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I migliori libri del 2016 da regalare a Natale

lunedì 12 dicembre, 2016.

Non regalare un libro perché non sai cosa regalare

Non regalare un libro se non sai se la persona a cui lo regalerai legge; se non sai se la persona a cui lo regalerai sa leggere; se non hai la più pallida idea di quali siano gli interessi, le inclinazioni della persona a cui lo regalerai; se tu per primo non sei un lettore e te ne infischi dei libri e riconosci loro lo stesso valore simbolico di un pacco incartato con un fiocco colorato. Regalalo perché l’hai letto e t’è piaciuto e pensi che valga la pena leggerlo, qualunque sia la ragione di tale valenza.

  • Giorni selvaggi. Una vita tra le ondeWilliam Finnegan – Il surf può essere una struggente ragione di vita, fisicamente estenuante e intrisa di gioia. Lo testimoniano le pagine di questo appassionante memoir che ha alle spalle una gestazione lunga vent’anni del giornalista e scrittore William Finnegan, dal 1987 staff writer al The New Yorker. L’autore, cresciuto tra Los Angeles e le Hawaii, dà ai lettori la misura di un’ossessione, di un incanto, di una fede assoluta per la tavola e per le onde che rappresentano un modo di stare, rapportarsi e al contempo fuggire dal mondo. A mio parere il miglior libro di quest’anno vincitore del Premio Pulitzer per la biografia e autobiografia.
  • Mi chiamo Lucy BartonElizabeth Strout – È uno dei libri più belli usciti quest’anno. È la storia della resa dei conti tra una figlia, costretta in ospedale in seguito alle complicazioni di un’operazione di appendicite, e una madre, lontana da anni e forse da sempre. Strout qui ha superato l’altro suo grande capolavoro, Olive Kitteridge, e forse anche se stessa scrivendo pagine di una sincerità devastante. Per tutte le donne che hanno una madre.
  • Eccomi, Jonathan Safran Foer – Ambientato a Washington, il romanzo di Foer — uscito a undici anni di distanza dalla precedente opera narrativa, Molto forte, incredibilmente vicino — racconta la storia di una famiglia in crisi e si sviluppa nell’arco di quattro settimane durante le quali avviene un disastroso terremoto in Medio Oriente.
  • Purity, Jonathan Franzen – Il nuovo romanzo di Franzen ha diviso parecchio i suoi letto e io sinceramente sono tra quelli che non lo ritengono all’altezza dei suoi precedenti. È sicuramente uno dei migliori romanzi di quest’anno e i temi affrontati sono come sempre di portata universale. Nello specifico la disintegrazione della famiglia nella sua concezione occidentale e l’informazione come bene supremo e valuta pregiata del ventunesimo secolo.
  • Nature & Politics, Thomas Struth – Non mi azzardo a dire il miglior fotografo vivente, ma sicuramente uno dei più interessanti e particolari, con uno stile riconoscibile e molto europeo. Per me un punto di riferimento da quando mi sono avvicinato alla fotografia, recentemente ho anche avuto la fortuna di incontrarlo a Bologna. Lo consiglio se avete un amico o parente interessato all’arte e alla fotografia e alle rispettive ultime evoluzioni. Pubblicato in occasione della mostra itinerante  dedicata all’ultima produzione dell’artista tedesco. La mostra si concentra sulle fotografie che Struth ha realizzato dalla sua ultima grande retrospettiva, che comprendeva opere del periodo 1978-2010. È il libro più completo del recente lavoro di Thomas Struth.

  • La scuola cattolica, Edoardo Albinati – Ha meritatamente vinto il Premio Strega, il romanzo fiume del prof. Albinati, da molti definito il Grande Romanzo Italiano. Siamo negli anni Settanta, quartiere bene di Roma, scuola privata, da qui sono usciti alcuni degli assassini più crudeli dell’ultimo secolo: gli autori del famigerato massacro del Circeo. Come è stato possibile? Raccontando i luoghi e le persone, l’autore prova a spiegarlo, prima di tutto a se stesso.
  • Voli separati, Andre Dubus – Voli separati parla della ricerca interiore e di come questa ricerca si faccia ancora più intensa quando a prevalere sono sconforto e paura. “A volte,” scrive Dubus in una lettera a un aspirante scrittore, “le storie diventano come ombre e luci dello spirito. Ci saranno sempre ombre nella tua vita, ma spero che continuerai a muoverti verso la luce.” Questa è la sua prima grande raccolta di racconti, storie delicate e durissime che parlano di rapporti di coppia, di padri e figli, di uomini e donne irrimediabilmente soli, individui fragili e vulnerabili, travolti dal dolore e dalla gioia della vita quotidiana. Uomini e donne che escono di casa lasciando le luci accese perché hanno paura di tornare nelle proprie vite.
  • Città in fiamme, Garth Risk Hallberg -New York, 1977. Il Bronx è in fiamme e Central Park è il terreno di caccia di rapinatori ed eroinomani, il punk sta nascendo e gli artisti ancora affittano le soffitte a Manhattan. La notte di Capodanno corre sul filo del rasoio. È quasi mezzanotte quando si alza una tempesta di neve e, nel frastuono dei fuochi d’artificio, uno scoppio attraversa Central Park. Uno sparo. Forse due. Il momento esatto in cui scocca la mezzanotte. Un selvaggio tuffo dentro la desolata confusione della New York dei tardi anni ’70 – è celebrato come il migliore e più grande (anche in senso letterale) romanzo d’esordio dell’anno. La cosa più stupefacente a proposito di Città in fiamme è che il suo autore prima del 1978 non era nemmeno nato.
  • Fight club 2, Chuck Palahniuk – Vent’anni dopo il libro che l’ha reso celebre, Chuck Palahniuk ha deciso di tornare a raccontare la storia dell’uomo nel quale si nasconde il sovversivo Tyler Durden. Il narratore senza nome del romanzo originale ora si fa chiamare Sebastian, ha sposato Marla Singer e insieme hanno un bambino, che costruisce bombe fatte in casa…
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Piazza del Nettuno, Bologna

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