dov’è seduta sta guardando fuori, e io guardo lei, e c’è qualcosa in me che non si riesce a chiudere, nel guardarla. Mayfly ha un corpo. È lei la mia mattina. Dite il suo nome.
David Foster Wallace, La ragazza dai capelli strani
traduzione di Martina Testa, minimum fax
Nobel: letteratura, Oz il piu’ favorito dai bookmaker

Amos Oz
E’ Amos Oz il favorito alla corsa al Nobel per la letteratura 2009 secondo i bookmaker inglesi. Lo scrittore israeliano, infatti, e’ dato a quota 5,00 in una rosa di nomi che comprende anche la regista-arittrice algerina Assia Djebar (quota 6,000), l’americana Joyce Carol Oates (6,00), l’americano Philip Roth (8,00), il poeta siriano Adonis (9,00) e l’italiano Claudio Magris (10,00). Il titolo dovrebbe venir comunicato giovedi’ prossimo in tarda mattinata dall’accademia di Svezia.
Il Bibliografo è solitamente il disseminatore di una opinione piuttosto che il suo originatore
Come non vi sono leggi civili che impediscano a chiunque di farsi Autore, e di scrivere per il pubblico: così non pare ve ne siano che limitino o inficino la libertà di ciascuno di rendersi censore o giudice di quegli.
Adrien Baillet, De la liberté de juger, 1685-1686
Primavera delle idee
Non c’è alcun motivo per cui le scienze umane dovrebbero tutte adottare la medesima metodologia. Le controversie possono essere altamente produttive. La storia da sempre fiorisce allorché differenti tipi di scrittura storica siano disponibili sullo stesso scaffale, quando problemi attorno a “ciò che è accaduto” siano stimolati dalle domande “chi l’ha detto?” e “questo cosa significa?”
Christopher A. Bayly, La nascita del mondo moderno 1780-1914, 2004

Claudio Permiggiani, Campo dei fiori, Biblioteca d'Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale, Bologna
MAD MEN
Pensaci molto intensamente. Poi dimentica tutto.
Vedrai che l’idea ti esploderà davanti.
Donald “Don” Draper, Creative director Sterling Cooper Advertising Agency
Un esordio autodemolito: Slow learner

Darshan Zenith, "Cadillac Hearse" or, perhaps, "Eternal Summer"
Ormai alcuni anni fa ho letto L’incanto del lotto 49 di Thomas Ruggles Pynchon Jr. rimanendone fortemente impressionato. Un romanzo breve dalle mille sfaccettature, un vero e proprio diamante, in cui una giovane casalinga Oedipa Maas - e con lei il lettore – si trova suo malgrado invischiata sempre più in un complotto inestricabile. Successivamente ho preso a informarmi su questo curioso autore e sulla letteratura così detta postmoderna. Alla fine ho deciso di iniziare una lettura “totale” della sua opera in attesa di Against the Day (Contro il giorno a breve in Italia, dire che in patria è stato «stroncato» è quasi un «understatement») e Inherent Vice.
I suoi racconti giovanili sono ora raccolti in Un lento apprendistato, celebre per l’introduzione dell’autore stesso.
Trenta pagine di puro Pynchon-su-Pynchon in testa alle 200 che inanellano cinque short stories scritte in formidabile crescendo dal ’58 (Pioggerella) al ’64 (L’ integrazione segreta certamente il migliore del lotto, non a caso il più tardo). Vergate nell’ 84, quasi vent’ anni dopo il folgorante debutto con V. e quasi dieci dopo la consacrazione (National Book Award) con L’ arcobaleno della gravità, misero in riga tanto i critici avversi che i pynchoniani troppo entusiasti. Lui prendeva entrambi in contropiede, auto accusandosi beffardo di mancanza d’ orecchio, ingenuità, approssimazione scientifica, e poi razzismo, confusione, scarso uso del dizionario, plagio di vecchie guide Baedecker. I rilievi di Pynchon risultano forse più interessanti dei racconti. Per alcuni, come Entropia, la sofisticazione dell’umorismo e dell’intreccio è senz’altro un pregio invidiabile, per altri sembrerebbe scadere in un vuoto formalismo. D’altronde nel mettere in mostra un apprendistato sono più le debolezze e gli errori quelli che vengono a galla. I Trilobiti di Breece D’ J Pancake (Breece Dexter John Pancake) sono distanti anni luce. O meglio ere geologiche.











