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Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street

venerdì 29 febbraio, 2008.

Imperversano al cinema di questi tempi film tratti da romanzi. Sweeney Todd di Tim Burton è solo uno di questi. Come accade spesso in questi casi, il testo inglese mai pubblicato in Italia è stato prontamente tradotto e adesso capeggia nelle nostre librerie. Classificato come romanzo gotico di epoca vittoriana, la vicenda viene narrata in maniera distaccata, cinica e sarcastica, a metà strada tra la cronaca nera e la narrazione popolare. Quello che si legge è la versione racchiusa in un unico romanzo di una serie di racconti pubblicati dall’editore Edward Lloyd, sulla rivista The People’s Periodical and Family Library tra il novembre 1846 e il marzo 1847, sotto il titolo di The String of Pearls: A Romance

Questo è il primo capitolo… Buona Lettura!

 sweeneytodd.jpg

1. Uno strano cliente da Sweeney Todd

Prima che Fleet Street avesse raggiunto la sua attuale importanza, ai tempi in cui Giorgio III era giovane, e i due giganti che suonavano le campane della vecchia chiesa di St Dunstan erano nel pieno della loro gloria – dando fastidio ai fattorini in giro per commissioni e lasciando a bocca aperta per lo stupore la gente di campagna – c’era, vicino al sacro edificio, una botteguccia di barbiere, tenuta da un uomo che si chiamava Sweeney Todd.

Come fu che venne chiamato e battezzato Sweeney rimane inspiegabile: ma questo era il suo nome, che infatti spiccava scritto in enormi lettere gialle sopra la vetrina del suo negozio, come poteva vedere chiunque decidesse di rivolgere lo sguardo proprio lì.

I barbieri a quel tempo in Fleet Street non erano ancora diventati di moda, e non sognavano di farsi chiamare artisti più che di prendere d’assalto la Torre; e poi non erano, come adesso, costantemente impegnati a scuoiare begli orsi grassi – eppure in qualche modo la gente doveva avere i capelli sulla testa proprio come ce li ha adesso, anche senza l’aiuto di quelle untuose pomate. Inoltre, in quella sorta di preistoria, Sweeney Todd e i suoi confratelli non ritenevano affatto necessario tenere in vetrina un’effigie umana di cera.Non c’era nessuna languida giovane signora che gettasse sguardi da sopra la spalla sinistra, in modo che una massa di riccioli ramati potesse ricaderle morbida sul collo di giglio, e grandi conquistatori e seriosi uomini di Stato non venivano, come adesso, esibiti al pubblico ludibrio con impronte di rossetto sulle guance, una quantità di polvere nera spalmata in guisa di barba, e un po’di peli incollati come sopracciglia.

No. Sweeney Todd era un barbiere della vecchia scuola e non avrebbe mai pensato di glorificare se stesso grazie a circostanze esterne. Se fosse vissuto nel palazzo reale, per lui sarebbe stato del tutto naturale alloggiare nella cuccia del cane di Enrico VIII e avrebbe faticato a credere che la natura umana potesse essere così ingenua da pagare sei penny in più per farsi fare barba e capelli in un posto particolare.

Dall’entrata della sua bottega si slanciava sulla strada un lungo palo dipinto di bianco, con una striscia rossa che gli si torceva intorno a spirale, e su un vetro della vetrina era scritto il seguente distico:

Per un penny ti puoi sbarbare, un buon servizio regolare.

Non abbiamo fatto sfoggio di queste righe per dare un esempio della poesia dell’epoca, anzi, probabilmente quei versi erano il prodotto di qualche giovane avvocato del Temple; ma se avessero avuto una sia pur minima pretesa di poetico ardore, questo può essergli ampiamente conferito dal modo chiaro e preciso in cui pubblicizzano l’oggetto della loro ispirazione.

Il barbiere di cui stiamo parlando era un tipo alto, ciondolante, mal sagomato, con una bocca immensa, e delle mani e piedi così enormi, da costituire quasi una curiosità naturale; e – particolare ancor più di effetto considerando il suo mestiere – non si era mai vista una capigliatura folta come quella di Sweeney Todd.

Non sappiamo a cosa paragonarlo: probabilmente il suo aspetto si avvicinava a quello di un folto cespuglio, nel quale era intrappolata una quantità di piccole spine. In verità era una capigliatura ancora più spaventosa; e poiché Sweeney Todd ci portava dentro tutti i suoi pettini – alcuni dicevano anche le sue forbici – quando sporgeva la testa fuori dalla porta del negozio per vedere che tempo c’era, lo si poteva scambiare per un guerriero indiano con un copricapo di piume molto appariscente.

Aveva una risata nervosa e sgradevole, per niente allegra, con cui se ne usciva nei momenti più impensati, quando nessun altro pensava ci fosse nulla da ridere, e che a volte faceva trasalire i clienti, specialmente quando erano nel bel mezzo della rasatura e Sweeney Todd interrompeva brevemente il lavoro per darsi a uno scroscio del suo riso sgraziato.

Evidentemente a tratti gli passava per la testa il ricordo di qualche scherzo molto strano e fuori dal comune, e allora lanciava la sua risata da iena: ma questa era così breve e improvvisa che le persone, incredule, guardavano il soffitto e il pavimento cercando di capire da dove fosse venuto quel suono allucinante, presumendo che fosse a malapena possibile che a emetterlo fossero state delle labbra umane.

