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Con l’azzurro a portata di mano

lunedì 24 gennaio, 2011.

È da poco arrivato nelle librerie I figli degli eroi di Lyonel Trouillot, il volume fa parte della collana Biblioteca dell’acqua ed è edito per i tipi di Atmosphere Libri di Roma. A un anno di distanza dal drammatico terremoto che ha scosso Haiti, torna all’attenzione del pubblico la nazione più povera dell’emisfero boreale. Lyonel Trouillot, uno dei più noti romanzieri haitiani, ha pubblicato questo romanzo nel 2002.
Colin e Mariéla, i protagonisti della storia, vivono in una bidonville di Port-au-Prince. Un ‘esistenza fatta di miseria materiale, ma non solo. Agli stenti di una vita senza raggi di sole si aggiunge una situazione familiare fatiscente. Corazón padre tirannico, ubriacone, bugiardo, ladro e violento ha cercato fortuna come boxeur nella Repubblica Dominicana. A dispetto delle imprese che racconta è semplicemente un fallito. Le frustrazioni derivanti da questa consapevolezza vengono scaricate sulla moglie Joséphine, un’orfana dedita alla preghiera e al marito violento. La vicende prende le mosse proprio dall’assassinio del padre da parte di Colin, un bambino debole , malarico e voce narrante, e da Mariéla, la sorella sedicenne. Un giorno i due scoprono che il padre li ha mentiti sul suo lavoro: vantava un lavoro da meccanico e invece è solo un uomo di fatica, tiranneggiato dal proprietario dell’officina. Oltre a quel po’ che riesce a guadagnare, riceve anche dei soldi da parte della madre. Denaro che al posto di essere utilizzato per mandare a scuola i figli, spende in alcolici e altre gozzoviglie. In seguito alla scoperta del vero lavoro del padre, durante una delle tante liti familiari i due fratelli si avventano su Corazón (da parte loro non viene mai usato il termine padre) e lo uccidono con una chiave inglese. Senza tanti pensieri, rimorsi o tentennamenti i due fuggono per i vicoli della bidonville per perdersi nelle strade della città.

E non è che tutti i poveri se le diano di santa ragione. Da noi, grida, pugni, bisticci, e preghiere colmavano la mancanza di denaro. Corazón si innervosiva per un nonnulla e si rabboniva solo dopo parecchie settimane.

Nei pochi giorni in cui i due vagabondano per la città, si avverte l’incombere della loro cattura, nonostante tutto rimangono uniti cercando di vivere al meglio le ultime ore di libertà. Mariéla è enigmaticamente asserragliata nella sua diffidenza verso il mondo e verso le persone. Per questo motivo cerca di farsi promettere dal fratello minore che non spiegherà le ragioni del loro gesto. Il bambino al contrario è un sognatore, cerca con la fantasia la vita che non avrà, ama la madre e per la sorella sente pulsioni contrastanti, benché sia consapevole che a lei deve tutto ed è la parte più umana della sua vita. Nell’ultimo giorno di libertà, di domenica, salgono sulla montagna che domina la capitale, dall’alto vedono le meraviglie della città, ma non scorgono la bidonville, si sentono più vicini al cielo e anche il registro della voce narrante si fa più poetico, quasi ad evocare una redenzione dovuta alla bellezza dei luoghi. Un ultimo momento assoluto, poi tornati in città, nella piazza degli Eroi saranno riconosciuti e acciuffati dalla folla.

L’inizio è la nostra vita. La nostra vita ha ucciso Corazón. Questa nostra vita maledetta, così lontana dalla speranza e così vicina alla morte. Non sono mie queste parole. Io non parlo la lingua dei filosofi. Sono parole di Rosemond. È il primo della classe e legge i libri dei poeti.

I figli degli Eroi di Lyonel Trouillot parla di un mondo di povertà, di bambini soli e di un riscatto impossibile, come uno dei tanti detti popolari che animano il racconto di Colin, la violenza genera altra violenza, premeditata o non, giustificata o non.

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