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Testa di Rame, Maria de los Ángeles e Juana

lunedì 8 novembre, 2010.

El Chiflón del Diablo

« III

Testa di Rame arrivo quella notte a casa sua più tardi del solito. Era greve, meditabondo, e rispondeva con monosillabi alle premurose domande che la madre gli poneva sul lavoro del giorno. In quel focolare umido vi era una certa decenza e pulizia comunemente desueta in quei ricoveri dove in promiscuità ripugnante si confondevano uomini, donne e bambini e una varietà di animali che ognuna di quelle stanze suggerivano nello spirito la biblica visione del’Arca di Noè.

La madre del minatore era una donna alta, magra, dai capelli bianchi. Il suo viso molto pallido aveva un’espressione rassegnata e dolce che faceva ancor più soave il brillo dei suoi occhi umidi, dove le lacrime parevano sempre pronte a scivolare. Si chiamava Maria de los Ángeles.

Figlia e madre di minatori, terribili disgrazie l’avevano invecchiata prematuramente. Suo marito e due figli morti uno dopo l’altro per gli sprofondamenti e le esplosioni del grisou, furono il tributo che i suoi avevano pagato all’insaziabile avidità della miniera. Le rimaneva solo quel ragazzo per il quale il suo cuore, ancora giovane, era in continuo sussulto.

Sempre timorosa di una disgrazia, la sua immaginazione non si separava un istante dalle tenebre del manto carbonifero che assorbiva quell’esistenza che era il suo unico bene, l’unico legame che la teneva in vita.

Quante volte in quegli istanti di raccoglimento aveva pensato, senza riuscire a spiegarselo, il perché di quelle odiose disuguaglianze umane che condannavano i poveri, di maggior numero, a sudare sangue par vivere e sostenere lo splendore dell’inutile esistenza di pochi! E se soltanto si potesse vivere senza quella perpetua ansia per la sorte degli esseri amati, la cui vita era il prezzo, tante volte pagato, del pane di ogni giorno!

Quelle fantasticherie erano però passeggere, e non potendo decifrare l’enigma, l’anziana inseguiva quei pensieri e tornava alle sue faccende con la malinconia abituale. Mentre la madre terminava di preparare la cena, il ragazzo seduto vicino a fuoco rimaneva silenzioso, astratto nei suoi pensieri. L’anziana, inquieta a causa del silenzio, si preparava a interrogarlo quando la porta girò sui suoi cardini e la faccia di una donna si sporse dall’apertura.

– Buona sera vicina, come sta il malato? – domandò gentilmente Maria de los Ángeles.

– Uguale – rispose l’interrogata, entrando nella stanza -. Il medico dice che l’osso della gamba non si è ancora saldato e deve rimanere immobile al letto.

La nuova venuta era una giovane dal viso bruno, segnato da veglie e privazioni. Portava nella mano destra una scodella di latta e, mentre rispondeva, si sforzava per distogliere lo sguardo dalla zuppa che fumava sopra il tavolo.

L’anziana allungò il braccio e prese la brocca e mentre vuotava in questo il liquido caldo, seguì chiedendo:

– Figlia mia hai parlato con i capi? Ti hanno aiutata?

La giovane mormorò con sconforto:

– Sono stata da loro. Mi hanno detto che non aveva diritto a niente, che già era abbastanza il darci la camera; pero, se lui muore posso andare a prendere l’ordine per recarmi allo spaccio dove mi darebbero quattro candele e un sudario.

E con un sospiro aggiunse:

– Dio non voglia che il mio povero Juan li obblighi a fare questa spesa.

Maria de los Ángeles aggiunse alla zuppa un pezzo di pane e pose entrambi nelle mani della giovane, che si incamminò verso la porta, dicendo grata;

– La Vergine vi ripagherà, vicina.

– Povera Juana –disse la madre, rivolgendosi al figlio, che aveva avvicinato la sedia alla tavola-, a breve sarà un mese che tirarono fuori dalla miniera suo marito con la gamba rotta.

– Cosa faceva?

– Era carrettiere nel El Chiflón del Diablo.

– Ah si, dicono che quelli che lavorano lì hanno venduto la loro vita!

– Esagerato, madre –disse l’operaio-, e adesso è diverso, si sono fatti grandi lavori di puntellamento. Da più di una settimana non ci sono disgrazie.

– Sarà come dici, però non potrei vivere se tu lavorassi lì, preferirei andarmene a mendicare per i campi. Non voglio che ti portino un giorno come portarono tuo padre e i tuoi fratelli.

Grosse lacrime scivolarono dal pallido volto dall’anziana. Il ragazzo taceva e mangiava senza alzare lo sguardo dal piatto.

Testa di Rame andò la mattina seguente a lavoro senza comunicare a sua madre il cambio di mansione effettuato il giorno prima.

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