Il signor Todd tendeva a strizzare gli occhi per aumentare il suo fascino; e così pensiamo che da ora in poi il lettore possa immaginarsi l’individuo che vogliamo presentargli. Alcuni lo ritenevano un tipo innocuo, piuttosto bizzarro, magari mezzo scemo o almeno un po’matto ma ce n’erano altri che, parlando di lui, scuotevano la testa; non potevano dire niente di preciso sul suo conto, tranne che senza dubbio lo consideravano strano, eppure, quando arrivavano a riflettere su quale enorme crimine e misfatto fosse a questo mondo essere strani… insomma, non dovremmo essere sorpresi della cattiva luce in cui era tenuto Sweeney Todd.

Ma, a dispetto di tutto ciò, il signor Todd svolgeva un lavoro ben retribuito, era considerato dai suoi vicini uno che se la passava bene e, indubbiamente, poteva essere considerato un buon partito.

Era davvero comodo per i giovani studenti del Temple fare una capatina da Sweeney Todd a farsi rasare le guance: così, dal mattino alla sera, il barbiere conduceva buoni affari e si arricchiva. C’era solo una cosa che, comunque la si considerasse, sembrava stridere con l’oculatezza di Sweeney Todd. Il barbiere, stranamente, pagava l’affitto per una grande casa di cui occupava solo il negozio e una sala, tenendo il piano di sopra completamente vuoto pur rifiutandosi di lasciarlo libero, a qualsivoglia condizione.

Così stavano le cose, nell’anno del Signore 1785, per quanto riguarda Sweeney Todd. Il giorno sta finendo, piove e, per la strada, non passa quasi nessuno. Sweeney Todd è seduto nel suo negozio e fissa con durezza un ragazzo che sta davanti a lui in spaventata soggezione.

«Ti ricorderai», disse Sweeney Todd assumendo un’espressione particolarmente truce, «ti ricorderai, Tobias Ragg, che ora sei il mio apprendista, che da me ricevi vitto, bucato e alloggio, con le sole eccezioni che non dormi qui, che mangi a casa tua, e che tua madre, la signora Ragg, ti fa il bucato, ma questo dovrebbe essere la sua specialità visto che fa la lavandaia e guadagna una barca di soldi. Quanto all’alloggio, alloggi qui, lo sai, molto comodamente, nel negozio tutto il giorno. E dunque, non sei un bastardello felice?»

«Sì signore», rispose il ragazzo timidamente.

«Acquisirai una professione di prim’ordine, quasi come la professione legale a cui tua madre mi dice che avrebbe voluto introdurti se non fosse stato per la tua debolezza di cervello… e ora, Tobias, stammi a sentire e ricordati bene tutto quello che ti dico».

«Sì, signore».

«Ti taglierò la gola da orecchio a orecchio se riferirai anche una singola parola di quello che succede in questo negozio, o se oserai fare qualsiasi supposizione, o trarre qualsiasi conclusione da qualunque cosa tu possa vedere, o sentire, o immaginare: hai capito?»

«Sì, signore. Non dirò niente. Mi auguro, signore, di essere trasformato in pasticcio di maiale da Lovett in Bell Yard, se dirò una sola parola».

Sweeney Todd balzò dalla sua sedia e, aprendo la sua enorme bocca, guardò il ragazzo per un minuto o due in silenzio, come se intendesse ingoiare lo sventurato ma non avesse ancora ben chiaro da dove cominciare.

«Molto bene», disse infine, «sono soddisfatto, sono proprio soddisfatto; e stammi bene a sentire: il tuo posto è il negozio, e solo il negozio. E se un cliente ti dà un penny, puoi tenerlo, così se ne riceverai abbastanza diventerai un uomo ricco; naturalmente sarò io che penserò a custodire i tuoi penny per te, e quando penserò che li vuoi, te li farò avere. Adesso corri fuori e guarda che ora segna l’orologio di St Dunstan».

Anonimo Sweeney Todd. Il diabolico barbiere di Fleet Street, a cura di Cristiano Armati, tradotto da Anna Lamberti-Bocconi e Francesca Sansoni, Newton&Compton Editore, 330 pp. 

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3 commenti leave one →
  1. giovedì 6 marzo, 2008. 1:29

    Il film è piuttosto deludente, ma immagino che da una storia del genere sia impossibile trarre un musical bello e dal finale shakesperiano… L’happy end consolatorio, che pure sappiamo esserci, viene tagliato via alla Sweeney, personaggio ridotto all’osso! Peccato simili atmosfere gotico-grottesche meritavano miglior sorte.

  2. venerdì 7 marzo, 2008. 11:50

    Forse il film più deludente di Tim Burton. Mi aspettavo qualcosa, anzi , molto di più.
    Sarà perchè sono dell’opinione che un “musical” riesca meglio a teatro, nel film i numerosi duetti tra i personaggi dopo un pò mi si sono “appesantiti”…
    Sicuramente da apprezzare la bravura degli attori, su tutti “Marla Singer…
    8 e 1/2 alle atmosfere gotico-grottesche; 3 per la scelta dialoghi-musical (anche perchè mi includo tra i tantissimi ignoranti che non capiscono una mazza di inglese e sono stato per tutta la durata del film a seguire i sottotitoli cantati…rottura) ; 9 a Marla Singer….
    Ciao

  3. lunedì 10 marzo, 2008. 23:28

    Un saluto al mio caro amico Emmanuele, in odore di laurea e soprattutto di “golden shower”;
    come direbbe Pippo Baudo: ” L’ho inventato io, Emmanuele l’ho scoperto io…”.
    Complimenti per il blog (di prassi), e stoccata (di prassi) per aver pubblicato una recensione cinematografica che traghetti i poveri internauti di Wikio verso questo Eremo.

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