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Sulla mafia senza paura, Cannes è Cosa Nostra.

martedì 27 maggio, 2008.

Pur avendo messo mano al soggetto e alla sceneggiatura del film Gomorra, Roberto Saviano si è calato in un silenzio difficile da interpretare. In realtà non ha preso le distanze dal film tratto dal suo romanzo. La sua popolarità e le recenti polemiche su alcuni quotidiani potevano offuscare il prodotto cinematografico che, giustamente, deve avere una sua autonomia. 

Rispetto al romanzo il film racconta l’aspetto antropologico, le stanze, gli odori, i massacri. È una apocalisse. Nella Gomorra di Garrone non c’è l’ossessione del business come nel libro. C’è il vivere in guerra, una guerra a qualche kilometro da Roma. Non dimentichiamo che la camorra ha ucciso 4mila persone da quando sono nato. Il terrorismo in tutti gli anni di piombo ne ha ammazzate 600… Le mafie in Italia hanno ucciso, negli ultimi trent’anni, circa 10mila persone. Più morti che nella striscia di Gaza. Ma è una guerra ormai considerata fisiologica che non genera scandalo. Credo che Gomorra sia un film che riscrive completamente l’immaginario criminale. A sparare sono attori che spesso hanno sparato nella vita reale. Si spara di fretta e senza alcuna belluria estetica. Le armi sono brutte, hanno rumori secchi senza eco, si conservano addosso senza fondine tra le mutande, tirate su con l’elastico degli slip.

[Roberto Saviano, Corriere della Sera Magazine, 13 maggio 2008]

Dopo aver fortemente impressionato la giuria, Gomorra si aggiudica il Gran Premio della Giuria al 61° Festival di Cannes. Lo sguardo sul presente, auspicato dal presidente della giuria Sean Penn, la rinuncia ad ogni compiacimento stilistico e un grande rigore formale contribuiscono alla realizzazione di questa bestia ruggente, poderosa, disperata, ipnotica e infantile che appunto, può essere definita in un modo soltanto: un capolavoro (Sandro Veronesi). Garrone ci aveva già impressionato e inquietato con L’imbalsamatore (2002) e Primo amore (2003), con Gomorra però affonda impietosamente le mani nella materia viva e pulsante del cinema e della storia, passata e presente, del nostro Paese.

Scampia, Le Vele

Nel film non si vede il potere, non si vedono i boss, al limite si vede qualche ras di quartiere che non ha nulla di carismatico o messianico, nemmeno l’ottimo Toni Servillo (presente al Festival con due film), onesto operatore nel campo dei rifiuti speciali. Uomini chiattoni e armati si muovono lenti, inesorabili e senza volto, sembrano quasi degli enormi scarafaggi instancabili eliminatori. Fantastica la scena girata nella villa del boss Schiavone (costruita sul modello di quella di Tony Montana in Scarface), in cui i due protagonisti rifanno il verso del film di Brian De Palma. Perché, dice Garrone, il cinema ha un grande fascino e la criminalità spesso prende spunto dalla finzione e non viceversa. 

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3 commenti leave one →
  1. domenica 25 maggio, 2008. 15:01

    A certi scritti non c’è nulla da aggiungere. Lascio segno del mio passaggio solo per dirti che ogni tanto capito da queste parti.

  2. Anlexiang permalink
    domenica 1 giugno, 2008. 22:28

    Tifavo per Garrone, ho sempre seguito con interesse i suoi film. Ma sinceramente temevo che questa volta la trasposizione cinematografica di “Gomorra” di Saviano scolorisse rispetto al libro. Sono uscito, invece, ieri sera dalla mia saletta con convinta approvazione. Ha fatto centro anche stavolta, senza denunciare, solo con la rappresentazione. Voto 8,5

  3. martedì 3 giugno, 2008. 15:53

    Effettivamente in Italia si è soliti fare i film contro la mafia e non sulla mafia. Come ha detto qualcuno il film è complementare al libro. Si completano a vicenda, anche perché ricalcare quello che ha scritto Saviano temo sia impossibile… Qui c’è la recensione di Gomorra.

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