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Instagram, fase suprema del voyeurismo

sabato 28 aprile, 2012.

Gli animali più simili agli esseri umani sono le scimmie. Tra queste il primate con il patrimonio genetico più simile all’uomo è il bonobo, la differenza tra i suoi genomi ed i nostri ammonterebbe all’1,6% della sequenza.
Uno degli aspetti più discussi di questi animali è la loro esuberante sessualità – praticano sesso non riproduttivo, anche omosessuale – che è stato spesso accostato ai comportamenti umani e, secondo alcuni studiosi, sarebbe una forma evoluta di comunicazione sociale. “
I bonobo fanno sesso per capirsi, per consolarsi, per far pace dopo un litigio, per rilassarsi dopo un’impresa faticosa, fanno sesso anche senza arrivare ai rapporti completi.”

Quest’inverno, leggendo la timeline del mio account twitter, ho notato – con frequenza crescente – post con link che rimandavano a foto particolarmente belle e screziate. Inizialmente ho pensato che era tutto merito del fotografo, ma con il passare del tempo ho notato la comune provenienza da Instagram. Ritratti, paesaggi, animali, nature morte, primi piatti e torte, ma anche oggetti comuni accostati in una rinnovata e colorata onda pop – manifesti e vignette, tutto attraverso i diversi filtri faux-vintage che rendevano le tonalità sfumate o pastello, tendenti al verde o all’azzurro. L’importante era avere un soggetto, una trovata o un attimo da cogliere, al resto ci pensava uno tra i sedici filtri e cornici opzionali.

Dopo alcune ricerche in rete e un continuo cozzare contro iTunes Store, ho capito che non c’era altro verso se non quello di avere uno smartphone. Solo una marca aveva a disposizione l’applicazione che poteva schiudermi le porte della fotografia e della creazione artistica. In realtà avevo solo una vaga idea di cosa fosse questa app – ignoravo completamente il suo aspetto social. Per alcuni mesi ho valutato l’ipotesi di acquistare un iPhone solo per poter utilizzare Instagram! Questa volta però (ho già un iPod e un vecchio MacBook) non mi andava giù di seguire ancora il pifferaio magico di Cupertino, l’uomo/azienda capace di vendere conformismo al mondo intero. Di Steve Jobs se n’è parlato davvero troppo: un genio del capitalismo, ma non ha inventato nulla, etc.. Ha semplicemente creato nuovi bisogni per gli occidentali (e i loro emuli capitalisti di tutto il mondo) ormai paghi ed esausti di tanta tecnologia.

Il mio dubbio è stato risolto da un regalo inatteso, un Samsung Galaxy Nexus. In un attimo mi è sembrato impossibile tornare indietro. Tornare a un telefono che effettua chiamate – semplicemente effettua chiamate, solo quello o poco più. Il problema però era che Instagram non era disponobile per il sistema operativo Android. Ho scandagliato la rete in lungo e largo, trovando continui articoli di un possibile sbarco di questa applicazione anche sul sistema operativo di Google. Finalmente un giorno c’era la possibilità di registrarsi sul sito nell’attesa di un (possibile) invito che mi arriva il 3 aprile.

Indeciso fra quale identità assumere: blogger o vita privata, opto per una via di mezzo e cerco fra contatti, amici e following i miei seguaci. In realtà l’applicazione fa tutto per te. La maggior parte delle persone che seguo pubblicano foto di animali domestici e, con l’approssimarsi dei pasti, foto di primi e secondi piatti, dolci, torte e composizioni culinarie.

Come potete osservare da questi reperti #Instagram, nel 2012 d.C. la Terra era popolata da gatti che facevano torte. #ArcheologiaFutura @Antonicont

Ma è forse l’autoritratto quello che più cattura la mia attenzione. Ho fatto ritratti dei miei amici e pubblicato vecchie foto riadattate. Non ancora sono caduto nel tranello dello specchio, ma molte foto sono scattate proprio allo specchio e spesso in pose ammiccanti. Inizio a fotografare monumenti e angoli della città.

Penso all’onestà e alla dignità delle foto brutte e senza filtri.  A robin. ‏ @khachacha

Passa qualche giorno e Facebook acquista Instagram per l’astronomica cifra di un miliardo di dollari. Tutto il mondo si chiede a che pro? In Italia ci chiediamo quante possibilità ci siano che una start up tricolore possa suscitare l’interesse di una grande azienda della Silicon Valley e paragoniamo quell’acquisto al quasi contemporaneo della Ducati da parte di Audi. Zuckerberg ha assicurato nell’annuncio che Instagram continuerà ad essere indipendente dal colosso, ma nel frattempo viene rilasciato un aggiornamento di Facebook mobile che comprende l’applicazione di una fotocamera direttamente collegata al social network..

La nostra vita, quando è filtrata attraverso l’interfaccia sexy di Facebook, sembra molto più interessante. Siamo i divi del nostro film, ci fotografiamo senza sosta, clicchiamo con il mouse e una macchina conferma la nostra sensazione di padronanza. E dato che la tecnologia è in realtà solo un’ estensione di noi, se riusciamo a manipolarla non la disprezziamo come avremmo fatto con la gente vera. È un gran circolo senza fine. Ci piace lo specchio e piacciamo allo specchio. Fare amicizia con una persona è semplicemente ammetterla nella sala privata dei nostri specchi compiacenti.
Jonathan Franzen, L’ Oppio tecnologico e le Passioni della Vita

Dicevamo appunto degli specchi. In molti si fotografano davanti a uno specchio e ben presto siamo presi dalla tentazione di osservare tutte queste immagini di corpi più o meno coperti. La nostra comunicazione social(e) ha ancora una volta una nota (struttura) sessuale, non il contatto diretto della piccola comunità dei bonobo, ma quella estesa della rete globale, costantemente connessa e basata principalmente sull’aspetto visivo – grazie a schermi e display grandi e piccoli sempre più definiti. Comportamento che – con un piccolo slittamento – altro non è che la pratica sessuale di chi, per ottenere l’eccitazione e il piacere sessuale, desidera e ama guardare o spiare persone seminude, nude o intente a spogliarsi. E nello specchio presente in tutte queste foto vedo: il bisogno di piacere, di picersi, l’auterotismo, se esiste anche l’autovoyeurismo, e vedo anche me stesso.
E quasi sempre il dorso di uno smartphone con una mela morsicata in bella mostra.

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