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Il desiderio inespresso di diventare normali

domenica 4 dicembre, 2011.

Non è affatto semplice trovare una voce nuova, ma allo stesso tempo familiare nella letteratura italiana delle ultime due decadi. Ammaniti e Benni – con modalità diverse – hanno raccontato la società italiana multiforme e variegata, ma con il tempo hanno creato stereotipi divertenti come i tanti personaggi di Carlo Verdone. A volte descriviamo una persona utilizzando proprio quelle caricature, figure che ormai sono standardizzate e non riflettono più la realtà o parte di essa. Franco Legni autore di Due di briscola cerca con i suoi personaggi di attualizzare alcuni di quei caratteri che, negli ultimi tempi, hanno assunto il porlveroso ruolo di macchiette.

Nichi Moretti, trentacinquenne avvocato, viene rinchiuso in galera per spaccio di droga, istigamento alla prostituzione e riciclaggio. Lo stesso personaggio racconta di essere stato accusato da altri criminali e con piglio sarcastico narra della sua vita da galeotto, ma il quadro cambia repentinamente quando approfitta di un permesso per darsi alla fuga. Nichi non si pone molte domande, il suo unico scopo è la libertà che crede di aver trovato a Barcellona presso il tugurio dove vivono alcuni parenti del suo principale accusatore. Nella città catalana però si trova invischiato nuovamente con il mondo del crimine e della prostituzione. Il protagonista non fa davvero nulla per redimersi, nemmeno dopo aver rischiato la vita per una bizzarra overdose. Trascorre così, steso in una vasca da bagno, un tempo indefinito, facendo conoscenza con i clienti della prostituta che lo ospita e con i rumori e i miasmi degli stessi e degli altri inquilini della casa. A poco a poco il fondo della vasca diventa una sorta di lettino da psicologo al contrario: qui Nichi, steso, ad ascoltare il peso interiore –  e delle interiora – dei suoi pazienti. Ma il passato è dietro l’angolo e porta con se il dolore di un rifiuto e di un tradimento. Sulle sue tracce si è messo Biancaneve, lo spacciatore di colore che lo aveva accusato e spedito in galera.

Da questo quadro confuso, divertente, tragicomico e all’apparenza inconcludente spiccano le voci degli altri personaggi che reclamano a gran voce la libertà di essere ciò che sono e sentono di essere. Ognuno racconta la sua versione con le proprie verità e le tante bugie, dando un ritmo frammentato e incalzante al puzzle che si viene man mano ricomponendo. Apparentemente sembra che nessuno si curi di essere la carta più insignificante nel gioco della briscola, ma alla fine l’insopprimibile desiderio salta fuori: “prima o poi succederà anche a noi di diventare normali.”

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