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Letteratura & Storia

venerdì 13 febbraio, 2009.

Hieronymus Bosch, Trittico del Giardino delle Delizie, 1503/1504 Museo del Prado Madrid

Recentemente i miei impegni universitari mi hanno portato via parecchio tempo. Il fatto stesso che la laurea magistrale sia in scienze storiche presuppone che esista un’epistemologia della ricerca storica. Detto fatto, addio esami cronologici e date e, insomma, la storia come la intendiamo scolasticamente ed ecco teoria e filosofia della storia e della ricerca storica. Nel mio ultimo esame, per l’appunto Teoria della storiografia, ho avuto modo di studiare la teoria della storia e della storiografia di Michel de Certeau (1925-1986). In bibliografia era presente l’opera più famosa di de Certeau Fabula mistica. XVI-XVII secolo (1982), un’attenta ricerca sul mistico e sui fenomeni mistici dimenticati e cancellati dalla storia dei rigidi ordini monastici post tridentini, eppure portatori di una carica di innovazione di cui, nonostante i secoli, si trova ancora traccia. L’aspetto interessante di quest’opera è la resa storiografica, pur non rinunciando affatto al rigore scientifico, essa ingloba direttamente l’elemento letterario come alterità irriducibile nella teoria del discours de l’histoire (Barthes). In questo de Certeau assume un’idea caratteristicamente postmodernista della storia. Attraverso la sua partecipazione agli eventi del maggio ’68 entrò in contatto con l’inebriante mondo dell’attività intellettuale francese, in cui Greimas (semiotica), Foucault (analisi del discorso), Derrida (decostruzionismo), Barthes (critica letteraria), Lévi-Strauss (etnologia) e naturalmente Lacan (psicoanalisi) stavano offrendo varie versioni di ciò che sarebbe divenuto collettivamente noto come post-strutturalismo. Il contributo apportato de Certeau a questo movimento è stata una filosofia post-strutturalista della storia.

La storia post-strutturalista inizia con il decentramento e il rovesciamento dei paradigmi di struttura e processo prediletta dalla scuola degli storici delle Annales guidata da Fernand Braudel, e quindi: sostituzione di categorie spaziali a quelle temporali per l’ordinamento dei processi storici; spostamento dell’accadere storico dal macro- al micro-livello, centralizzazione sull’individuo come soggetto della storia e insieme opposto ai processi anonimi in larga scala. Questa revisione del soggetto della storia è dovuta principalmente a due nuove discipline del ventesimo secolo: la psicoanalisi e l’etnologia.

Michel de Certeau sfuggendo alla razionalità scientifica il cui tratto distintivo è definito dalla neutralità riconosce alla storia uno statuto epistemologico proprio, la storia è ibrida. Preso atto dell’alterità irriducibile della realtà storica egli sostiene la necessaria presenza del letterario nel discorso storiografico. È nel rapporto tra letteratura e matematica che si svolge il pensiero centrale di de Certeau, e a mio parere si fa particolarmente interessante e rivoluzionario. Egli crea un’analogia a quattro termini: la letteratura sta alla storia come la matematica sta alle scienze esatte, ovvero la letteratura costituisce il discorso teorico dei processi storici. La letteratura è quindi un discorso “logico” della storia, la “finzione”(intendendo con ciò un testo che espliciti il suo rapporto con l’ambito della sua produzione) che la rende possibile. Così declinata la teoria della narrativa tende a un radicale superamento della dicotomia fra “discorso vero” (scientifico) e “finzione”. L’analisi del discorso storico diviene così più aperta insieme alla dimensione narrativa e all’articolazione storica, sociale e linguistica della dimensione “soggettiva”.

Spero di non essere stato eccessivamente pedante nella mia esposizione. Gran parte di quello che viene sintetizzato qui è presente nella rivista: Barnaba Maj-Rossana Lista (ed.), Sulla “traccia” di Michel de Certeau. Interpretazioni e percorsi, Discipline filosofiche 1/2008, Quodlibet 2008. A titolo dimostrativo sono presenti dei brevi saggi storici fedeli alla concezione storiografica di de Certeau, in particolare con riferimento a Heart of Darkness di Joseph Conrad, The Life and Strange Surprising Adventures of Robinson Crusoe di Daniel Defoe e i film Flags of Our Fathers e Letters from Iwo Jima di Clint Eastwood. O si potrebbe partire come nel caso di de Certeau stesso dal Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch, anch’esso a suo modo narrativo.

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2 commenti leave one →
  1. domenica 15 febbraio, 2009. 21:27

    Ciao… era un bel po’ che non aggiornavi…
    Bosch è molto narrativo… figurati che Peter Brook nelle sue rappresentazioni Shakespeareane lo “cita” di continuo… ops… mescola Bosch, Shakespeare e altri elementi… un po’ post-strutturalista anche Brook… No?!

    • domenica 15 febbraio, 2009. 23:55

      Cosa devo farci?! Purtroppo sarebbe da scrivere almeno 2 volte a settimana, ma capitano certi periodi… in cui è impensabile avere un minimo di tempo. Peccato. Purtroppo sul teatro sono un po’ debole ;)… però questo Brook era un seguace di Gurdjeff…

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