Skip to content

L’implacabile nemico

sabato 6 novembre, 2010.

El Chiflón del Diablo

« II

Fra il morire di fame o schiacciati da una frana, era preferibile quest’ultima, aveva il vantaggio della rapidità. E poi, andare dove? L’inverno, l’implacabile nemico dei derelitti, come un creditore sta addosso agli averi dell’insolvente senza dargli tregua né tempo, aveva spogliato la natura di tutte la sua eleganza. Il raggio tiepido del sole, il verde smaltato dei campi, le albe di rosa e oro, il manto azzurro dei cieli, tutto era stato rapito da quello Shylock inesorabile che, portando nella destra la sua immensa borsa, andava raccogliendo in essa i tesori di colore e luce che incontrava lungo il suo cammino sulla terra.

Le tormente di vento e pioggia che convertivano in torrenti i languidi fiumicelli, lasciavano i campi desolati e incolti. Le terre basse erano immensi pantani d’acqua paludosa, e nelle colline e nelle pendici dei monti, gli alberi senza foglie ostentavano sotto il cielo eternamente opaco la nudità dei suoi rami e dei suoi tronchi.

Nelle capanne dei contadini la fame affacciava il suo pallido volto attraverso quello dei suoi abitanti, che si vedevano obbligati a elemosinare alle porte delle officine e delle fabbriche alla ricerca di un pezzo di pane che gli negava il lugubre suolo delle campagne esauste.

C’era quindi da sottomettersi a riempire i buchi che il fatidico cunicolo apriva costantemente in queste schiere d’inermi senzatetto, nella perpetua lotta contro le avversità della sorte, abbandonati da tutti, e contro i quali tutte le ingiustizie e le iniquità erano permesse.

L’accordo fu fatto. Gli operai accettarono senza opporre obiezioni il nuovo lavoro, e un attimo dopo erano nella gabbia, precipitando a piombo nelle profondità della miniera. La galleria del El Chiflón del Diablo aveva una fama sinistra. Aperta per dare sbocco al minerale di un filone recentemente scoperto, inizialmente i lavori si erano svolti con la perizia dovuta. Però, man mano che si affondava nella roccia, questa si faceva più porosa e inconsistente. Le infiltrazioni tanto scarse all’inizio erano andate aumentando, rendendo molto precaria la stabilità delle coperture che si sostenevano solo mediante solidi rivestimenti.

Una volta terminata l’opera, poiché l’immensa quantità di legname necessaria per puntellare faceva aumentare il costo del minerale considerevolmente, poco a poco si iniziò a trascurare questa parte essenziale del lavoro. Si rivestiva sempre, sì, però fiaccamente, economizzando su tutto ciò che si poteva.

I risultati di questo sistema non si lasciarono attendere. Continuamente bisognava estrarre da lì un contuso, un ferito e anche a volte qualche morto schiacciato dal repentino staccamento di quel tetto mancante di appoggio, e che, minato a tradimento dall’acqua, era una minaccia costante per la vita degli operai, che terrorizzati per la frequenza dei cedimenti iniziarono ad evitare i compiti nel mortifero corridoio.

La Compagnia però vinse molto presto la loro ripugnanza con l’esca di alcuni centesimi in più nei salari e lo sfruttamento della nuova vena continuò. Molto presto, tuttavia, l’aumento delle paghe fu soppressa senza che per questo si paralizzassero i compiti, per ottenere questo risultato bastava il metodo messo in pratica dal caposquadra quella mattina.

Molte volte, nonostante i capitali investiti in quella sezione della miniera, si era pensato di abbandonarla, dato che l’acqua rovinava in poco tempo i rivestimenti che dovevano continuamente essere rinforzati, e benché questo si facesse solo nelle parti indispensabili, il consumo di legname risultava sempre eccessivo. Per disgrazia dei minatori, però, il carbone da lì estratto era superiore a quello di altri giacimenti, e la carne del docile e mansueto gregge posta nel piattino più leggero, equilibrava la bilancia, permettendo alla Compagnia di sfruttare senza interruzioni il ricchissimo veleno, questi neri cristalli che guardavano a traverso i secoli le irradiazioni di quei milioni di soli che tracciarono la rotta celeste, da oriente a occidente, colà nell’infanzia del pianeta.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: