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La giornata di… “un elettore”. L’Italia al voto!

lunedì 14 aprile, 2008.

Nonostante la tornata elettorale sia ormai ampiamente alle nostre spalle (anche i risultati direi), mi sembra doveroso un richiamo letterario al democratico gesto che circa l’80% degli aventi diritto al voto hanno compiuto in questi giorni. Ad urne ormai chiuse propongo un piacevole affresco delle votazioni, per le elezioni politiche del 1953, raccontate da Italo Calvino in La giornata di uno scrutatore (il romanzo realistico di uno spietato osservatore della società).

Se si usano termini generici come “partito di sinistra”, “istituto religioso”, non è perché non si vogliano chiamare le cose con il loro nome, ma perché anche dichiarando d’emblée che il partito di Amerigo Ormea era il partito comunista e che il seggio elettorale era situato all’interno del famoso “Cottolengo” di Torino, il passo avanti che si fa sulla via dell’esattezza è più apparente che reale. Alla parola “comunismo” o alla parola “Cottolengo”, capita che ognuno secondo le proprie esperienze, è portato ad attribuire valori diversi o magari contrastanti, e allora resterebbe da precisare ancora, definire il ruolo di quel partito in quella situazione, nell’Italia di quegli anni, e il modo di Amerigo nello starci dentro, e quanto al “Cottolengo”, altrimenti detto “Piccola Casa della Divina Provvidenza” – ammesso che tutti sappiano la funzione di quell’enorme ospizio, di dare asilo, tra i tanti infelici, ai minorati, ai deficienti, ai deformi, giù giù fino alle creature nascoste che non si permette a nessuno di vedere – occorrerebbe definire il suo posto nella pietà dei cittadini, il rispetto che incuteva anche nei più distanti da ogni idea religiosa, e nello stesso tempo il posto tutt’affatto diverso che aveva assunto nelle polemiche in tempo d’elezione, quasi un sinonimo di truffa, di broglio, di prevaricazione.

Infatti, da quando nel secondo dopoguerra il voto era divenuto obbligatorio, e ospedali ospizi e conventi fungevano da grande riserva di suffragi per il partito democratico cristiano, era là soprattutto che si davano casi d’idioti portati a votare, o vecchie moribonde, o paralizzati dall’arteriosclerosi, comunque gente priva di capacità d’intendere. Fioriva, su questi casi, un’aneddotica tra burlesca e pietosa: l’elettore che s’era mangiato la scheda, quello che a trovarsi tra le pareti della cabina con in mano quel pezzo di carta s’era creduto alla latrina e aveva fatto i suoi bisogni, o la fila dei deficienti più capaci d’apprendere, che entravano ripetendo in coro il numero della lista e il nome del candidato: un due tre, Quadrello! un due tre, Quadrello!

Amerigo queste cose le sapeva già tutte e non ne provava né curiosità né meraviglia; sapeva che una giornata triste e nervosa lo attendeva; cercando sotto la pioggia l’ingresso segnato sulla cartolina del Comune aveva la sensazione d’inoltrarsi al di là delle frontiere del suo mondo.

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2 commenti leave one →
  1. anlexiang permalink
    lunedì 14 aprile, 2008. 22:44

    Se non fosse un termine ormai passato di moda (o forse proprio perchè lo è) ti definirei minimalista nell’approccio e nella gestione delle tematiche che recensisci. Con lo sguardo che al cinema si direbbe essere un “keyhole”, quasi sempre volutamente decentrato, come quando non si vuole essere protagonisti, ma si detesta passare inosservati.

  2. mercoledì 16 aprile, 2008. 0:50

    Se avessi voluto passare inosservato non avrei aperto un blog immagino. Il mio essere minimalista è in realtà un modo per sfrondare l’inevitabile protagonismo di ritorno. Io la definirei piuttosto leggerezza (gli schinieri alati di Perseo, l’agile balzo di Guido Cavalcanti e L’insostenibile leggerezza…). Ricordi le Lezioni americane (Sei proposte per il prossimo millennio) di Calvino?
    Leggerezza
    Rapidità
    Esattezza
    Visibilità
    Molteplicità

    …potrebbero quasi divenire il vademecum di un blogger (Calvino mi perdoni).

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