In lettura
Genitori e figli, Emil Hakl
A Tomas Tranströmer il Premio Nobel per la Letteratura 2011

Tomas Tranströmer - The Nobel Prize in Literature 2011
Il poeta svedese Tomas Tranströmer è stato insignito questa mattina dall’Accademia Svedese del Premio Nobel per la Letteratura 2011 “perché attraverso le sue immagini condensate e translucide ha offerto un nuovo accesso alla realtà“. Il poeta ottantenne laureatosi in psicologia nel 1956 scrive di natura, morte, storia e memoria.
Pagina di libro notturno
Sbarcai una notte di maggio
in un gelido chiaro di luna
dove erba e fiori erano grigi
ma il profumo verde.Salii piano un pendìo
nella daltonica notte
mentre pietre bianche
segnalavano alla luna.Uno spazio di tempo
lungo qualche minuto
largo cinquantotto anni.E dietro di me
oltre le plumbee acque luccicanti
c’era l’altra costa
e i dominatori.Uomini con futuro
invece di volti.
Letteratura: oggi alle ore 13 l’annuncio del premio Nobel
Stoccolma – Il vincitore del Premio Nobel 2011 per la letteratura sarà annunciato giovedì 6 ottobre a Stoccolma alle ore 13. Lo ha comunicato oggi l’Accademia Svedese che tradizionalmente conferisce l’ambito riconoscimento rendendo noto la data solo pochi giorni prima dell’annuncio, che comunque avviene sempre di giovedì. Lo scorso anno il Nobel letterario fu assegnato allo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa.
Pur in presenza del più rigoroso riserbo sull’identità del prescelto da parte dei 18 accademici, da settimane circola con insistenza, anche sulla stampa svedese, il nome del poeta siriano Adonis, pseudonimo di Ali Ahmad Said Asbar, 81 anni, il maggior scrittore vivente di lingua araba, recentemente insignito in Germania del Premio Goethe.
Le quote della società si scommesse inglese Ladbrokes Nobel Prize Literature Award 2011.
La sublime melodia di un silenzio
“Ascolta come spira l’ininterrotto messaggio
che dal silenzio si forma”
Rainer Maria Rilke

Cesario Milo, In cosa mai siamo mortali? (Zona contemporanea)
L’esistenza è tutto quello che cammina verso l’indissolubile, transitando in un percorso senza serie, senza spazio, senza la preoccupazione del “sapere”… Sarebbe un “Esistere” per qualcosa, in qualcosa, o per sé stesso.
In cosa mai siamo mortali? un libro che appassiona e fa pensare a tutta una esistenza umana e trascendentale. Una via dove il tutto e il niente si intercalano, si questionano insieme in armoniosa sintonia, amalgamando così: il chiaro e il buio, il certo e l’incerto, il vero e il falso. L’“Essere o non Essere”: però qui non sarebbe solo questa “la Questione”.
Perché nell’approssimarsi alle poesie di Cesario Milo, l’interrogarsi interiore diventa una costante, involto in un’atmosfera fruttifera che ci riporta al centro di un’analisi intima, regalando al lettore la pienezza di permettersi di trovare la capacità di vedersi interiormente.
Vivere, essere mortale, immortali, poco importa, nel momento in cui l’anima poetica attraverso le sue indagini. le sue interrogative fiorisce nel poeta che, senza paura, si sommerge acclamando tante voci: ardenti, irriverenti, ironiche. In altri versi la poesia riceve senza clamore una voce di purezza accattivante e sublime. E tutto questo possiamo pensare e sentire come “l’infanzia” degli iniziali pensieri dell’esistenza.
Il Poeta declama l’onirico di un modo tanto colossale com’è per un bambino la scoperta dei primi passi, dei primi gesti verso la libertà. Cosa sarebbe per un Essere vivente non avere la possibilità d’essere libero almeno mentalmente? E Cesario trascina il lettore nei mondi più profondi del silenzio, della solitudine, della fragilità e dell’ innocenza.
“ Giocando con le armi degli angeli” si riconosce e si appoggia alla “promessa di un colore”. Promessa questa in cui la poesia si lascia andare ad un immaginario melodico dove il lettore percorre campi di favola, di reale ed irreale bucolico: di tutto ciò di cui abbiamo bisogno per conoscere cosa potrebbe dare e regalare la “costellazione” e così poter sentire la libertà spaziale viva nell’ambito poetico/lirico di un poeta che si denuda davanti al mondo.
Il testimone poetico e continuo ci porta ai ricordi degli “antichi” e rimanenti sentimenti di lucidità e pazzia, proponendo all’IO interiore, nella sua fase costruttiva e fantasiosa, la voglia di sdraiarsi nella nostalgia e nella blandizia del tempo che, scolpito in ognuno di noi, rimarrà nell’intramontabile coscienza, unica, di ogni Essere.
