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“Sono io la Terza Rivelazione!”

mercoledì 12 marzo, 2008.

Upton Sinclair, chi era costui? Pochi leggono ormai i mastodontici romanzi dell’autore di Oil! 1927, da cui Paul Anderson ha tratto Il petroliere vincitore di 2 Oscar. Nato a Baltimora nel 1878 Sinclair fu circondato dalla fama di sommo scrittore sovversivo. Il che non gli impedì di pubblicare un volume dopo l’altro, inclusi due tomi intitolati Boston sul caso di Sacco e Vanzetti, e di vincere nel ’42 il Pulitzer. Il libro di Sinclair narra le origini dell’epopea petrolifera nordamericana, la parabola di Daniel Plainview petroliere avido e affamato e l’estremismo religioso di un giovane pastore assetato di finanziamenti. Temi trattati con una maestria sorprendente. La cupidigia di entrambi i personaggi sfocerà in un finale parossistico da stropicciarsi gli occhi.

Tullio Kezich dalle pagine del Magazine del Corriere della Sera racconta un curioso aneddoto sulla vicenda di Sinclair. La moglie dell’autore doveva realizzare con S.M. Ejzenstejn il film Que viva Mexico! Il progetto s’interruppe per motivi economici e di produzione e tramontò definitivamente quando Ejzenstejn fu richiamato in Urss. Kezich conclude laconicamente il suo articolo: Non c’è da stupirsi che Sinclair, responsabile della distruzione del capolavoro, sia ricordato con obbrobrio dai devoti della Decima musa.

La Fabbrica dei sogni hollywoodiana continua a trarre ossigeno dalla letteratura. Non è un paese per vecchi ha vinto ben 4 Oscar (attore non protagonista, sceneggiatura non originale, regia e miglior film) e la maggior parte delle persone pretende di incontrare a ben ragione un capolavoro. Le aspettative si sciolgono rapidamente di fronte a un film non semplice eppure ricco e sorprendente. Un film di cui si continua a parlare… e direi a ben ragione, di spunti ne ha fin troppi. Parliamo dell’autore, anche lui vincitore del premio Pulitzer nel 2007 con il romanzo La strada.

“Se cresci nel Sud conoscerai la violenza” dice Cormac McCarthy. “E la violenza è ripugnante”. La maggior parte dei romanzi di questo autore raccontano l’anima oscura degli USA. Violenza Odio e Male sono i reali protagonisti delle sue storie. In questo senso, a mio parere, i fratelli Coen hanno dimostrato di poter trarre un film da un libro senza travisarne lo spirito (Kubrick e pochi altri ne sono stati capaci). Nel film sembra mancare un protagonista principale proprio per questo motivo, e perciò si rimane abbastanza smarriti nel non vedere la fine di Llewelyn Moss. Non ci sono personaggi, ma solo vettori e attanti che si muovono nelle “tre dimensioni” del Male, violento e irrazionale, spinti dal denaro e dall’avidità. D’altronde per citare ancora McCarthy “Se scrivevo di violenza in modo esagerato, lo facevo guardando al futuro che immaginavo ancora più violento” infatti è una sintesi perfetta dei nostri tempi. “Ed è andata così. Qualcuno ricorda di aver visto una decapitazione in televisione vent’anni fa? Io no”… Questo strano romanziere grazie ai Coen ha dato vita alla Violenza nell’epoca della sua riproducibilità tecnica!

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4 commenti leave one →
  1. Daino permalink
    giovedì 13 marzo, 2008. 19:55

    Probabilmente, confrontando i romanzi, si scoprirà che quello di Mc Carthy è molto più interessante di quello di Sinclair, ma facendo lo stesso tra i due film, Il petroliere batte alla grande Non è un paese per vecchi (che pure trovo ottimo).
    Ma poi perchè mettersi a fare confronti?

  2. Sergay M. Ejzenstejn permalink
    venerdì 14 marzo, 2008. 21:47

    1) I confronti hai cominciato a farli tu, mi pare. A parte che sono opinioni tue, quindi dovresti almeno spiegarmi perché il film di Anderson batte alla grande i Coen.
    2) “Probabilmente”? Ma scusa, tu i libri li hai letti oppure no? Il libro di Sinclair è fuori catalogo da una vita… ah, ma sicuramente tu avrai la prima (e ultima) edizione italiana, uscita per Monanni nel 1931… vero? E dimmi, perché credi che il romanzo di McCarthy sia “molto più interessante” di quello di Sinclair? Un po’ di chiarezza, grazie… no, perché così mi ricordi un po’ troppo un mio amico, che parla dei film senza vederli -ti giuro, una persona veramente insopportabile. Ma tu non sei così, spero…

  3. Daino permalink
    sabato 15 marzo, 2008. 9:39

    Sì, ho letto l’ultima edizione uscita per Monanni nel 1931, l’ho comprata (nel ’32) in un mercatino qui a Roma, dove vivo. Se vuoi te lo presto. Rispetto all’asciuttezza di Mc Carthy, Sinclair ha dei dialoghi troppo lunghi, un pò come certi Dylan Dog bocciati dal mio amico Nick.

  4. giovedì 20 marzo, 2008. 14:38

    Io non ho letto nessuno dei due…ma sicuramente odio i fumetti con dialoghi troppo lunghi!! Mi fanno perdere la pazienza e non mi dà la freschezza per poter osservare bene i disegni…commento fuori luogo ma grazie a Mario, insuperabile e signorile.

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