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Roma: una lezione versatile.

giovedì 24 aprile, 2008.

Aiutando mio fratello (studente al primo anno del liceo scientifico) nei sui compiti pomeridiani mi sono imbattuto – è proprio il caso di dirlo – nel suo libro di storia. Agile, per non dire smilzo, il testo rispecchia i nuovi ordinamenti scolastici che predilige l’integrazione con supporti informatici (cd-rom e dvd) e nuovi media. Purtroppo, nonostante un dichiarato intento semplificativo, alcuni argomenti vengono trattati superficialmente e con scarsa chiarezza. Nello specifico, le cause della Prima guerra punica.

In seguito alla conquista dell’Italia meridionale da parte di Roma (che non possedeva ancora una flotta) divenne inevitabile lo scontro con Cartagine, la grande potenza del Mediterraneo occidentale. Fra le varie cause spicca senz’altro la possibilità di mettere le mani sulla Sicilia, in seguito battezzata granaio dell’impero, e sulle ricchezze dell’isola. In sostanza il fine ultimo era l’accesso alle risorse, che per una città immensa (per l’epoca) come Roma era fondamentale. 

Nonostante l’imperativo della brevitas, il manuale tratta anche del casus belli, pur non definendolo chiaramente come pretesto addotto per l’azione bellica. Questo sembra infatti una delle tante cause.

Nel 256 a.C. i Mamertini, mercenari campani minacciati da Siracusa per le scorrerie compiute nel suo territorio, si rifugiarono a Messina e chiesero aiuto a Cartagine che inviò nella città un piccolo contingente di soldati. Dopo qualche tempo però i Mamertini, non sopportando le prepotenze dei cartaginesi, chiesero aiuto ai romani, che accolsero la richiesta. Uno dei due consoli Appio Claudio elusa la sorveglianza della flotta cartaginese, sbarcò nei pressi di Messina e vi entrò senza colpo ferire…

Se si voleva essere sintetici credo si sia scelta la strada peggiore, rendendo telegraficamente un fatto poco chiaro (artefatto). 

Oggi sappiamo con certezza le cause delle recenti guerre. Nulla di diverso dal passato: l’accesso alle risorse. Le società industrializzate vivono una loro esclusiva era dell’accesso, purtroppo molto diversa dalla nuova fase del capitalismo descritta da Rifkin.

Queste risorse sono rappresentate, per un’esigua parte della popolazione mondiale (quella occidentale), soprattutto dall’energia e quindi dal petrolio. L’intera popolazione mondiale, al contrario, ha bisogno di acqua – come spesso si è sottolineato negli anni passati – ed infine, storia di questi giorni, si è tornati a discutere di grano e cereali, un problema che le civiltà umane hanno già affrontato e risolto (a modo loro) in passato.

Insomma nulla di nuovo sotto il sole, proprio come la finzione del casus belli. Sono davvero curioso di sapere cosa scriveranno i libri di storia sulla guerra in Iraq. Insieme alle motivazioni reali, riporteranno anche loro, imbarazzati e sinteticamente, ma soprattutto non palesandone la fictio, dell’infruttuosa ricerca delle armi di distruzione di massa?

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9 commenti leave one →
  1. giovedì 24 aprile, 2008. 19:45

    Ho una figlia in terza media, e a vedere i suoi libri di testo cado in depressione: condannati all’ignoranza. Una volta, anche se capitava un insegnante incapace (ed era raro), lo studente aveva la possibilità di prepararsi per conto proprio.
    Oggi l’insegnante incapace è purtroppo più frequente, e le possibilità del ragazzo di prepararsi per contro proprio prossime allo zero.

  2. carven permalink
    sabato 26 aprile, 2008. 14:09

    Ho frequentato un istituto professionale, inutile dire che i libri di letteratura e storia erano, già allora (una quindicina d’anni fa), come quelli che oggi circolano nei licei. Nessuno è condannato all’ignoranza, uno sceglie volontariamente l’ignoranza, è vero che un buon maestro può incoraggiare e semplificare la vita di chi ha voglia di studiare, o per meglio dire di “cercare”, ma la strada in questo senso uno la percorre da sé (anche all’università).

  3. Anlexiang permalink
    domenica 27 aprile, 2008. 19:35

    Complimenti per il parallelo tra la storia antica e quella assai più recente: il tuo crescendo da blogger merita forse qualche frequentatore in più di quelli che possono abitare un “eremo” letterario. Trovo che la trattazione dei manuali di storia delle medie e delle superiori risulti interessante e per certi versi quasi affascinante, quando racconta i “fatterelli” del periodo antico e moderno. La mia curiosità personale era stimolata e addirittura ero motivato nel leggere le traiettorie della storia antica, immaginando personaggi e atmosfere quasi cinematografiche (un vizio, per quel che mi riguarda). Molto meno riuscite ai miei occhi erano le trattazioni sul periodo post congresso di Vienna e via via, fino ai giorni nostri il mio sguardo, prima così attento, diventava annoiato e distratto. Sarà che della storia recente conosco (o meglio all’epoca conoscevo) più informazioni rispetto a periodi molto, molto lontani. Chissà! Quella commistione tra verità storica e fiction a cui tu fai riferimento nel brano che riporti sul post, che non aiuta a fare luce e ad educare alla storia chi la studia, sta pure sicuro, ritornerà tra 10 anni in nuovi e ancora più esili manuali, che descriveranno il crollo delle Torri Gemelle e l’operazione Enduring Freedom. Magari saranno collegati direttamente ad un supporto multimediale, da studiare al Pc. Spero solo che i 15enni di domani trovino accanto alla versione breve del programma scolastico, anche link a siti curati da appassionati competenti, che accendano la stimolo a conoscere le mille sfaccettature della verità storica.

