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Oblio senza fine, trent’anni fa moriva il “poeta-ingegnere”

lunedì 31 gennaio, 2011.

Trent’anni fa moriva Leonardo Sinisgalli un singolare autore del nostro Novecento. La sua opera è ai più sconosciuta a causa della compresenza di poetiche e modalità espressive contraddittorie. Sinisgalli è stato un poeta ermetico, si laureò in ingegneria all’Università La Sapienza di Roma, lavorò per la Società del Linoleum, la Olivetti, la Pirelli, Finmeccanica, ENI, Alitalia, Bassetti, Alfa Romeo. Ritratti di macchine è una delle sue prime opere e fotografa da subito lo spirito conoscitivo con il quale il poeta si poneva di fronte al fatto tecnologico. Fu autore delle più affascinanti trovate pubblicitarie negli anni del primo consumismo e direttore di prestigiose riviste, su tutte «Civiltà delle Macchine». Questo bimestrale ha fatto la storia degli house organ e della stampa italiana tout court ed è tuttora al centro di studi di design, letteratura, industria, scienza, pubblicità, comunicazione aziendale.

Bruno Chersica, "Leonardo Sinisgalli", grafite-acquarello, cm 24x18, 1978

Leonardo Sinisgalli nel 1941 diede una concisa spiegazione della sua poetica ricorrendo alla metafora matematica del numero complesso a+bj, dove a e b sono quantità reali e j l’operatore immaginario che le rende attive, le anima, le traduce in forza: analoga sarebbe la sua azione a quella che il poeta esercita sulla «cosa», ossia all’alterazione provocata dal linguaggio sulla realtà. Lo scrittore lucano seppe coniugare nella sua opera le “due culture” (nella celebre distinzione che ne diede Charls P. Snow), quella tecnica e quella umanistica tanto da poterlo definire un “Leonardo” del Novecento. Proprio come il genio vinciano infatti seppe utilizzare fantasia, intelligenza e tecnica in una fruttuosa osmosi. “Il giuco intellettuale mi inebria.” Il motivo principale di questo oblio è sicuramente la difficoltà che critici e studiosi hanno incontrato nel categorizzarlo, egli stesso si definiva eretico:

La nostra curiosità di moderni, se pure è la disposizione più pericolosa e la più incline al peccato,si è ristretta sempre più a guardare noi stessi, a spopolare la nostra abitazione segreta, ad allargare i confini del deserto che è intorno alla mente degli uomini.
Leonardo Sinisgalli, Pagine milanesi, Matelica, Hacca, 2010, p. 101.

La sua opera principale Furor mathematicus, uscita nel 1950, è attualmente introvabile. Incuriosisce parecchio la recensione fatta nello stesso anno da Geno Pampaloni:

Furor mathematicus è un libro piuttosto raro nella nostra cultura; mi sono accorto che parecchi nuovi teorici del disegno e filosofi della cultura di massa non l’hanno mai sfogliato. C’è una paginetta perfino su Fred Astaire e c’è un progetto di lingua universale, c’è una filosofia dell’arredamento ma anche uno studio sui fonemi delle rane ecc., ecc. “Un lettore italiano di cinaquant’anni fa, messo di fronte a questo libro, ne rimarrebbe disorientato. Fra cinquant’anni, può darsi che un’altro lettore italiano ne rimanga altrettanto disorientato. Ma oggi è un libro importante e […] è anch’esso un libro di crisi.”
Geno Pampaloni, Furor mathematicus (Book Review), Belfagor, 5 (1950), p. 369.

Il suo lavoro da comunicatore può essere sintetizzata con queste sue parole «non stanchiamoci mai di fare delle ipotesi: una di esse diventa la verità». Mondadori possiede i diritti della sua opere e circa dieci anni fa si iniziò a discutere della possibile pubblicazione di un Meridiano. Dato che in libreria è praticamente impossibile trovare i libri del poeta-ingegnere lucano ho pensato bene di inviare alla casa editrice milanese questa lettera:

Gentile Editore,
volevo chiederle quando sarà possibile avere una vostra pubblicazione dell’opera di Leonardo Sinisgalli per i tipi «I Meridiani». Da quando vengono pubblicati, i vostri volumi hanno tracciato una strada culturale che era si un riconoscimento di quanto fatto da un autore, ma anche principalmente un segno di avanzamento di quanto si stava facendo nel campo delle lettere e della cultura. Solo incidentalmente vorrei ricordare che Vittorio Sereni, primo direttore della collana «I Meridiani», era amico di Leonardo Sinisgalli. Grazie al suo compagno di lettere Sereni lasciò l’insegnamento per dedicarsi all’ufficio stampa della Pirelli. In un articolo del Corriere della Sera, del 13 settembre del 2003, è scritto che nel 2001, in occasione del ventennale della scomparsa del “poeta-ingegnere”,

l’editore a cui appartengono i diritti, Mondadori, pareva intenzionato a inserire Sinisgalli tra «I Meridiani». Poi, chissà perché, più nulla, «nonostante le rassicurazioni ricevute personalmente prima da Vittorio Sgarbi e poi da Marcello Dell’ Utri», rivela il sindaco De Bellis. Un vero peccato. Disappunto, una delle ultime poesie di Sinisgalli, dice: «Lascio cacatine, sui fogli, come le mosche».

L’ultima opera del poliedrico intellettuale d’altronde s’intitola Dimenticatoio e sulla sua tomba fece scrivere: risorgerò tra tre anni o tre secoli tra raffiche di grandine nel mese di giugno. Chiedo se la cultura deve stare a delle leggi del mercato? Chiedo se l’utile è più importante della conoscenza e della divulgazione, compiti di cui senz’altro negli anni vi siete fatti carico. Nel centenario della nascita del 2008, le iniziative sono state scarse, ma comunque coraggiose, con Avagliano che ha riproposto una selezione degli articoli pubblicati da «Civiltà delle Macchine» negli anni di direzione di Leonardo Sinisgalli, ma non i suoi scritti. Quando risorgerà, o per lo meno quando potrà essere riscoperto? Temo che l’eresia dell’appartenere a più correnti letterarie e a più campi del sapere, più che un privilegio, sia costata la messa al bando del poeta lucano da parte dell’ortodossia delle lettere italiane. Auspico che a breve Leonardo Sinisgalli possa essere restituito ai lettori. Vorrei concludere con una sua frase:

Io aspetto il giorno in cui il Regno dell’Utile sarà rinverdito dalla cultura, dalle metafore, dall’intelligenza.

Un lettore

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