Vai al contenuto

Cosa ti aspettavi?

martedì 11 marzo, 2014.

Era arrivato a un’età in cui, con intensità crescente, gli si presentava sempre la stessa domanda, di una semplicità così disarmante che non aveva gli strumenti per affrontarla. Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata. Sospettava che alla stessa domanda, prima o poi, dovessero rispondere tutti gli uomini. Ma si chiedeva se, anche agli altri, essa si presentasse con la stessa forza impersonale. La domanda portava con se una sé una certa tristezza, ma era una tristezza diffusa che (pensava) aveva poco a che fare con lui o con il suo destino particolare. Non era neanche sicuro che essa sorgesse dalle cause più ovvie e immediate, ovvero da ciò che la sua vita era diventata. Sorgeva, secondo lui, dall’accumularsi degli anni, dalla densità dei casi e delle circostanze e dalla comprensione che era riuscito ad averne. Provava un piacere triste e ironico al pensiero che quel poco di conoscenza che si era conquistato l’avesse condotto a tale consapevolezza e che alla lunga tutte le cose – perfino ciò che aveva imparato e che gli consentiva quelle riflessioni – erano futili e vuote, e svanivano in un nulla che non riuscivano ad alterare.

Stoner, John Williams

Processed with VSCOcam with t2 preset

I ragazzi Burgess

giovedì 23 gennaio, 2014.

Alex Katz at Timothy TaylorLa memoria. Passava a palmi aperti davanti alle sue scenate e poi si chiudeva, portando via l’inizio, la fine, la cornice entro cui esistevano quelle scenate. Ma in quelle brevissime immagini di se stessa che gridava contro Steve, contro Zach, Susan riconobbe la propria madre, e il suo viso avvampò di vergogna. Non aveva mai capito quello che comprendeva ora: che gli attacchi di furia della madre le avevano reso la furia accettabile, che le parole che la madre le aveva rivolto erano diventate quelle che lei stessa rivolgeva agli altri. Sua madre non le aveva mai detto: «Scusami, Susan, non avrei dovuto parlarti così». E perciò anni dopo, quando anche Susan aveva parlato così, non aveva chiesto scusa.
Ed era troppo tardi. Nessuno vuole mai credere che sia troppo tardi, ma lo sta sempre diventando. E poi lo è.

Elizabeth Strout, I ragazzi Burgess

Tempi stretti

sabato 18 gennaio, 2014.

Processed with VSCOcam with f2 presetEmma pativa, si annoiava nella fabbrica; si domandava ogni quarto d’ora: rimarrò a questo posto tutta la vita? Rimpiangeva l’aria del suo paese; una notte non le bastava più per riposarsi dalla fabbrica, schiacciata sulla noia. Quando un operaio, un impiegato, per una qualunque ragione, immaginava perfettamente come la sua settimana si sarebbe svolta, come sarebbe uscito a mangiare, come sarebbe rientrato, avrebbe passato il pomeriggio e la sera, allora era in pericolo.

Ottiero Ottieri, Tempi stretti

Lieto di annunciare il Club del Libro di Eremoletterario!

giovedì 9 gennaio, 2014.

eremoletterario book clubSono lieto di annunciarvi la nascita di Eremoletterario Book Club. Non sarà proprio un classico club del libro da salotto e nemmeno un forum di discussione capitolo per capitolo, anche se forse avrei voluto entrambe le cose. Ogni mese si potrà votare il libro da leggere, quello successivo chi vorrà ci accompagnerà nella lettura, ed il seguente ancora pubblicherò la relativa recensione. È un impegno che a partire dal primo febbraio (data di inizio della lettura) intendo prendere per ogni mese dell’anno e spero di riuscire a portare a termine. Così a rigor di logica sono 11 libri… uno dei buoni propositi da non tradire nel 2014.

Ecco a voi i libri di febbraio:

Il miglior romanzo del 2013

sabato 4 gennaio, 2014.

miglior romanzo 2013A dispetto del grigiore più o meno sfumato dello scorso anno per questo 2013 le classifiche di vendite dei libri in Italia sono ben definite: primeggia (come in altri paesi europei) E l’eco rispose (Piemme) di Khaled Hosseini seguito da Inferno (Mondadori) di Dan Brown e ZeroZeroZero (Feltrinelli) di Roberto Saviano.

Le pagine culturali dei principali quotidiani ci suggeriscono altri romanzi, magari lontani dal grande pubblico, non bestseller, ma titoli che riescono senz’altro ad appagare maggiormente la nostra voglia di lett(erat)ura.

«la Lettura» supplemento culturale domenicale del «Corriere della Sera» premia La verità sul caso Harry Quebert (Bombiani) di Joël Dicker seguito da Francesco Piccolo con il suo Il desiderio di essere come tutti (Einaudi) La festa dell’insignificanza (Adelphi) di Milan Kundera.

«R2» de «la Repubblica» preferisce Livelli di vita (Einaudi) di Julian Barnes, La casa tonda (Feltrinelli) di Louise Erdrich e Storia di fugge e di chi resta (edizioni e/o) di Elena Ferrante.

