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Attenzione! Contenuti impliciti.

giovedì 17 gennaio, 2008.

just-what-is-it-that-makes-today-homes-so-different-so-appealling.jpgAppena ho visto le opere di Brandt Botes (aka Von Brandis) su corriere.it, mi è subito tornata in mente la celebre opera dell’inglese Richard Hamilton, ironicamente intitolata: E’ proprio ciò che rende le case così particolari, così attraenti, del 1956. Hamilton è stato uno dei rappresentanti europei della Pop Art, capofila di una corrente che avrebbe germogliato, dando i suoi frutti migliori, al di là dell’Atlantico.

A ben vedere oltre all’analogo ricorso al fotomontaggio (nell’accezione di accostamento caotico e stridente, originariamente dadaista), anche il tema, è più simile di quanto si possa pensare.

Il titolo delle opere di Botes è “Interni osceni”. Nei suoi fotomontaggi la latenza dei personaggi mette urgentemente in risalto le scenografie. Materassi, sofà e tappeti divengono protagonisti di un’azione che normalmente li vede solo, loro malgrado, spettatori.

Attenzione, le seguenti immagini rappresentano sagome dal contenuto implicito.

Il creativo artista sudafricano ha setacciato la rete alla ricerca di immagini pornografiche che avessero scenografie, a suo dire: “troppo fantastiche per non condividerle”. In realtà la maggior parte di questi interni ha il caratteristico gusto kitsch dell’industria pornografica.

04.jpgTornando alla Pop Art, questa (nella sua definizione originaria di Popular in quanto popolare e massificato) è applicabile a queste immagini? Se si pensi a Lichtenstein, alle sue opere caratterizzate dal dominio delle immagini e delle icone dei mass media, e considerando che oggi la pornografia è una delle punte avanzate di fruizione massificata, direi che Brandt Botes non ha inventato nulla (anzi è in sensibile ritardo di 50 anni). Nella Pop Art, ad ogni modo, gli oggetti kitsch riescono a trovare attraverso lo straniamento artistico un riscatto e una nuova dignità estetica. Insomma; se ne riconosce un valore positivo.

011.jpg

A fare notizia, probabilmente, è stata la pubblicazione in anteprima su di un moderno social network come flickr. Tagliare via le figure umane lasciando solo le sagome in atteggiamenti inequivocabili (dignitosa pornografia invisibile?), mette si in risalto interni oscenamente fantastici, ma soprattutto restituisce al nudo umano la sua impellente carica sessuale (con buona pace per l’industria pornografica).

Arte

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5 commenti leave one →
  1. giovedì 17 gennaio, 2008. 21:36

    ho letto anch’io, ora non mi ricordo più dove (cavolo starò leggendo troppo convulsamente?) di queste opere e in effetti devo confessarti che non avevo capito bene, cioè non avevo immaginato…La tua lettura mi è piaciuta molto, così come l’accostamento al dadaismo e alla Pop art, amo molto entrambi.

  2. venerdì 18 gennaio, 2008. 0:33

    Grazie! Pensavo di non essere stato chiaro. Si, sono saltato un po’ di palo in frasca perchè, appena ho visto le foto, ho pensato subito a quel quadro che c’era sul mio libro di Storia dell’Arte contemporanea, e credimi in questo libro ci sono stranamente poche immagini. Il risultato è che te le ricordi e, azzardo, hai un metodo. O credi di averlo, che è quasi la stessa cosa. Quindi lo segnalo-
    Renato Barilli, L’arte contemporanea, Feltrinelli

  3. asakusa permalink
    sabato 19 gennaio, 2008. 16:13

    Bisogna capire se le poche immagini sono per contenere i costi del libro, più che per “fare un metodo” 🙂 La storia dell’arte si fa sulle immagini.

    Precisa la tua indagine, ti dico che se prendi il novanta-percento della produzione artistica di oggi, è possibile catalogarla sotto la voce già-visto, e trovare dei riferimenti con il passato che non sono il substrato culturale per dar forza all’opera appena creata, ma palesano drammaticamente una mancanza di idee imbarazzante, una mercificazione dell’arte da due soldi a cui contribuiscono galleristi (e qui niente di strano) ma peggio: curatori di mostre, direttori di musei ecc.

  4. sabato 19 gennaio, 2008. 17:55

    Ci hai preso, ovviamente le immagini sono poche (per giunta in bianco e nero) per contenere i costi. Lo dice lo stesso autore nella prefazione. Quello che ho chiamato “metodo”, viene dallo studio del libro e non dalle poche, comunque utili, immagini.
    “La storia dell’arte si fa sulle immagini”… su questo non ci piove.
    Queste immagini (opere passate) ci influenzano, volente o nolente, nella produzione e anche nella percezione di nuove opere d’arte.

  5. emyfer permalink
    lunedì 21 gennaio, 2008. 11:07

    Ciao..
    “tecnico per la realizzazione di siti internet e pagine web” è il nome del corso .
    ps:interessante quest’articolo! Quando si parla di arte c’è tanto su cui discutere..

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