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“La miserabile miseria del misero”

martedì 8 luglio, 2008.

E’ vero, Rovine di Scott Smith è un viaggio di sola andata per l’inferno come evoca il risvolto della copertina.

Una storia semplice con un meccanismo dagli ingranaggi scintillanti. Una ruota dentata che scandisce ad ogni giro il degenerare della condizione di cinque giovani in vacanza nell’artefatta Cancùn. Ogni piccolo loro passo è un allontanarsi dalla speranza. Non può finire diversamente, non si salva nessuno dalla propria miserabile condizione: quella umana. Quello che ci distingue dagli animali è la prima cosa ad abbandonarci: l’intelletto. La luce della ragione, di cui pure fa sfoggio il giovane studente americano Jeff (che fideisticamente nel film dice: non può sparire nessun americano in Messico), è destinata ad abbandonarci – messi di fronte alla cruda realtà di una morte orrenda – nel giro di un paio di giorni.

Un romanzo da divorare nelle più torride notti estive, un delirio da trascinarci fino all’alba. Il film, al contrario, come anche il recente E venne il giorno, non prova minimamente a grattare la patina di thriller-e-horror-già-visto che purtroppo ricopre un tema abusato come quello delle piante contro l’uomo.

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