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I now walk into the wild

mercoledì 30 gennaio, 2008.

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Ho visto Into The Wild di Sean Penn. Un film bello, al quale non si può rimanere indifferenti. La colonna sonora di Eddie Vedder è capace di evocare, forse più delle immagini, la natura selvaggia e incontaminata.

Il film, dicevo, è basato sulla storia vera di Christopher McCandless raccontata nel libro Nelle terre estreme di Jon Krakauer. Un film ricco di spunti di riflessione, nonché di citazioni dalle letture del protagonista: Byron, Thoreau, Tolstoj e London.

Subito dopo essersi laureato Christopher McCandless decide di  sparire dai suoi conoscenti (in realtà ci vengono mostrati solo i genitori) e intraprendere una vita di vagabondaggio, preferendo la strada e la natura alle carte di credito e alla città. Nel suo vagabondare Chris, sempre più alla ricerca di una vita autentica, matura la scelta di andare in Alaska e di abbandonarsi in quelle fredde lande, dove la natura potente e maestosa permette una comunione quasi primordiale. Questo ragazzo, poco più che ventenne, si trova in un momento della sua vita segnato da importanti decisioni, spesso già prese, e di strade da intraprendere quasi sempre segnate. Ad ogni modo, sono cambiamenti che tutti durante la nostra vita, prima o poi,  ci troviamo ad affrontare. A volte però, dei cambiamenti si ha paura, non sempre si prendono nuove strade serenamente. E’ nella natura umana e la paura può renderci spietatamente lucidi. Il protagonista stesso lo sottolinea: non conta essere forti, ma sentirsi tali. Si perché la paura è una affezione della mente che colpisce anche i forti, non chi si sente forte. Le scelte del protagonista sono dettate da un rigido codice morale, dal suo anticonformismo, dal suo radicale rifiuto per la società (quella dei consumi, degli oggetti, dell’accesso). Centrale è il suo rapporto con i genitori. Questi vengono condannati senza appello. Forse, senza neanche saperne il motivo. Chris colpisce il più forte, freudianamente la figura paterna. Chi immaginerebbe che il genitore violento, dal passato torbido e dalla ostinata fede nel successo personale, sia anche quello più distrutto da quest’abbandono?

La perdita delle nostre certezze e delle nostre sicurezze (non aveva mappe e nessuno sapeva dov’era), prima ancora che delle nostre convenzioni sociali, può riportarci ad uno stadio originario? Possiamo ritrovare il nostro antico legame con la natura? Ci sono posti incontaminati? A questo proposito il film sembrerebbe rispondere no. Anche nella natura più selvaggia, a Chris bastava alzare lo sguardo al cielo per vedere gli aerei che lo solcano. Nello stato di natura l’uomo ha lo stesso valore di un alce, di un fiume e di una radice velenosa. L’unica cosa che può farci sopravvivere è l’esperienza. Anche se raccolta in un libro, a volte però, potrebbe non bastare neanche questa.

Il nostro personaggio nella più totale solitudine, e sembra non curarsene, cerca la Verità. Chris arriva a condannare l’uomo moderno perché trova la sua realizzazione solo nei rapporti personali. Ma questa affermazione viene messa in aperta contraddizione alla fine della sua storia, quando sembra raggiungere una verità irriducibile. Quando con la mente torna a tutte le persone che ha conosciuto (e migliorato?).

La felicità è reale solo quando condivisa.

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8 commenti leave one →
  1. giovedì 31 gennaio, 2008. 21:09

    Ciao!
    Mi ha fatto piacere che condividi quant’ho detto su “Uomini e no”. Vittorini è uno scrittore meraviglioso, secondo me. E parlare di libri mi piace sempre così tanto…
    Torna a trovarmi quando vuoi sul mio blog!

  2. venerdì 1 febbraio, 2008. 1:10

    Io l’ho appena visto… Semplicemente spettacolare tecnicamente, toccante nei contenuti. Da consigliare a tutti!

  3. venerdì 8 febbraio, 2008. 11:40

    Bello il film, l’ho visto anch’io… Confermo, è particolarmente azzeccata la colonna sonora by Eddie Vedder, e in generale il film lo trovo fatto molto bene.
    Toccantissima, commovente e struggente la frase “Happiness is real only when shared” scritta da Chris con mano tremante…

  4. Federica permalink
    martedì 12 febbraio, 2008. 12:14

    Ho appena scoperto il tuo blog cercando con google Into the Wild, e ho molto apprezzato il tuo intervento. sì, ho visto anche io il film e l’ho trovato molto bello, ed è dir poco. E’ uno di quelli che chiamo “film-sorpresa”, quelli che guardi solo perché non hai altro da fare, o forse con un minimo di curiosità, e invece ti conquistano e non puoi fare altro che pensarci anche nei giorni seguenti: la migliore categoria di film, a mio parere! 😛

  5. martedì 12 febbraio, 2008. 23:57

    Anche io lo considero un film sorpresa, infatti lo ero andato a vedere completamente impreparato.
    Meglio così!
    Poi ho fatto una ricerca sulla rete per saperne di più e, nonostante ho constatato che un’enormità si era già scritto – e i film non siano proprio il tema di questo blog (anche se, è pur sempre tratto da un libro e molti ne compaiono), infatti è uncategorized – non potevo non dire la mia, troppa è stata l’impressione per un ottimo film e una stra-ordinaria esistenza.

  6. marco permalink
    giovedì 7 agosto, 2008. 22:50

    chiuso in casa, davanti ad un computer, mi sento così infelice a vederlo ridere, lì, da solo in mezzo a tanti rischi, con la morte a pochi passi.

    si mi sento sicuro, ma come diceva qualcuno, solo la morte e’ cosa certa, la vita e le cose vitali di per se, sono insicure.

    la lotta del nostro tempo: la sicurezza degli agi contro l’insicurezza dei nostri sogni

  7. tommy permalink
    venerdì 16 gennaio, 2009. 22:45

    quando il film era finito avrei voluto riguardarlo subito il primo film che mi ha toccato i sentimenti x non parlare del libro chi non vorrebbe provare esperienze simili . ma quando ti accorgi della realta’ tocca cambiare idea…

    • martedì 20 gennaio, 2009. 10:41

      In effetti, dal quando lo hanno al cinema, non l’ho più visto… e dire che ho il dvd. Sicuramente lo rivedrò a breve molto volentieri. Purtroppo avere il coraggio Christopher non è da tutti, specie nel nostro paese e di questi tempi…

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