Al penetrarsi nell’aura dimensionale dal “Gioire dell’aria”, in respiro dopo respiro, con esaltazione frazionata e amabile, accogliamo il pensiero suggerito : “ Nell’alba col cuore che manifesta la sua povera sostanza di carne, il respiro perde le coordinate (…) Folli di voglie in questa vita che non fiorisce, che le mette al rogo, benedicici cielo!” In questo attraente universo si può respirare un’aria luminosa e immergersi in una straordinaria e accogliente allegrezza.
La notte
Giovanni Pontano: Quante volte uno scrittore oggi si domanda se scrivere non sia un istinto insopprimibile, ma antiquato. Questo lavoro così solitario, artigiano, questo mettere faticosamente una parola dietro l’altra, questo lavoro non si riesce a meccanizzare in nessuno modo.
Industriale Gherardini: Ma lei ne è veramente convinto?
Giovanni Pontano: No, però voi altri industriale avete il vantaggio di fare i vostri racconti con le persone vere, le case vere, le città vere. Il ritmo della vita del tempo è nelle vostre mani. Forse anche il futuro è nelle vostre mani.
La notte, regia di Michelangelo Antonioni 1961

Mo’desti post-rocker
I The Suricates, in qualità di vincitori dell’importante Band Contest del Suoni Mo’desti Festival, avranno l’opportunità di aprire il concerto dei Verdena, Mariposa e Power Francers che si terrà il 30 luglio a Guardiagrele (Ch). Con il loro post-rock alternativo e sperimentale si sono imposti sull’agguerrita concorrenza degli Zem di Ortona a cui non è bastata la vittoria nel voto popolare. Fondamentale, infatti, il giudizio finale della giuria tecnica, sommata ai voti del pubblico, che ha consegnato il primo premio a Vincenzo Di Santo (batteria e tastiere), Filippo Maria Di Nardo (chitarra ed effettistica), Alessandro Cicchitti (voce, effettistica e tastiere), Daniele Paolucci (chitarra e basso) e Jacopo Menna (tastiere ed effettistica). In questa demo in free download potete ascoltare i cinque brani che hanno proposto durante le sfide e con cui hanno vinto la finale del contest.

DOWNLOAD DEMO – EP (free)
I The Suricates sono nati nel 2009, hanno cambiato diverse formazioni sperimentando nuove sonorità e il primo maggio si sono aggiudicati il secondo posto del Formagg1o Band Contest di Lanciano (Ch). La demo è stata registrata con una formazione differente rispetto a quella con cui e stato vinto il band contest Suoni Mo’Desti Festival. La band si descrive così:
NON amiamo: seguire un canale, una nomenclatura dalla quale attingere potere, un pulsante da premere per incastrare vari meccanismi… meccanismi che controllano e confondono… amiamo sopportarci e supportarci, autori delle nostre fauci, disegnatori delle nostre facce, vagare e svanire. Al di là della periferia urbana c’è l’universo dove non so se mi unirò a te… A te che non ricordi precisamente in quanti eravate a te che sei un Mr. Pink e lasci tutto a marcire, ricorda che l’acqua non bolle mai due volte. Ma se chiuderai gli occhi ti porteremo nella nostra terra, la nostra new island.
Il mondo delle spiegazioni e delle ragioni non è quello dell’esistenza
Noi non siamo anime , create da un dio e da lui dotate di principi universali, ma coscienze che sono una fessura di «nulla», un sottile spazio vuoto conficcato qui in mezzo al mondo fra le cose empiriche e concrete: siamo «gettati» in un contesto spaziale e temporale ben preciso, che non ha nulla di astratto e di universale, la «situazione» che è unica e irripetibile per ciascuno di noi e in ogni momento.
Manlio Iofrida, L’esistenzialismo, in Filosofia e cultura, a cura di A. La Vergata e F. Trabattoni, Firenze, La Nuova Italia, 2007, vol. 3b, p.259
“Ma perché”, ho pensato, “perché tante esistenze , visto che si rassomigliano tutte?” [...] Tante esistenze mancate e ostinatamente ricominciate e di nuovo mancate – come gli sforzi maldestri d’un insetto caduto sul dorso? (Io ero uno di questi sforzi.)
[...] Gli alberi ondeggiavano. Non avevano voglia di esistere, solo che non potevano esimersene, ecco. E allora facevano tutte le loro piccole funzioni, pianamente, senza slancio. Ma ad ogni momento sembravano sul punto di piantar tutto lì e annullarsi. Stanchi e vecchi, continuavano ad esistere, di malavoglia, semplicemente perché erano troppo deboli per morire, perché la morte poteva venir loro solo dall’esterno. [...]
Ogni esistenza nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione. Mi son lasciato andare all’indietro e ho chiuso gli occhi. Ma le fantasie, subito risvegliate, son balzate su e son venute d’esistenze i miei occhi chiusi: l’esistenza è un pieno che l’uomo non può abbandonare.
