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Luce protagonista

sabato 26 febbraio, 2011.

Alex Katz, "Ada" (Oil on canvas, 2008)

Alex Katz, Ada, oil on canvas, 2008.

Olive Kitteridge di Elizabeth Strout è senz’altro uno dei migliori libri dell’ultimo decennio. Pubblicato negli States nel 2008 e vincitore l’anno seguente del Premio Pulitzer per la narrativa, il romanzo scritto in forma di racconti narra a più voci la vita di una maestra di matematica in pensione. Olive vive a Crosby nel Maine (lo stesso Stato di Castle Rock per intenderci) con il marito Henry farmacista: credente, paziente e gentile con le persone della comunità. La protagonista viene sbozzata capitolo dopo capitolo nei racconti, a volte solo tangenti, della vita di alcuni personaggi della cittadina. Ricorrono alcuni temi quali: il suicidio, il matrimonio e le relazioni familiari tanto da poter essere accostato a Le correzioni di Johnatan Franzen. La protagonista appare come una donna comune, che sa tutto di tutti, ha paura di essere abbandonata dal suo unico figlio Cristopher e ha mille pregiudizi che in realtà tutti hanno ma in realtà nascondono. Olive al contrario non fa nulla per mascherare gli eccessi della sua personalità e scontrandosi quindi sempre con le persone a lei più care. Le persone che l’hanno conosciuta per poco come i suoi ex-alunni, invece, sembrano aver colto in lei una forza e una passione per la vita che gli altri non sono stati in grado di percepire. Le difficoltà, gli amori e le incertezze rendono vera e pienamente vissuta anche l’esistenza di una settantenne. Elizabeth Strout narra le vicende dei suoi personaggi con una scrittura lieve e poetica, la luce riempie ogni pagina e ogni scena. L’illuminazione solare viene descritta in tutti i momenti della giornata, rendendo l’ambientazione del New England sospesa e malinconica. In ogni casa e in ogni emozione filtrano questi raggi, un po’ come le influenze e le scelte di Olive. In uno dei racconti più belli Nave in bottiglia, la giovane Winnie abbandonata sull’altare non si da pace mentre la madre cerca di tenere a distanza il fidanzato colpevole di indecisione. La giovane ricorda le parole finalmente illuminanti della sua ex-insegnante (Olive): «Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura, sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi.» Si decide quindi a scappare di casa con la complicità dalla sorella minore Julie, che resta paziente spettatrice della monotonia familiare. Il patrigno costruisce da tempo in garage una barca che però si rivelerà più grande dell’imboccatura del locale, rimanendo chiusa come una grande nave in bottiglia, metafora dell’esistenza di Julie e di molti rapporti familiari viziati dall’accidia.

Quello che i giovani non sanno, pensò Olive mentre si sdraiava accanto a quell’uomo, con la mano di lui sulla spalla, sul braccio; oh, quello che i giovani non sanno. Non sanno che i corpi anziani, rugosi e bitorzoluti sono altrettanto bisognosi dei loro corpi giovani e sodi, che l’amore non va respinto con noncuranza, come un pasticcino posato assieme ad altri su un piatto passato in giro per l’ennesima volta. No, se l’amore era disponibile, lo si sceglieva, o non lo si sceglieva. E se il piatto di Olive era stato pieno della bontà di Henry e lei lo aveva trovato gravoso, limitandosi a mangiucchiare qualche briciola alla volta, era perchè non sapeva quello che tutti dovrebbero sapere: che sprechiamo inconsciamente un giorno dopo l’altro.

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2 commenti leave one →
  1. giovedì 3 marzo, 2011. 16:03

    Al seguente link potrete vedere la presentazione del libro “Non se ne può più. Il libro dei tormentoni” del noto enigmista e saggista Stefano Bartezzaghi http://www.uniroma.tv/?id_video=18302

    Ufficio Stampa uniroma.tv
    info@uniroma.tv
    http://www.uniroma.tv

  2. daino79 permalink
    giovedì 14 aprile, 2011. 20:54

    Bellissimo romanzo. A proposito della tua recensione, stavo pensando che Olive è vero che manifesta più degli altri la sua intolleranza verso il mondo e le persone, tuttavia mano a mano che il libro va avanti cerca di contenersi sempre di più, anche non sempre ci riesce. Spesso infatti, Olive pensa una cosa, ma ne dice un’altra molto più accondiscendente e rassicurante, come se con l’età venisse a patti sempre di più con la vita.

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