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La ruota di Marly

venerdì 11 marzo, 2011.

Orfeo Tamburi, Marly, luglio 1953

di Orfeo Tamburi

Chi va da Parigi a Versailles, passando per Boungival, si arresta un momento per ammirare la «Macchina». È una fermata obbligatoria: come San Pietro a Roma o una visita alla Tour Eiffel. Già a suo tempo la «machine» faceva l’ammirazione dei suoi contemporanei e il Re che l’aveva voluta se ne gloriava a giusto titolo e quando volle stupire gli ambasciatori del Siam, subito dopo la visita a Versailles, Luigi XIV li spedì con gran corteo di carrozze e accompagnamento di tutta la Corte a Marly, per mostrar loro la famosa «machine». È noto anche come il Re avesse promesso una forte ricompensa a chi fra tutti i suoi sudditi riuscisse a portare l’acqua a Versailles, per animare le grandi fontane e dare al Palazzo l’elemento necessario; e come invece l’ideatore e costruttore, dopo tanti ciarlatani, sia stato un avventuriero belga che di idraulica non ne sapeva più del Re medesimo. La storia della Macchina di Marly è una delle più avventurose che siano mai esistite nella storia delle invenzioni. Ma oggi, dopo più di tre secoli, di tutte quelle mirabilia restano soltanto una ruota e una casamatta in un paesaggio quanto mai idillico, tutto verde di alberi e di acqua.

Napoleone III, nel 1858, servendosi dei nuovi progressi e sulle rovine del suo grande predecessore, ricostruì la «machine» che oggi tutti si fermano ad ammirare.

Cinque grandi ruote, con enormi pale di legno e di ferro, fra un fracasso incredibile di pistoni che mugolano e di stantuffi che soffiano, tra una pioggia continua di acqua e di vapore che sprizzano da tutte le parti, continuamente girano per alimentare di acqua potabile tutta la regione verdeggiante di Marly e fanno ancora la meraviglia del viaggiatore che estasiato di fronte a questo spettacolo tenebroso e romantico che mette addosso tanti brividi di terrore, gli fa esclamare tanti oh! oh! di stupore.

La Macchina di Marly si visita come un museo: è aperto giorno e notte e in ogni stagione molte sono le automobili che si fermano lungo la strada. Poi, passata la paura e lo stupore, tutti se ne vanno contenti pensando che Luigi XIV era stato davvero un grande monarca.

Orfeo Tamburi, La ruota di Marly, in «Civiltà delle Macchine», a. II, n. 5, settembre 1954, p. 36.

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