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Un’insospettata rivista letteraria

sabato 21 maggio, 2011.

«Civiltà delle Macchine», a. I, n. 5, novembre 1953

Ci si domanda spesso quale sia la migliore rivista letteraria, quale quella del Novecento (il secolo delle riviste) e se al giorno d’oggi ha ancora senso parlare di riviste letterarie. Quelle che nessuno legge sono nelle biblioteche delle facoltà umanistiche, riviste scientifiche curate per lo più da accademici, quelle più comuni sono quasi dei foglietti pubblicitari, gratuite e poste all’uscita delle grandi librerie.

La più interessante e fuori dagli schemi rivista letteraria del secolo scorso è a mio avviso una rivista aziendale «Civiltà delle Macchine» edita dal 1953 dalla Finanziaria di Stato Finmeccanica e diretta dal poeta-ingegnere Leonardo Sinisgalli. Se per letteratura si intendono solo gli scritti di poesia, narrativa, saggistica, storia e relativa critica, «Civiltà delle Macchine» non è propriamente una rivista di carattere letterario benché non mancano intermezzi e variazioni decisamente letterari sotto tutti i punti di vista, e perfino poesie. Ma se si intende letteratura in senso più lato, cioè espressione scritta di una data cultura nelle sue forme più tipiche e avanzate «Civiltà delle Macchine» costituisce un fatto eminentemente letterario. Inoltre il mondo del lavoro che occupa la maggior parte della nostra vita quotidiana non può restare escluso dalla materia letteraria.

Negli articoli e lettere presenti nella rivista vi è un manifesto tentativo di riscoprire la poesia insita nelle macchine e nei meccanismi. Temi trattati con sfumature che spesso travalicano un semplice ottimismo, richiamando subito alla mente l’enfasi futurista. La prorompente avanguardia d’inizio secolo aveva avviato nei confronti della macchina un’adesione cieca ed entusiastica che però non può essere accostata all’utopia estetica della rivista di Finmeccanica. Carlo Emilio Gadda aveva in parte già preso le distanze in un articolo pubblicato in apertura ad uno dei primissimi numeri della rivista:

L’ingegnere progettista non è, beninteso, un eroe d’annunziesco intento a rimirar sé nel continuo dentro lo specchio della propria esasperata vanità. No, non vede sé, vede l’opera, vede «la cosa che dovrà essere», il filo dell’atto, degli atti […]Vede il compito davanti a sé, il «problema da risolvere» […]Non ha tempo né modo di inorgoglire del proprio gesto.[1]

Diverse pagine della rivista furono dedicate alla letteratura dell’avanguardia primo novecentesca: nel quinto numero del 1953 Romeo Lucchese nell’articolo Whitman, Sandburg, Crane presentava tre poesie e i rispettivi autori con una breve nota. Questi scrittori erano tutti accomunati dal fatto di essere stati i più disposti ad accogliere il senso della bellezza e le suggestioni della macchina nella vita del tempo. Un anno dopo Lucchese replicava discorrendo in Larbaud, Supervielle, Cendrars, Eluard, Soupault dei poeti francesi che maggiormente si distinsero per l’elevatezza delle suggestioni avute dagli aspetti del mondo moderno. Le poesie tradotte sulla rivista, tutte dei primi decenni del Novecento, mettevano in mostra, con nitore e scioltezza d’esposizione, il ruolo preminente delle macchine nella vita attuale dell’uomo.

Oltre al Futurismo e ai citati poeti francesi e statunitensi, sul bimestrale di Finmeccanica trovò spazio anche un altro movimento culturale d’avanguardia, antiletterario e antipittorico, il Dadaismo. Nel quinto numero del 1954 Achille Perilli scriveva Antologia dada in cui ripercorreva la storia del movimento (nato durante la prima Guerra Mondiale) in chiave di frattura espressiva sorta tra due particolari civiltà: l’una patriarcale in decadenza e l’altra concentrata nell’uso della macchina, civiltà in forte sviluppo ed espansione.[2] Certamente nel dadaismo non era possibile vedere un’esaltazione della macchina, eppure trova per la rivista una validità in quanto movimento di rottura ed espressione sensibilissima della necessità di proporre nuovi temi e nuovi mezzi espressivi, aderenti effettivamente alla realtà del tempo.

In queste rassegne prettamente letterarie e poetiche non poteva mancare il Movimento Futurista. Nel rapporto di Sinisgalli con il mondo dell’industria e la sua rappresentazione letteraria si può notare una malcelata polemica nei confronti della mitomania futurista, in Ritratti di macchine e successivamente in un articolo pubblicato sull’«Italia Letteraria» era apparso indifferente nei confronti di questa avanguardia d’inizio secolo e del suo fondatore. Di Marinetti, nel 1933, diceva che “non c’è milanese che non ne parli con venerazione” e del movimento e dei suoi seguaci:

sono commoventi questi poeti futuristi, ragazzi di pianura dai 17 ai 19 anni, venuti in bicicletta […]per ascoltare, per la prima volta, la sua voce. Molti hanno i panieri pieni di manoscritti e con quei maglioni a righe colorate fanno uno strano seguito a Sua Eccellenza, sudato, fumante.[3]

Oltre alla nota di Gadda però nella rivista è presente una rassegna di Libero de Libero, dal titolo Antologia futurista, del tutto simile alle precedenti e volta a svelare alcune delle contraddizioni insite nel movimento marinettiano. Partendo dalla sua filiazione simbolista e specialmente dalla sua conoscenza dei versi di Walt Whitman, che “fu davvero un continente scoperto dagli europei,”[4] lo scrittore ridimensiona la carica innovativa di Tommaso Marinetti. Egli “al par degli altri non distrusse né l’io né la sintassi in letteratura, se non quando fece parole in libertà, senza punteggiatura e non sempre coi verbi all’infinito […]gli esclamativi si contarono quasi a ogni chiusa di verso.”[5]

Oltre ai temi letterari trattati con la massima coerenza con gli intenti della rivista, vi sono anche delle interessanti proposte letterarie: le celebri “visite in fabbrica” di cui ho già pubblicato alcuni estratti: Riparazioni Navali, La ruota di Marly. Inutile sottolineare come noi della redazione di Eremoletterario abbiamo individuato in «Civiltà delle Macchine»e nel suo direttore Leonardo Sinisgalli i modelli irraggiungibili di stile editoriale, chiarezza espositiva e coerenza spirituale.


[1] Carlo Emilio Gadda, Lettera, in «Civiltà delle Macchine», a. I, n. 2, marzo 1953, p. 12.

[2] Cfr. Achille Perilli, Antologia dada, in «Civiltà delle Macchine», a. II, n. 5, settembre 1954, p.19.

[3] Leonardo Sinisgalli, Pagine milanesi, Matelica, Hacca, 2010, pp. 36-37.

[4] Libero de Libero, Antologia futurista, in «Civiltà delle Macchine», a. II, n. 2, p. 30.

[5] Ibid.

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