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«El Chiflón del Diablo», lo spiffero…

venerdì 5 novembre, 2010.

El Chiflón del Diablo è un’opera ispirata alla poetica naturalista scritta da Baldomero Lillo e pubblicata nella raccolta di racconti Subterra nel 1904. Il Chiflón del Diablo (chiflón può essere tradotto come: spiffero) è una miniera di carbone cilena oggi convertita in attrazione turistica. Le telecamere sono ancora accese sui 33 minatori cileni che hanno vissuto una storia da raccontare mille e mille volte, eppure l’absent de l’histoire è in questo caso la vittima, il martire del lavoro da compiangere al più qualche giorno. Ai reality show è preferibile di gran lunga che i mezzi di informazione facciano luce sulla sicurezza nelle miniere e in tutti luoghi da dove poi il lavoratore non è più tornato.

La traduzione di questo breve racconto è tratta da questa versione.

El Chiflón del Diablo

I»

In una sala bassa e stretta, il caposquadra di turno seduto al suo tavolo di lavoro e tenendo davanti a se un gran registro aperto vigilava la discesa degli operai in quella fredda mattinata invernale. Dal buco della porta si vedeva l’ascensore aspettare il suo carico umano che, una volta completato, spariva con esso, silenzioso e rapido, per l’umida apertura del pozzo.

I minatori arrivavano in piccoli gruppi e – mentre sganciavano le loro lampade attaccate alle pareti, già accese – l’impiegato gli stampava un’occhiata penetrante, tracciando con la matita un corto segno al margine di ogni nome. Sbrigativamente, rivolgendosi a due lavoratori che andavano frettolosamente verso la porta di uscita li trattenne con cenno, dicendogli:

– Voi rimanete.

Gli operai si girarono sorpresi e una vaga inquietudine si fece strada sui loro pallidi visi. Il più giovane era un ragazzo di vent’anni scarsi, lentigginoso, con un abbondante capigliatura rossiccia, alla quale doveva il soprannome Testa di Rame – con il quale tutti lo conoscevano – era di bassa statura, forte e robusto. L’altro più alto, più magro e ossuto, già vecchio era di aspetto gracile e cagionevole.

Entrambi con la mano destra sostenevano la lampada e con la sinistra il proprio mazzo di piccoli pezzi di spago nelle cui estremità erano legati un bottone o una perla di vetro di forme e colori distinti; erano i punti o segnali che i minatori ponevano dentro i carrelli di carbone per indicare al di sopra la loro provenienza.

La campana dell’orologio appeso alla parete scandì lentamente le sei. Di quando in quando un minatore affannato si precipitava dalla porta, staccava la sua lampada e con la stessa velocità abbandonava la stanza, lanciando una timida occhiata al caposquadra, che, senza muovere le labbra, impassibile e severo, segnalava con una croce il nome del ritardatario.

Dopo alcuni minuti di silenziosa attesa, l’impiegato fece segno ai due operai di avvicinarsi, e disse loro:

– Voi siete carrettieri della Alta, non è così?

– Si, signore – risposero gli interpellati.

– Mi dispiace comunicarvi che siete senza lavoro. Ho l’ordine di tagliare il personale di questa vena.

I due operai non risposero e ci fu per un istante un profondo silenzio.

Alla fine il più anziano disse:

– Però ci occuperà da un’altra parte?

L’individuo chiuse il libro con forza e spingendosi indietro sulla sedia con tono serio rispose:

– Penso sia difficile, abbiamo gente che avanza in tutti i lavori.

L’operaio insisté:

– Accetteremo il lavoro che ci dà, saremo tornitori, sostegni, quello che vuole.

Il caposquadra scuoteva la testa negativamente.

– Già l’ho detto che ho gente in avanzo e se la richiesta di carbone non aumenta bisognerà diminuire anche l’estrazione in alcune altre vene.

Un amaro e ironico sorriso contrasse le labbra del minatore, ed esclamò:

– Sia franco, don Pedro, e dica che vuole obbligarci ad andare a lavorare al Chiflón  del Diablo.

L’impiegato si eresse sulla sedia e protestò indignato:

– Qui nessuno obbliga nessuno. Così come voi siete liberi di rifiutare il lavoro che non vi aggrada, la Compagnia, da parte sua, ha pieno diritto di prendere decisioni che favoriscano i suoi interessi.

Durante quella filippica, gli operai con gli occhi bassi ascoltavano in silenzio e, vedendo il loro umile contegno, la voce del caposquadra si fece più dolce.

– Però, benché gli ordini che ho siano tassativi –aggiunse-, voglio aiutarvi a uscire da questa situazione. Ci sono nel Chiflón Nuovo o del Diablo, come voi lo chiamate, due posti vacanti da minatori, qualcuno li occuperebbe adesso stesso e domani potrebbe essere tardi.

Uno sguardo d’intesa passò fra gli operai. Conoscevano le tattiche e sapevano fin dall’inizio il risultato di quella scaramuccia. Per il resto si erano già risolti a seguire il loro destino. Non c’era modo di scappare.

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