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L’album dei ricordi di Chuck Palahniuk

mercoledì 16 aprile, 2008.

Quando la realtà è preda della fantasia.

Nell’ottobre del 2003 lessi, sulla pagina metropolitana della Repubblica, della presentazione presso una libreria del centro di Ninna nanna, l’ultimo romanzo di Chuck Palahniuk. Avevo già letto Invisible Monsters, Soffocare e ovviamente avevo visto il film Fight Club, tratto dall’omonimo romanzo. Oltre alla presenza dell’autore, presentato da Fernanda Pivano, la mia curiosità fu alimentata oltremodo dal trafiletto del quotidiano che preannunciava una lettura pubblica del racconto inedito Guts (Budella, nel 2005 poi pubblicato in Cavie). La lettura dello stesso racconto, nel corso del suo precedente tour promozionale negli USA, si diceva avesse causato malori e svenimenti a 27 persone. Nell’ora fissata c’erano molte persone in libreria, Chuck era seduto affianco alla Pivano e aveva un sorriso sornione. Ora non ricordo bene cosa disse, ma ricordo bene il racconto… Purtroppo sul più bello di una prolassi anale causata da una masturbazione effettuata su un bocchettone, posto sul fondo di una piscina,  ho dovuto abbandonare il lettore al suo podio… e sono andato via. Avevo un appuntamento.

Negli anni seguenti ho letto anche Fight Club, caposaldo di una corrosiva letteratura antisistema consumistico-materialista, e recentemente La scimmia pensa, la scimmia fa (Stranger Than Fiction: True Stories) una raccolta di saggi e articoli. Quest’opera rappresenta un ottimo spunto per parlare di Chuck, offrire una chiave di lettura interessante per interpretare i suoi più famosi romanzi, da Fight Club a Invisible Monsters e scoprire dove nascono le sue storie così fantasiose da essere terribilmente reali. Palahniuk sostiene nell’introduzione che ciascuno di noi vive un rapporto di amore/odio con gli altri, lui in particolar modo tende ciclicamente a isolarsi dal mondo e dalle persone. Anche la scansione dell’opera, al riguardo, è particolarmente significativa:

  • Insieme, vengono analizzate le grandi manifestazioni collettive della società. Ovviamente Chuck ci sguazza nei suoi “momenti socievoli”, qui raccoglie il campionario per le sue opere: quando sono in mezzo agli altri, la cosa a cui faccio più attenzione sono le storie che mi raccontano.
  • Ritratti, in questa sezione Palahniuk tratta delle singole persone che ha incontrato ed intervistato come: Juliette Lewis, Rocket Guy, Amy Hempel “Quando studi minimalismo al corso di scrittura creativa di Tom Spanbauer, il primo racconto che leggi è Il raccolto, di Amy Hempel. Il sucessivo è Strays di Mark Richard. E a quel punto sei rovinato.” Interessante il ritratto di Marilyn Manson intento a leggersi le carte! “[…] dovrò iniziare dal fondo e rendermi la persona più disprezzata che esiste. Rappresenterò tutte le cose cui sei contrario, e non potrai dire nulla per ferirmi, per farmi sentire peggio. Potrò solo risalire“. Scopriamo inoltre che Manson si registra negli alberghi con il nome di Patrick Bateman (immagino non ci sia bisogno di fare le presentazioni!).
  • Personale, è senz’altro la parte più interessante. Dai romanzi trasgressivi (Fight Club, Trainspotting, American Psycho, provate a immaginare cos’ha in comune con Bret Easton Ellis oltre all’età naturalmente!), al perché scrive, perché la vita non funziona mai, se non con il senno di poi. E scrivere ti permette di riguardare al passato. Perché se non riesci a dominare la vita, almeno puoi dominare la tua versione. Poi la lucida dimostrazione della capacità umana di creare la realtà, ed infine il suo nostalgico album dei ricordi, la tragica scomparsa del padre e i conti con il passato (proprio come li ha fatti Easton Ellis in Lunar Park).

Ma Palahniuk non è finito, come Ellis (che nel frattempo ha preannunciato il suo prossimo e ultimo lavoro Imperial Bedrooms), a leggere i libri che i produttori hollywoodiani vorrebbero adattare per il piccolo schermo. Continua a scrivere e a graffiare. Di prossima pubblicazione è infatti Snuff, la storia di una donna che fa sesso con 600 uomini di seguito e muore durante le riprese del film…

Chuck è ancora convinto che non sia possibile pensare alla scrittura come al proprio lavoro principale, d’altronde:

nessuno a Los Angeles si trova mai a più di un centinaio di metri da una sceneggiatura. Ce ne sono stipate nei bagagliai delle auto. Nei cassetti degli uffici. Negli hard disk dei PC portatili. Sempre pronte ad essere tirate fuori. Un biglietto vincente della lotteria a caccia del suo montepremi. Un assegno paga ancora da incassare.

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2 commenti leave one →
  1. giovedì 17 aprile, 2008. 10:14

    …grazie e complementi, ho imparato molto…

  2. giovedì 17 aprile, 2008. 17:03

    Grande post. Condivido.

    e poi il tuo avatar pynchoniano…

    ciao

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