  4. lunedì 28 aprile, 2008. 11:09

    Soprattutto all’università lo studio (o il cercare) è una strada che si deve percorrere da soli e per se stessi, ed è ovviamente nelle scuole che si deve insegnare questa autonomia.
    Il rischio che le Torri Gemelle siano trattate, sui futuri manuali di storia, in maniera molto più estesa (e con tanto di foto) rispetto ad una guerra che si protrae ormai da 5 anni è più che fondato. Anzi, già oggi sembra poco più che un “fatterello”.

  5. lunedì 28 aprile, 2008. 20:49

    Un post davvero interessante che traduce il “politichese” dei libri di storia in “soldoni”.
    La scuola per rendere difficilissime le cose facili è davvero maestra…Penso ai testi di letteratura che ho usato al Liceo Scientifico: in cinque anni mi avessero fatto leggere un verso di una poesia o un brano di un romanzo…macchè! Solo centinaia e centinaia di pagine di critica letteraria che sortiscono l’effetto di annoiare e di allontanare i ragazzi dal vero piacere di leggere.
    I futuri testi didattici parlarenno della guerra in Iraq cosi come ne stanno parlando oggi il “Corriere della sera” e il “TG5”.
    Saluti.

  6. carven permalink
    martedì 29 aprile, 2008. 13:50

    A Marfisiquotidiani: come è possibile studiare letteratura senza mai leggere una poesia, o un brano di un libro? Possibile? Ma se anche fosse, torno al mio precedente commento: se ti hanno fatto studiare, ad esempio, Montale o Leopardi, anche se il tuo professore o il testo in uso non riteneva necessario presentare i loro versi, chi ti impediva di leggerli per conto tuo, tanto più se avevi gli strumenti critici necessari forniti dal libro di testo? Ritengo sia un tantino forzato dire: è la scuola, mal strutturata e mal gestita (questo è senz’altro vero), ad allontanare i giovani dalla lettura.

    Sulla questione torri gemelle-Iraq-alibi fasulli per attaccare-chi parlerà di cosa: mettere le mani avanti circa il modo in cui in futuro si tratteranno avvevnimenti che riguardano il nostro presente mi sembra ingiusto, per decine d’anni non si è parlato delle foibe, ed oggi vi è una presa di coscienza, anche a livello storico, che cerca di dar conto di ciò che successe. Noi, molto più dell’opinione pubblica degli anni ’60, siamo informati di ciò che realmente significò e rappresentò la guerra in Vietnam, allora presentata come guerra per liberare il paese dal giogo del comunismo e portare pace, libertà e democrazia (è una parola che in certi frangenti ed in certe bocche mi spaventa, in quanto preludio allo scatenarsi di un nuovo conflitto).

  7. venerdì 2 maggio, 2008. 20:31

    Appunto, mi sembra doverosa una presa di coscienza (o almeno un tentativo) sul cosa sarà e come si racconterà la Storia che, d’altronde, è anche questo: consapevolezza dei contemporanei (che non ha nulla a che vedere con l’opinione pubblica).

  8. venerdì 3 luglio, 2009. 2:36

    Caro EDN
    ho riletto con piacere questo post a cui mi è capitato di pensarci proprio qualche giorno fa.
    Anche i relativi commenti e la discussione scaturitane mi risultano piacevoli e formativi.

    Questa è la blogosfera che ci piace!
    Saluti sempre affettuosi.
    PS. Aspetto notizie e post anche sul Cile…

    • sabato 11 luglio, 2009. 20:00

      Caro Direttore,
      mi perdoni il ritardo “biblico” della mia risposta, è ad ogni modo ingiustificata e ingiustificabile. Sono davvero orgoglioso e perennemente stimolato dalle sue parole. D’altronde questa era una idea che, senza un confronto valido con un pensatore come lei, probabilmente non avrebbe visto la luce.
      Questo lungo periodo di silenzio sono dovuti al mio costante lavorio intellettuale e fattuale in favore di questo viaggio. Direi quasi che sono il primo a remare verso Santiago, ma non mi sento solo. So che anche lei ha speso parole importanti in favore del mio “proximo destino”.
      Ad ogni modo dubito ci sarà un inserimento “tranchant” di post sul mio Cile in Eremoletterario. Le opzioni sono un nuovo blog o una sezione da inserire fra le pagine (About Chile? Diario? Diario chileno? Desde Chile?).
      In attesa di tracciare la rotta attendo suoi consigli.
      Ancora a Nord dell’equatore,
      EDN

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