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Afrodite riconsegnata al colonnello Gheddafi

martedì 2 settembre, 2008.

Dopo il rientro nel 2005 in Etiopia della stele di Axum (il prossimo 4 settembre sarà il sottosegretario per gli Affari esteri Alfredo Mantica, in rappresentanza di Berlusconi, a partecipare alla cerimonia di ricollocamento dell’obelisco ad Addis Abeba) e della Venere di Tripoli riconsegnata nel 1999 ai libici da Massimo D’Alema, un altro bottino di guerra viene restituito ai legittimi proprietari. La Venere Anadiomene, più nota come Venere di Cirene (nella foto), copia ellenistica del II secolo d.C. della perduta Venere di Cnido di Prassitele, è tornata in Libia.

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4 commenti leave one →
  1. mercoledì 3 settembre, 2008. 10:26

    I terzomondisti esulteranno pure, ma io come funzionario di sovraintendenza imi chiedo: saranno queste opere d’arte valorizzate nello stesso modo nel paese di origine? Non basta cambiare museo per assicurare le stesse condizioni di conservazione, fruizione e promozione. Che io ne sappia, la stele di Axum sarà rimessa a posto non prima di quest’anno. Quanto alla Libia, si spera che il museo archeologico locale garantisca quel minimo di efficienza richiesto dagli standard internazionali. In più, sarebbe auspicabile che l’Italia possa estendere il principio di reciprocità ad altri paesi. Sono innumerevoli le opere d’arte che non torneranno mai più in Italia, anche se molto è stato atto negli anni scorsi grazie al nostro ispettore Siviero e in empi più recenti, grazie al ministro Rutelli, che ha trattato col Getty Museum.

  2. mercoledì 3 settembre, 2008. 17:40

    Appunto per questo motivo credo che l’Italia può solo guadagnarci con un’inversione di tendenza. Se, dando il buon esempio, restituissimo tutte le opere che non ci appartengono e ci venissero resi i bottini di guerra degli ultimi due millenni, il nostro Paese sarebbe di gran lunga il luogo più ricco di reperti archeologici e opere d’arte del pianeta, quindi perché non dare il la a questa iniziativa. Ad ogni modo, ritengo l’arte sovra-nazionale (con buona pace per i terzomondisti) pur sapendo bene come musei, archivi e biblioteche hanno contribuito in maniera decisiva alla formazione di un’identità unica storica/nazionale dall’Unità d’Italia a oggi.

  3. Marcello permalink
    giovedì 4 settembre, 2008. 22:22

    Trovo sia importante che l’Italia restiruisca le opere che non le appartengono storicamente ai paesi legittimi titolari, si potrà disquisire fino al 2012 su ciò che il sig. Paquali mette in evidenza, il principio di reciprocità è un punto nodale delle questioni riguardanti opere del genere. L’Italia in quanto depositaria di un patrimonio artistico senza uguali credo debba dare l’esempio in questo senso.

  4. venerdì 5 settembre, 2008. 14:22

    Non capisco perche’ si debbano restituire opere che si trovano in Italia ormai da diversi decenni o addirittura secoli. Dovremmo forse chiedere indietro “La Monna Lisa” al Louvre? Il principio di reciprocita’ andrebbe applicato bilateralmente, appunto, per far si che tutti i Paesi abbiamo gli stessi diritti e doveri.
    Per quanto riguarda gli standard di effecienza del museo archeologico libico, io mi preoccuperei piu’ delle nostre strutture. Solo un esempio (e che esempio…!!!): Pompei.
    Puo’ Marco Pasquali, in veste di funzionario, dirci quali progetti di riqualificazione interessano gli scavi della’ citta’ Vesuviana? Grazie.

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