Infine la redazione de «La Stampa» mette al primo posto Telegraph Avenue (Rizzoli) di Michael Chabon, seguito da Don DeLillo con L’angelo Esmeralda (Einaudi) ed infine Felici i felici (Adelphi) di Yasmina Reza.

I migliori libri del 2013 da regalare a Natale

lunedì 9 dicembre, 2013.
Xmas in Bo

Bologna, Piazza Minghetti 08/12/2013

In vista del Natale abbiamo selezionato, tra le tante novità in libreria, quelle che riteniamo le migliori letture per le festività. O se volete, un consiglio per un regalo mai ordinario.

  • Livelli di vita, Julian Barnes (Einaudi) – Un viaggio narrativo sull’amore in tre parti, scritto sul filo tagliente della metafora del volo, l’altezza e la profondità, l’ascesa e la caduta. Una riflessione sul dolore che non conosce eufemismi e castiga, una a una, tutte le ipocrisie.
  • Dieci dicembre, George Saunders (Minimum Fax) – Una fantastica serie di distopie che ci catapulta nei nostri giorni – in famiglie normali alle prese con la vita quotidiana, indagandone i piccoli gesti, la difficoltà di comunicazione, i problemi più o meno evidenti e mostrandoci lo squallore delle cittadine americane popolate di personaggi alle prese con difficoltà di tutte le misure e forme.
  • I ragazzi Burgess, Elizabeth Strout (Fazi) –  I ragazzi Burgess, come vengono chiamati Jim, Bob e Susan, sono nati a Shirley Falls, nel Maine, e sono cresciuti in una piccola casa gialla in cima a una collina, in un angolo di continente appartato. Da adulti si sono allontanati, ognuno a scacciare il ricordo di un antico dramma familiare mai spento.L’ultimo romanzo di Elizabeth Strout è un’istantanea scattata nel momento esatto in cui le fragilità affettive escono allo scoperto mostrando tutta la complessità di legami indissolubili. Leggi tutto…

Lui è tornato

martedì 3 dicembre, 2013.

Lui è tornato, Timur Vermes

“Naturalmente,” approvai. “Ogni essere umano razionale deve perseguire i propri obiettivi con tutte le sue forze, meglio ancora: con fanatismo. I deboli compromessi ipocriti sono alla radice di tutti i mali e…”

“Va bene, va bene,” mi interruppe il giornalaio. “Adesso mi ascolti attentamente. Domani le porterò un paio dei miei vecchi vestiti. Non c’è bisogno che mi ringrazi: negli ultimi tempi sono un po’ ingrassato e non riesco più ad abbottonarmi i pantaloni,” disse dando un’occhiata insoddisfatta alla sua pancia. “A lei, invece, andranno bene. Per fortuna non fa l’imitazione di Göering.”

“E come potrei?” dissi irritato.

Timur Vermes, Lui è tornato

Intervista semiseria su “Prima che tu mi tradisca” (Einaudi Stile Libero)

lunedì 2 dicembre, 2013.

Florinda Fiamma intervista Antonella Lattanzi autrice di Prima che tu mi tradisca.

Quello che abbiamo letto/leggeremo in questo primo semestre 2013

venerdì 21 giugno, 2013.
Jeff Koons Antiquity 1, 2010 (Antiquity) Oil on canvas, 274.3 x 213.4 cm © Jeff Koons

Jeff Koons Antiquity 1, 2010 (Antiquity)
Oil on canvas, 274.3 x 213.4 cm
© Jeff Koons

L’estate è arrivata senza preavviso e il caldo torrenziale ha stretto in una morsa tenace le città del Belpaese. Mentre la maggior parte di noi agonizza e boccheggia nella caligine serrata dalle mura, l’asfalto, i mattoni e il cemento arroventati, pochi fortunati sono già al mare ed altrettanto pochi turisti nordici si avventurano nelle piazze, padroni, come cacciatori di frodo nella savana. Chi agogna dell’insano relax  – come il sottoscritto – probabilmente starà già facendo i conti con gli ultimi biglietti disponibili sulle rotte Ryanair alla ricerca della destinazione più abbordabile.

In realtà ho deciso di non andare da nessuna parte. Nego il desiderio dell’ultima destinazione balneare, nego lo scontro fratricida per piantare un ombrellone sulla costa sarda, nego il parcheggiatore abusivo salentino che poi devo fare 4 chilometri a piedi per raggiungere la spiaggia e nego le urla dei neonati sul volo verso Trapani con i genitori che ti guardano come per dire “provaci a chiedermi di farlo smettere! ” (in realtà qualche incauto sbotta: “Ho diritto ad un viaggio tranquillo io sa! Ho diritto alle Mie vacanze! Me le sono meritate le Mie ferie!!! Non le chiedo di far smettere di urlare suo figlio, ma almeno non lo aizzi!!” I più penseranno a questo punto che sono semplicemente terrorizzato da quello che non posso avere, ma in realtà non è così. La realtà è che ho abbracciato l’Oblomovismo nella sua declinazione più oltranzista e quindi indifendibile.

