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L’Aquila

lunedì 6 aprile, 2009.
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«Nel 1915 un violento terremoto aveva distrutto buona parte del nostro circondario e in 30 secondi circa ucciso circa 30 mila persone. Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettarono la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. […] Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l’uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie. […] La maggior parte dei morti giaceva ancora sotto le macerie. I soccorsi stentavano a mettersi in opera. Gli atterriti superstiti vivevano nelle vicinanze delle case distrutte, in rifugi provvisori. Si era in pieno inverno, quell’anno particolarmente rigido. Nuove scosse di terremoto e bufere di neve ci minacciavano.»

Ignazio Silone, Uscita di sicurezza (1949)

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3 commenti leave one →
  1. venerdì 10 aprile, 2009. 13:29

    la sola cosa che è cambiata è la macchina del volontariato e degli aiuti
    ora arrivano come il vento
    per il resto è tutto uguale
    noi costruiamo e la natura distrugge
    non si è ancora capito che ruolo abbia in tutto questo la legge.

  2. domenica 12 aprile, 2009. 20:19

    O forse la differenza sta nella risonanza del colpo, che da giorni rimbalza ormai in ogni angolo d’Italia. La tragedia ha indici di audience da capogiro, e qualcuno ne ha anche approfittato per ricavarne un po’ di comoda pubblicità. Pessimo. Ora speriamo si lasci spazio all’intimità di chi ha perso tutto. Che senso ha invadere così tanto il dolore della gente se poi nessuno ha davvero intenzione di fare qualcosa affinché tragedie simili vengano evitate? Da sempre il nostro paese assiste inerme all’eterno ritorno di questi eventi naturali, ma la supremazia mediatica gli ha conferito un ché di paradossale.

  3. lunedì 13 aprile, 2009. 19:30

    Avevo riportato questa citazione dato che Silone aveva vissuto in prima persona il dramma del sisma nella Marsica del 1915 e anche io voglio tenere bene a mente in futuro quello che è successo. I media hanno mostrato ancora una volta due facce (probabilmente) di una stessa moneta (vogliamo parlare dell’attenzione che si cerca di far slittare verso la trasmissione di Santoro con ovvio “scodazzo” di polemiche, chi ne ha bisogno?). Mi piace sottolineare alcune frasi che in questa grande profusione di pareri e idee di questi giorni mi hanno colpito maggiormente.
    La prima è del neo-direttore del Corriere delle Sera Ferruccio de Bortoli che dice qualcosa di molto interessante a proposito dei giornali e del ruolo svolto nei confronti dei lettori e più in generale dell’Italia che “va non solo informata correttamente ma anche rappresentata. Difesa.” Ecco, i giornali e i media dovrebbero difendere tutte le persone colpite da questa tragedia.
    La seconda è un’esortazione ormai già simbolo della popolazione aquilana e della loro reazione:
    «…quando c’è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e di resistenza, io mi sono detto a voce alta: tu sei abruzzese!»
    Benedetto Croce

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