J.-P. Sartre, La nausea, Milano, Mondadori, 1971, pp. 202-203
I cinque finalisti del Premio Strega 2011
Il presidente di seggio Antonio Pennacchi, vincitore del Premio Strega 2010, affiancato dal direttore della Fondazione Bellonci Tullio De Mauro, ha annunciato ufficialmente la cinquina di libri e autori finalisti del Premio Strega 2011, che sono:
- L’energia del vuoto
(Guanda) di Bruno Arpaia - La scoperta del mondo
(nottetempo) di Luciana Castellina - Ternitti
(Mondadori) di Mario Desiati - Storia della mia gente
(Bompiani) di Edoardo Nesi - La vita accanto
(Einaudi) di Mariapia Veladiano
La cinquina è stata eletta da circa 400 soggetti votanti scegliendo fra 12 romanzi selezionati in precedenza. Sorprende l’esclusione del romanzo rivelazione Settanta acrilico trenta lana
(e/o) di Viola Di Grado.
La seconda votazione e la proclamazione del vincitore avverranno nel consueto scenario del Ninfeo di Villa Giulia giovedì 7 luglio.
Questa presentazione richiede JavaScript.
Per quella data conto di aver letto almeno i due favoritissimi: La scoperta del mondo di Luciana Castellina e Storia della mia gente di Edoardo Nesi! Qualcuno ha già il suo vincitore?
Un’insospettata rivista letteraria
Ci si domanda spesso quale sia la migliore rivista letteraria, quale quella del Novecento (il secolo delle riviste) e se al giorno d’oggi ha ancora senso parlare di riviste letterarie. Quelle che nessuno legge sono nelle biblioteche delle facoltà umanistiche, riviste scientifiche curate per lo più da accademici, quelle più comuni sono quasi dei foglietti pubblicitari, gratuite e poste all’uscita delle grandi librerie.
La più interessante e fuori dagli schemi rivista letteraria del secolo scorso è a mio avviso una rivista aziendale «Civiltà delle Macchine» edita dal 1953 dalla Finanziaria di Stato Finmeccanica e diretta dal poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli. Se per letteratura si intendono solo gli scritti di poesia, narrativa, saggistica, storia e relativa critica, «Civiltà delle Macchine» non è propriamente una rivista di carattere letterario benché non mancano intermezzi e variazioni decisamente letterari sotto tutti i punti di vista, e perfino poesie. Ma se si intende letteratura in senso più lato, cioè espressione scritta di una data cultura nelle sue forme più tipiche e avanzate «Civiltà delle Macchine» costituisce un fatto eminentemente letterario. Inoltre il mondo del lavoro che occupa la maggior parte della nostra vita quotidiana non può restare escluso dalla materia letteraria.
Negli articoli e lettere presenti nella rivista vi è un manifesto tentativo di riscoprire la poesia insita nelle macchine e nei meccanismi. Temi trattati con sfumature che spesso travalicano un semplice ottimismo, richiamando subito alla mente l’enfasi futurista. La prorompente avanguardia d’inizio secolo aveva avviato nei confronti della macchina un’adesione cieca ed entusiastica che però non può essere accostata all’utopia estetica della rivista di Finmeccanica. Carlo Emilio Gadda aveva in parte già preso le distanze in un articolo pubblicato in apertura ad uno dei primissimi numeri della rivista:
L’ingegnere progettista non è, beninteso, un eroe d’annunziesco intento a rimirar sé nel continuo dentro lo specchio della propria esasperata vanità. No, non vede sé, vede l’opera, vede «la cosa che dovrà essere», il filo dell’atto, degli atti […]Vede il compito davanti a sé, il «problema da risolvere» […]Non ha tempo né modo di inorgoglire del proprio gesto.[1]
Diverse pagine della rivista furono dedicate alla letteratura dell’avanguardia primo novecentesca: nel quinto numero del 1953 Romeo Lucchese nell’articolo Whitman, Sandburg, Crane presentava tre poesie e i rispettivi autori con una breve nota. Continua a leggere…
Sono stati commessi degli errori (a cui si può ovviare)
E allora smise di guardare i suoi occhi e cominciò a guardarvi dentro, ricambiandone lo sguardo prima che fosse troppo tardi, prima che quel legame tra la vita e l’aldilà andasse perduto, e le mostrò tutta l’abiezione che aveva dentro, tutto l’odio moltiplicato di duemila notti solitarie, mentre entrambi erano ancora in contatto con il vuoto in cui la somma di tutto ciò che avevano detto e fatto, di tutto il dolore che avevano inflitto, di tutte le gioie che avevano condiviso, pesava meno di una minuscola piuma nel vento.
- Sono io, – disse lei. – Solo io.
- Lo so, disse lui, e la baciò.
Jonathan Franzen, Libertà, Giulio Einaudi editore, Torino, 2011, p. 619.