Ad ogni buon conto per tutte le persone fiduciose di ricaricare le pile rilassandosi nelle suddette situazioni o in modi meno pretenziosi (e prosaici) consiglio di scorrere la mia lista di nuove uscite e letture per l’estate 2013.

Buone letture.

Guerra al politicamente corretto. Perché l’istinto di autoaffermazione può essere molto più forte di quello di sopravvivenza

martedì 21 maggio, 2013.

The Revolution That Wasn't

Sconosciuto – Ai più il nome Eduard Veniaminovich Savenko non dirà assolutamente nulla e probabilmente nemmeno l’appellativo d’arte o di battaglia Limonov. Drizzerà il naso per aria come attratto da un profumino invitante chi sa che con questo titolo Emmanuel Carrere ha pubblicato uno dei migliori romanzi dello scorso anno.

Classico – Esattamente, si parla di romanzo anche se molti ritengono più corretta la definizione di biografia; dato che Eduard Veniaminovich Savenko è una persona in carne ed ossa. Proprio come il caso editoriale del 2011 Open. La mia storia del premio Pulitzer J.R. Moehringer, ghost writer di Agassi, insomma la biofiction può ormai essere considerata un genere, anche classico, a se stante. Limonov è un personaggio dalla storia e della storia che si fa fatica a credere reale. L’incredulità nasce principalmente dal fatto che questo scrittore? dissidente? russo sembra aver attraversato la Storia degli ultimi settant’anni del suo paese (ma non solo) con la ferma volontà di esserne più che un semplice spettatore. Un uomo divorato da un insaziabile istinto di autoaffermazione.

[…] è stato teppista in Ucraina, idolo dell’underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell’immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio.

In realtà Carrere non sospende affatto il giudizio ed in più di un’occasione biasima il peggior Limonov, l’uomo che ha combattuto cause non sue per il semplice desiderio della guerra, della palingenesi attraverso di essa, che è più forte in Eduard dell’istinto di sopravvivenza. Basti pensare con che sorta di personaggi si faccia fotografare (qui con Radovan Karadžić e Željko Ražnatović “Arkan”) in pose da compagni d’arme.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Critica – Ma la critica di Limonov, il suo esempio di vita, non è una caccia al politicamente corretto, non un combattere il capitalismo, il fascismo o il comunismo. Sembra quasi infischiarsene bellamente di tutte queste ideologie. Il suo disprezzo è per le persone comuni, ordinarie, gli sfigati come il padre incapace non solo di ottenere di più, ma anche di desiderarlo.

Quello che ha in testa è spaventoso, ma bisogna riconoscere che sa vuotare il sacco con onestà: rancore, invidia, odio di classe, fantasie sadiche, ma nessuna ipocrisia, nessuna vergogna, nessuna scusa. «Verrà la grande e valorosa tribù dei falliti […], imbracceranno le armi, occuperanno una città dopo l’altra, distruggeranno le banche, le fabbriche, gli uffici, le case editrici, e io, Eduard Limonov, marcerò in testa alla colonna, e tutti mi riconosceranno e mi ameranno»

Limonov è quindi manifestamente la nemesi stessa di Carrere:

penso che quest’idea – ripeto: «L’uomo che si ritiene superiore, inferiore o anche uguale a un altro non capisce la realtà»–rappresenti il vertice della saggezza e non basti una vita a farsene permeare, ad assimilarla, a interiorizzarla in modo che cessi di essere un’idea e plasmi invece il nostro modo di vedere e di agire in ogni situazione. Scrivere questo libro rappresenta per me un modo bizzarro di lavoraci su.

Ed è proprio questa la grandezza del romanzo di Carrere, che ne fa un opera destinata ad essere letta anche dalle prossime generazioni. Parla preciso di un’esigenza e di un sentire comune e presente da sempre in tutti gli uomini: il confronto con gli altri, il misurarsi più o meno consapevole se si è al di sopra o al di sotto di un altro individuo, inducendoci ineluttabilmente al sollievo o alla mortificazione. Chi non ha provato questo spirito di curiosa competizione?

Il romanzo di Carrere è stato criticato per la semplicità della prosa. Come se avere una scrittura nitida fosse un mero specchietto per le allodole. Ma un racconto del genere deve essere scritto così: le implicazioni profonde delle vicende di Limonov rimarrebbero sepolte da un semplice elenco di fatti e nozioni, come quando della Storia si conoscono solo le date. È qui che interviene il discorso e la narrazione. Non nascondo che in più di un’occasione ho aperto Wikipedia per cercare conferma dei personaggi e dei fatti storici incontrati dal protagonista (quale miglior lettura se si vuole capire cos’è la Russia oggi), questo non rende certo la lettura semplice. Al contrario, ne fa ricerca, studio, sapere.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: